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Centrale a carbone a Saline? Tutti vivranno felici e contenti. CALABRÒ

Centrale a carbone a Saline? Tutti vivranno felici e contenti. CALABRÒ

cac      di TIZIANA CALABRÒ - Francesca quando parla gratta l’aria. Ha la Calabria tracciata sul volto, nei capelli scuri e ricci, negli occhi che neri ti guardano senza esitazioni. E nella voce. Francesca è una attivista delle Associazioni dell’Area Grecanica

che da anni si batte per impedire la costruzione di una centrale a carbone.

La struttura dovrebbe sorgere a Saline Jonica. Lì dove ora giace a brandelli e muta l’inutile ex Liquichimica. Francesca parla e racconta gli anni di lotta, le battaglie vinte e quelleancora da intraprendere. Ti racconta i colpi di coda di un avversario ciclopico. Ti racconta che la SEI, la società per azioni che oggi prosegue per realizzare questo “progetto” industriale”, il 2 maggio scorso, ha citato in giudizio quattro attivisti, chiedendo al Tribunale che siano condannati al pagamento di 4.000.000 di euro. La pubblicazione di alcune vignette satiriche avrebbe danneggiato l’immagine della società. La Sei non scherza, Golia non ha mai avuto molto senso dell’umorismo. E al pastorello Davide, che ama la sua terra sulla quale pascola il gregge, non resta che il­coraggio, la fionda e una manciata di pietre.

Se qualche disegno può suscitare l’ira funesta della SEI, i medesimi effetti potrebbero scaturire dagli articoli di dissenso, le cui parole si insinuerebbero nella testa delle persone, istillando pensieri, dubbi e domande.

Pertanto, con buona pace di Francesca e di tutti gli attivisti “No Carbone”, qui non si dirà che il carbone rappresenta una fonte di inquinamento tale, da comportare il riscaldamento globale del pianeta e l’alterazione del clima. Non si dirà delle conseguenze devastanti sugli organismi viventi e sugli ecosistemi, essendo la principale fonte di emissioni di gas serra. Non diremo che il “carbone pulito” non esiste, per come si legge in un interessante articolo pubblicato ad aprile sulla rivista National Geographic. E non diremo che il carbone è pieno di “esternalità”, parola bruttissima, ma è un modo più gentile e meno spaventoso per dire che essendo la fonte di energia più inquinante, comporta costi insostenibili per la società. E non diremo che di esternalità si muore. Anche se è meglio dire che il decesso è stato causato dall’esternalità, che fa meno paura, piuttosto che dal cancro, che fa molta paura.

Perché le centrali a carbone, anche quelle più sofisticate, secondo studi scientifici ma anche valutazioni empiriche, provocano il cancro. Ma noi non lo diremo. E non diremo che le polveri fini che una centrale, anche la più sofisticata produce, penetrano negli alveoli polmonari, anche se abiti per esempio a 50 km dalla centrale, entrano nel circolo sanguigno, e poi ti ammali e se non ti va bene non guarisci e muori.

E non diremo che a La Spezia dove si trova una centrale a carbone, per come si legge nella relazione del WWF e in molte altri studi accreditati, è stata riscontrato un aumento significativo di decessi causati da patologie tumorali al polmone. E non diremo che il procuratore aggiunto presso il Tribunale di Reggio Calabria, Nicola Gratteri ha dichiarato che “la ‘ndrangheta è d’accordo con la costruzione della centrale a carbone di Saline Joniche”. No, questo meglio non dirlo.

E non diremo che dovremmo smetterla di aspettare sempre che qualcuno arrivi a salvarci, a toglierci dai guai. Non diremo che la ex Liquichimica di Saline è un monito per tutti, che quella ciminiera alta e ferma come un monolite è un continuo rimprovero. No non lo diremo. Così come non diremo, perché banale scontato facile, che la Calabria è un luogo in cui la bellezza è così tanta e abbagliante che non la vediamo più. Che lo sviluppo e la ricchezza possono essere prodotti dai paesaggi, dal rispetto degli equilibri ambientali, da un turismo anche quello sostenibile.

No, non vi diremo questo. Vi diremo di abbracciare il progetto della Sei, di guardare il bellissimo video appositamente fatto per noi poveri ignoranti calabresi da colonizzare. Il video in cui Saline è mostrata così brutta da sembrare Cernobyl, ma poi grazie a progettisti e scienziati fighetti diventa il paradiso terrestre. E tutti vissero felici e contenti.