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Tuccio, Gratteri e la rivincita del “bizzolo”. ACQUARO

Tuccio, Gratteri e la rivincita del “bizzolo”. ACQUARO

bizz       di MASSIMO ACQUARO - Dopo il giro di boa di Ferragosto l'estate si infila di gran corsa nella Festa di Madonna. Quest'anno la processione di settembre cade in un momento particolare per la chiesa reggina, la più antica di Calabria, profondamente toccata dalla visita del Papa.

La bufera abbattutasi sugli "inchini” ha riguardato la diocesi di Oppido-Palmi per cui non lascerà alcuna traccia in città. Troppo smaliziata la ndrangheta reggina per incappare in eccessi del genere e troppo maturo il clero reggino per dare spazio a buffonate da vetero ndrangheta museale.

In questo guazzabuglio spunta il caso delle microspie da installare, come parrebbe, a casa del presidente Tuccio. Sarà tutto legittimo per carità ed ognuno ha il diritto di far valere le proprie ragioni come ritiene opportuno. Avere fiducia negli inquirenti non é imposto da nessuna legge, anzi la Costituzione, con la sua presunzione di innocenza sino ad una condanna definitiva, dice esattamente l'opposto, ossia che delle indagini bisogna dubitare fino alla fine di un processo.

Ricordate poche regole di quella che, una volta, si chiamava "educazione civica" e che a qualcuno pare peloso garantismo, non si può certo fare finta di niente e limitarsi a ridacchiare e a darsi di gomito per l'infortunio di casa Tuccio.

L'idea, francamente intollerabile, che é stata fatta subito circolare dai fanatici del "manettificio" é che mille altre volte la missione é andata bene agli installatori, per cui fate attenzione a ciò che dite in casa perché potreste essere ascoltati da un orecchio implacabile.

Ora, finché regge la bella stagione, a tutto c'è rimedio. Migliaia di cittadini onesti a cui, bisogna capirli, suscita un certo fastidio che qualcuno ascolti le proprie chiacchiere e i propri pettegolezzi sulla suocera, sul collega, sulla moglie o sulla nuora o che qualcuno si intrufoli nelle proprie opinioni politiche, religiose o sessuali, prenderanno la buona abitudine di parlare sui balconi o affacciati alle finestre. I più fortunati andranno in terrazza, i più scalognati dei piani bassi dovranno bisbigliare o ricorrere al vecchio e dimenticato "bizzolo" di un tempo. Quel pezzo di cemento o scalino che separava la strada dall'uscio di casa dove i reggini, d'estate, si sedevano per chiacchierare.

Quanto ai mafiosi reggini, quelli veri, sono decenni che si vedono messe le microspie per casa e ci stanno attenti. E quando a qualcuno di loro è capitata una disattenzione (vedi casa Pelle) alla fine ci hanno pensato gli stessi inquirenti, per carità in modo assolutamente limpido e legittimo, a rimuovere il micidiale ordigno dopo qualche settimana.

Caro Direttore c'è poco da fare, processioni e cimici non sono cose che possono bastare a mettere in ginocchio i boss. Mentre i reggini perbene all'aria aperta staranno a bofonchiare: "Mannaia aveva ragione Gratteri quando raccontava, dopo la microspia trovata nel suo ufficio, che tanto lui con i suoi uomini fidati erano anni che parlava affacciandosi alle finestre del Cedir"

Aria nuova a Reggio, per tutti.