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Sgarbi: Due Bronzi a Parigi e una Gioconda a Firenze. A Scopelliti quattrini e Maroni è contento

Sgarbi: Due Bronzi a Parigi e una Gioconda a Firenze. A Scopelliti quattrini e Maroni è contento

lgml        di ALDO VARANO – Matteo Renzi non è un esperto d’arte. E’ dell’opinione che le opere debbano andare in giro per il mondo. Sa che esistono anche opinioni diverse. Ma, sembra suggerire, questo non c’entra nulla con le polemiche sui Bronzi. Non invade il campo. Niente polemiche sulla

trasportabilità che è questione prioritaria sulla quale lui non ha le competenze necessarie. Renzi di politica si occupa. Dice una cosa di buon senso politico: meglio spostare i visitatori dell’expo in Calabria invece di mandare i Bronzi a Milano. E dà una spiegazione: “C’è bisogno di valorizzare la Calabria”.

Si può essere in disaccordo con Renzi. Riritenere che ormai della Calabria non ci si debba più interessare, tempo perso. Ma sui Bronzi è leale. Leale mentre quasi tutti imbrogliano e spacciano argomenti di comodo per i propri obiettivi di bottega prescindendo da qualsiasi valutazione tecnica (che è degli esperti non dei magliari).

A questo proposito un mio amico, Pino Ferrara, mi ha inviato una vecchia nota di Rocco Moliterni, penna urticante della Stampa, del 26 giugno del 2011. L’articolo parte dal fatto che Maroni, ministro dell’Interno, vuole la Gioconda a Varese, la sua città. E’ il centenario del furto di Monna Lisa, autore Vincenzo Peruggia, anche lui di Varese. Maroni, trama per avere sotto casa il Leonardo per ricordare Peruggia e attirare l'attenzione su Varese (sghei per il turismo). A chi rivolge? A Sgarbi che gli spiega che per la Gioconda a Varese è troppo dura. Ma a Firenze (Uffizi) si può, magari mandando i Bronzi a Parigi. Peruggia verrebbe lo stesso ricordato richiamando l’attenzione su Varese.

L’esordio di Sgarbi è netto: “Non è assolutamente vero che la Gioconda sia talmente fragile da non potersi trasportare. E poi i francesi che ci tengono tanto alla sua tutela dovrebbero spiegarci perché permettono ai giapponesi (e non solo a loro) di bombardarla di flash ogni cinque secondi. Agli Uffizi noi non lo consentiremmo».

Continua: “Il Louvre, come tutti i grandi musei del mondo, non dà mai niente per niente. Per avere in prestito la Gioconda bisogna offrire qualcosa in cambio. Io, proprio pochi mesi fa, avevo proposto al ministro Maroni, che mi chiedeva come si potesse fare per avere temporaneamente il quadro in Italia, di prestare al Louvre i Bronzi di Riace».

Ritenendo “Cosa nostra” (di Maroni e Sgarbi) l’intero nostro patrimonio artistico, Sgarbi traccia il piano: «Si trattava - ricorda - di superare, prima delle resistenze del Louvre, quelle di Scopelliti, presidente della Regione Calabria. Ci muovemmo in tandem con Mario Resca, direttore per la valorizzazione del patrimonio al ministero dei Beni Culturali. Spiegammo a Scopelliti che con gli introiti dell’esposizione dei Bronzi in Francia avrebbe potuto sistemare il museo (e non solo quello) che li ospita. Inoltre sarebbe stata una grande pubblicità per la sua regione».

Realista, Sgarbi. Pensa: “Quegli straccioni volete che non si squaglino di fronte alla proposta di un po’ di quattrini?” Ma Scopelliti, a quanto pare e per fortuna, risponde picche.

Moliterni s’incuriosisce: perché proprio i Bronzi?

«Certo - risponde Sgarbi - lo scambio può funzionare anche con la Nascita di Venere del Botticelli. Ma con i Bronzi possiamo dire ai francesi che prendono due in cambio di uno. Poi i Bronzi sono maschi e forse anche un po’ gay, quindi di moda non solo in Francia. Mentre la Gioconda è soltanto una donna dai facili costumi».

P.S. E data la visione bottegaia avrebbe potuto aggiungere che dal punto di vista dello scambio i francesi ci avrebbero guadagnato perché sulla bilancia, rispetto al peso miserabile della tela di Leonardo, i Bronzi fanno un figurone.