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LA POLEMICA. Calabresi uguali 'ndranghetisti? Dalla Chiesa contro Confindustria Calabria

LA POLEMICA. Calabresi uguali 'ndranghetisti? Dalla Chiesa contro Confindustria Calabria

ndc      NOSTRO SERVIZIO - Il professore Nando Dalla Chiesa in un articolo pubblicato oggi sul Fatto quotidiano, polemizza con dottor Giuseppe Nucera, coordinatore calabrese di Condindustria delle aziende calabresi che parteciperanno all’Expò. Nucera aveva attaccato Dalla Chiesa accusandolo di identificare calabresi e ‘dranghetisti dopo le notizie apparse sul Garantista che ha ricostruito una relazione di Dalla Chiesa al Comitato antimafia di Milano. Riproponiamo l’articolo apparso oggi 9 agosto 2014.

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Volete sapere perché l`Italia scivola verso il declino? E perché, soprattutto, la Calabria è la regione più mal messa a reddito e occupazione? Leggete qui: "Sono sconcertato. Non è ammissibile che si spari a zero su un’intera comunità per ottenere notorietà sui media nazionali". A parlare è un signore di nome Giuseppe Nucera, indignato per le denunce del Comitato antimafia del comune di Milano, di cui il sottoscritto è presidente. Colpevole, il Comitato, di avere trovato i segni concreti (e ufficiali) di imprese che rinviano al più classico "milieu" ‘ndranghetista nei lavori direttamente o indirettamente legati a Expo 2015.

Giuseppe Nucera non è però un pinco pallino. È il delegato di Confindustria Calabria per l`Expo 2015. Rappresenta cioè ufficialmente gli industriali calabresi in vista del grande appuntamento con il mondo. Per questo vale la pena leggere il seguito: "I calabresi sono uomini e donne onesti e laboriosi. Se sono state rintracciate frange di criminalità nel capoluogo lombardo la colpa è da attribuire a quanti in Lombardia hanno deciso di scendere a patti con la criminalità organizzata per agevolazioni e scorciatoie. Eliminare il fenomeno della connivenza tra cosa pubblica e malavita è compito dello Stato che deve essere presente e vigile per bloccare e stanare questo malsano connubio". E ancora: "La Calabria e i calabresi non possono più sopportare le dichiarazioni del personaggio di turno tese solo a diffamare e denigrare una popolazione che è composta dalla stragrande maggioranza di imprenditori, professionisti e lavoratori onesti. La stessa Lombardia che oggi, a detta di Dalla Chiesa, dovrebbe `cacciare` i nostri corregionali dal suo territorio non può smentire che illustri professionisti di ogni settore, calabresi doc, hanno contribuito a rendere grande quella regione". Chiusura comica, specie a Milano: "Siamo stanchi di essere ghettizzati".

Che noia, che odor di muffa. Se questa è la "vetrina" dell`imprenditoria calabrese e del suo dinamismo culturale, povera Calabria. Perché quella del "popolo laborioso e onesto", è la formula fissa con cui da più di un secolo si pretende sotto ogni latitudine di esorcizzare la mafia dai luoghi in cui comanda o arriva. Schiere di sindaci, assessori, ministri, avvocati, intellettuali, imprenditori, di epoche e città diverse, da Palermo a Milano, come avessero studiato a uno stesso master, e in realtà per profonda affinità elettiva, hanno sempre usato quel binomio: laborioso e onesto.

Dal comitato "Pro Sicilia" che agli inizi del novecento difendeva il deputato crispino Raffaele Palizzolo, imputato dell`assassinio di Emanuele Notarbartolo, fino ai democristiani del "sacco di Palermo", dai potenti catanesi degli anni ottanta ai protagonisti della politica milanese disfatta da Mani Pulite. Il dottor Nucera non osa parlare di `ndrangheta, ecco, quella parola proprio non ce la fa a pronunciarla. Preferisce "frange di criminalità", "malavita", "malsano connubio" (il sindaco Martellucci parlava a Palermo di "malefica tabe"...). Gli sfugge "criminalità organizzata" solo quando deve fustigare coloro che in Lombardia cercano (e ce ne sono!) i favori della `ndrangheta.

Potrebbe arrabbiarsi perché quella presenza molesta rischia di rovinare l`immagine di Expo 2015. Potrebbe deplorare il fatto, questo offensivo si, che nelle intercettazioni ambientali e telefoniche gli `ndranghetisti identifichino regolarmente se stessi con "la Calabria". Ma non lo fa. Non tuona per dire loro che la Calabria è il contrario, ma proprio il contrario, dei Grande Aracri, degli Arena, dei Papalia, dei Pellegrino, dei Coco Trovato, dei Di Stefano. No, lui prende cappello se chi ha il compito di tutelare la collettività (anche i comuni ce l`hanno) scopre che imprese guidate da personaggi con precedenti penali si fanno beffe dei protocolli antimafia. Allora si che si arrabbia, che si dedica alla diffamazione, quella vera (chi ha mai detto di volere cacciare dalla Lombardia i calabresi?), e accusa chi fa il suo dovere di volersi mettere in mostra. E voi pensate che con questi campioni la Calabria potrà mai spiccare il volo verso un`altra storia, quella meritata dai suoi cittadini e giovani antimafiosi? O credete che un`Italia costretta ancora a lottare con la retorica del "laborioso e onesto" possa uscire dalla crisi? A volte il linguaggio pesa più dello spread.