Direttore: Aldo Varano    

Il caso Lamberti e la città di Reggio - VARANO

Il caso Lamberti e la città di Reggio - VARANO

elc       di ALDO VARANO - Tempo fa il Procuratore della Repubblica di Reggio ha lanciato un appello ai reggini. Gli ha chiesto di fidarsi e di affidarsi alla Procura, di creare un clima trasparente di reciproca comprensione e collaborazione perché era questa una delle condizioni per battere più rapidamente il fenomeno devastante che in questa città condiziona e abbrutisce la vita quotidiana dei cittadini, la ‘ndrangheta che, contrariamente a quanto è accaduto in altre parti del paese, si propone sempre di più come mafia e razza padrona.

Quell’appello, che come cittadino ho molto apprezzato, mi è tornato ieri in mente quando ho detto a una signora, da sempre schierata accanto ai magistrati e a sostegno del loro lavoro, che Lamberti Castronuovo era stato indagato per calunnia aggravata da modalità mafiose. Non credo che quella signora conosca la connotazione giuridica del reato di calunnia. E comunque entrambi non conosciamo i fatti che hanno spinto la Procura a procedere. La signora e chi scrive, infine, hanno in comune la convinzione che le violazioni della legge vanno sempre e comunque perseguite indipendentemente da chi le consuma perché le leggi o si cambiano o si rispettano.

Detto questo, voglio dire perché la reazione della mia interlocutrice mi ha turbato. Ha detto: “Se vedo Lamberti che parla e scambia soldi con dei mafiosi e li ascolto mentre programmano un crimine, non vado dal giudice. Mi precipito subito dal medico chiedendogli di essere curata perché mi sono ammalata di allucinazioni”. Ed ha concluso: “Non ci credo, non ci credo, non ci credo”. E poi impietosa: “Non ci crederà nessuno a Reggio. E’ ridicolo”.

Diciamo la verità: la sensazione è che Lamberti non sia molto amato da tutti in questa città. Intanto, ha avuto successo (un successo lontano da dicerie e chiacchiere) e questo non è apprezzato a Reggio dove molti sono convinti che nessuno possa avere successo senza qualche imbroglio e che quindi, chi ha avuto successo ha cose da farsi perdonare. Molti lo giudicano uno che strafà, come quando negli anni ’80, quando gli imprenditori negavano perfino l’esistenza della mafia o l’industria del pizzo, Lamberti strafece andando dal giudice a denunciare che il pizzo a lui l'avevano chiesto e diede i particolari. E poi da sempre Lamberti dà la sensazione di essere precisino e questa è un’aggravante dove impera il disordine e un po’ tutti sono costretti ad arrangiarsi (o a fare i furbi) per la sopravvivenza quotidiana. Infine, e non è un dettaglio irrilevante, dopo una milizia (come si chiamava una volta) pluridecennale a sinistra trapuntata da candidature importanti per il Parlamento o per sindaco, s’è spostato all’improvviso nell’area del centrodestra che l’ha accolto promuovendolo (senza che fosse stato eletto) assessore provinciale alla cultura e alla legalità. E’ un mondo complicato quello in cui viviamo.

Insomma, se si va in giro per la città, che è omertosa coi magistrati, ma pronta a raccontare tutto e il contrario di tutto a chiunque si ferma ad ogni angolo di strada purché non ci siano in giro registratori o verbali, non è difficile raccogliere dichiarazioni le più disparate su Lamberti. Si può trovare perfino chi lo critica perché ama troppo la musica classica e operistica, perché ha portato qui il maestro Muti: “Mi pare una spacconata e un’esibizione tutto questo amare la musica”, potrebbe capitarvi di ascoltare. E potrebbero rifilarvi anche un: e poi se n’è andato con quelli di Berlusconi.

Sì, potreste ascoltare di tutto. Ma di Lamberti e la ‘ndrangheta proprio no. Non ci crede nessuno a Reggio. E chi dovesse insistere sul punto rischierebbe non di convincere ma di perdere credibilità. Non so come si esce dalle contraddizioni senza violare i diritti e la dignità di nessuna delle persone coinvolte in una vicenda. Ma non sarebbe male se si riuscisse a farlo rapidamente. Giusto per non regalare nessun vantaggio a chi certo non lo merita.