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Storia di Summer, il delfino che abbiamo tentato di strappare alla morte. CALABRO'

Storia di Summer, il delfino che abbiamo tentato di strappare alla morte. CALABRO'

del      di ANTONIO CALABRO' - Non ce l’ha fatta Summer. Il cucciolo di delfino ritrovato ferito alla pinna caudale presso Brancaleone Marina è morto. La debilitazione per la ferita ed altri problemi hanno reso vano l’intervento di esperti veterinari, che gli hanno concesso tutta l’attenzione dovuta, giungendo persino ad operarlo per ricostruire la pinna spezzata. Purtroppo tutti gli sforzi non sono serviti, e alla fine il piccolo è morto.

Questo episodio, insieme a migliaia di altri simili, getta le basi per un riscatto dell’umanità.

Noi uomini siamo colpevoli di devastazioni ambientali, di guerre fratricide con vittime innocenti, di egoismo totalizzante e crudele; siamo tigri senza coda, abietti e feroci come alcune bestie con in più l’aggravante di essere senzienti. Siamo la specie predominante, il punto più alto della catena alimentare, modifichiamo l’ambiente a nostro piacimento quando è possibile o ci adattiamo ad ogni condizione.

Compiamo gesti d’inaudita crudeltà verso la natura; incendiamo boschi, inquiniamo mari, produciamo rifiuti non smaltibili; e quanta incuria nei confronti degli altri animali.

Li sottoponiamo ad esperimenti; li catturiamo, li spariamo, li peschiamo, li maltrattiamo, una guerra millenaria che ha avuto il suo vincitore incontrastato. Che però ancora non recita il suo ruolo di dominatore, ma persegue, spesso inutilmente, la sua volontà di potenza e di dominio a spese degli incolpevoli. Continua a prevalere la legge ancestrale della forza, quando invece dovrebbe prevalere il buon senso e il coraggio del proprio potere.

Abbandoniamo cani pronti a morire per noi ai margini degli autogrill. E loro se ne restano laggiù, in attesa del nostro ritorno, la lingua penzoloni e la tristezza negli occhi. Ancora peggio, ci sono uomini che usano gli animali come fossero oggetti, torturandoli o in senso letterale o semplicemente tentando di conferirgli una personalità umana, che è ancora peggio.

L’antropomorfizzazione è un tragico errore, nocivo per tutti. La nostra pietà e il nostro rispetto per le altre creature dovrebbero prescindere dalla loro capacità di somigliarci; e non dovrebbero mai essere superiori a quelle provate per qualsiasi altro essere umano.

Vedere le immagini del cucciolo di delfino con la pinna spezzata, trattato con cure amorevoli proprio dalle mani di quella stessa specie che altrove magari ne sta inscatolando altri esemplari spacciandoli per tonni, ecco, a vedere quelle immagini, non si può fare a meno di pensare che la presenza dell’uomo, nonostante tutto, renda il mondo un posto migliore per tutti, animali compresi. L’uomo è il primo essere che sta contravvenendo alla prima (e spietata) legge di natura, quella delle selezione naturale. Lo sta facendo con i suoi simili, e inizia a farlo anche con gli animali.

La strada ancora è lunga, ma è imboccata. Con tutti i suoi pesi, tutte le brutture, tutti gli errori fatti e quelli che verranno, la via presa è quella giusta. Rimediare alla crudeltà della selezione naturale, dove è possibile, e dove ciò non intacchi l’equilibrio complessivo. Intervenire nei fatti della natura, in senso benefico.

Un secolo fa un piccolo di delfino trovato spiaggiato sarebbe finito su una griglia. Oggi è stato operato, curato, persino coccolato da altri animali come lui, per il 99% simili geneticamente a lui (il nostro DNA differisce dal suo di pochissimo!), che iniziano però a comprendere il valore dell’armonia e di ogni banale, insignificante, miserrima eppur preziosissima vita.

La nostra civiltà si misurerà dal rapporto che riusciremo a costruire con il mondo. Curare un delfino è solo un piccolo passo; ma è un gesto di rilevante consapevolezza, l’indice della superiorità umana rispetto al mondo delle bestie dove continua a regnare la spietata legge della selezione naturale.