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CALABRIA. La ndrangheta che crocifigge la Chiesa. ACQUARO

CALABRIA. La ndrangheta che crocifigge la Chiesa. ACQUARO

pom        di MASSIMO ACQUARO - Doveva succedere prima o poi. Il discorso di papa Francesco nella polverosa spianata di Cassano doveva impattare sulla Calabria delle processioni e dei santini ed é successo ad Oppido. La statua della Madonna che si ferma davanti

alla casa di un vecchio boss gravemente ammalato e bisognoso di grazie celesti e di genuflessioni terrene. I carabinieri che si dissociano. Le prime pagine dei giornali e l'apertura dei telegiornali. Bene, da oggi si volta pagina. Mi pare chiaro che, visto il clamore e lo scandalo, i sindaci o i prefetti calabresi faranno bene ad evitare pasticci del genere. Come? Si facciano comunicare prima le "tappe" votive, come tra l’altro prevedono le regole fissate dai vescovi, dove si fermeranno portatori e portati e così queste pagliacciate avranno fine.

Per carità brutta faccenda che dà il segno di quanta strada si deve ancora percorrere. L’inchino ai boss di cristi santi e madonne è inaccettabile. Ma guai a far credere che la ndrangheta più oscura e minacciosa viva di questi arcaismi che nei paesi possono segnalare il potere dei boss ma che certo non lo determinano perché a fondarlo ci pensa la violenza, il sangue versato e l’intimidazione che viene dal vincolo mafioso.

Né si può far credere che il ruolo della Chiesa calabrese si risolva nel fare da "vigile" delle processioni di paese, sempre più simili a riti pagani di una fede irriflessiva e irresponsabile, che sembra lo scatto delle riflessioni teoriche di un grande antropologo del Novecento come De Martino consegnate a un classico attuale e insuperato come “Sud e magia”.

Le parole del Papa sono pietre miliari perché mentre condannano in modo definitivo le mafie aprono anche una battaglia spirituale, non sempre combattuta con determinazione dalla Chiesa, contro tutti i residui di paganesimo che ancora infettano la religione cristiana nel Mezzogiorno. Perché non è altro che pagana e apostata la pretesa di chiedere aiuto a Dio prima di andare ad ammazzare un essere umano o a squagliare un bambino nell’acido. E’ in questa arretratezza spirituale, in questo paganesino reale, che la ‘ndrangheta affonda il suo consenso, contro le parole ormai chiare ed esplicite della Chiesa.

A Reggio la ndrangheta ha sempre evitato buffonate del genere e basta leggere quello che ha scritto il Consiglio di Stato a conferma dello scioglimento per mafia di palazzo San Giorgio per capirlo. La Calabria deve tracciare una linea netta in cui, da un lato, colloca il fastidio e il clamore che suscitano episodi residuali e marginali come quelli di Oppido (epigoni di una stagione agli sgoccioli) e, dall'altro, tenta di ribaltare il tavolo in cui ndrangheta, malaffare e massoneria si spartiscono le carni della nostra gente.

Occhio al folclore di Osso, Mastrosso e Carcagnosso che ha portato già indietro di decenni la comprensione della malapianta calabrese rallentandone la sconfitta definitiva.