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Marina di San Lorenzo e l’amianto che uccide. CALABRÒ

Marina di San Lorenzo e l’amianto che uccide. CALABRÒ

snlr       di ANTONIO CALABRÒ - La vecchia fabbrica “Silva”, posta all’ingresso del paese di San Lorenzo Marina, occupa un’area di 40.000 mq, in totale stato di abbandono. Di questi, secondo le perizie delle agenzie preposte, ben 10.600 sono inquinati da uno dei peggiori agenti cancerogeni: l’amianto.

Esistono dati precisi e inconfutabili, ci sono i morti colpiti da mesotelioma e cancro al polmone, ci sono denunce archiviate con troppa fretta. Basta andare a guardare: l’Eternit crollato dai capannoni occupa vaste porzioni del territorio, ed è lasciato marcire senza cautela alcuna.

I soggetti politico-amministrativi-giudiziari preposti alla tutela della salute che fanno a riguardo? Niente. Relazioni che confermano la pericolosità del sito, sequestri cautelativi temporanei, e basta.

La vecchia fabbrica, in origine destinata a produrre laterizi, poi riciclata in segheria con un reparto prestigioso che confezionava artigianalmente pregiate pipe (Pertini ne è stato cliente) che diedero fama e lustro al paese, oggi è un eco-mostro, nel quale vipere e lucertole convivono con l’asbesto, senza una proprietà precisa a cui chiedere conto, messo in vendita in aste andate deserte.

Qualche anno fa al suo interno è stata persino scoperta dalle forze dell’ordine una piccola piantagione di cannabis. Spinelli all’amianto, per fortuna distrutti. Il pericoloso materiale si sta insinuando sottoterra, e la bonifica richiederà un grande sforzo economico. Più tempo passa, maggiore sarà la natura dell’intervento e le spese conseguenti.

L’abbandono è totale: fino a qualche tempo fa chiunque poteva osservare un raro pezzo di macchina a vapore, usata per la teleferica; oggi persino quel grosso retaggio di un’era che fu, qualche tonnellata di ferro mezzo arrugginito, è sparito. Come l’abbiano preso, non si riesce a capire. È un segnale chiaro ed evidente d’incuria e distrazione.

L’avvocato dottoressa Falcone, il cui padre è morto proprio per un mesotelioma, ha presentato due denunce. Entrambe archiviate. Ma finalmente qualcosa si muove: sabato scorso si è svolta una manifestazione, anche piuttosto affollata, che attorno alle sigle che storicamente si battono per la tutela dell’ambiente, ha riunito i residenti e molti di quelli che da sempre passano le vacanze nel ridente paesello.

Lega-Ambiente, Libera, No al Carbone, Laurentianum e numerose altre associazioni hanno manifestato pacificamente di fronte alle strutture abbandonate. Un punto di partenza per risolvere questo problema letale, in attesa di nuove iniziative che coinvolgano l’opinione pubblica, la magistratura , e naturalmente la politica. Stanziare dei fondi per procedere alla bonifica è un atto dovuto. Un gesto necessario, se è vero che tra i doveri dello Stato è compreso quella della tutela alla vita.

Si dovrebbero superare tutte le difficoltà legate all’economia. Sospendere ogni operazione di natura finanziaria, e dedicarsi alla pulizia. Mettere da parte ogni contesa, e pensare alla salute.

In più, quello che oggi è un grave problema, potrebbe diventare una grande opportunità: per il turismo e per la bellezza. I 40.000 metri quadrati abbandonati potrebbero diventare qualsiasi cosa: museo di archeologia industriale, con annesso parco, ma anche struttura ricettiva. Qualsiasi cosa, piuttosto che questo scempio a cielo aperto.

Marina di San Lorenzo, piccolo paese posto nel punto più a Sud della penisola, è una metafora dell’abbandono che con le notorie responsabilità storiche e politiche segna e ferisce la Calabria intera del presente rendendola degradata ed involuta sotto ogni punto di vista.

Resta uno dei paesi più attraenti della costa Jonica: non è più quel luogo selvaggiamente bello, tanto da mozzare il fiato; la spiaggia non occupa più i settanta metri degli anni passati, le costruzioni in muratura (abusive e non) hanno soppiantato i vuoti naturali che la rendevano unica ed affascinante, il suo mare subisce l’oltraggio generale della mancata depurazione di tutte le coste calabresi.

Ma ancora possiede il potere seducente di un clima meraviglioso (Il tratto di costa tra Melito e Palizzi sembra tutelato dagli dei che, tranne le mareggiate vendicative lo esentano per gran parte dell’anno da inverni rigidi e temporali brutali), e il fascino azzurro dello Jonio.

Ripulire, ripartire, sperare nel cambiamento. Non c’è altro da fare. Non facciano orecchie da mercante, i politici nostrani. Il problema è grave, e deve pesare sulle loro spalle. Con una cifra irrisoria rispetto ai grandi capitali che circolano, si potrebbe fare moltissimo, preservare la salute degli abitanti e dei turisti, ridare vigore all’economia e rendere un servizio importante a tutta la Calabria e alla sua comunità.

Marina di San Lorenzo, in realtà “Salto la Vecchia”, deve rinascere, e per farlo è necessario accendere i riflettori sui suoi problemi e affrontarli con decisione e rigore. Tutto il resto, anche quello fatto finora, è semplice aria fritta, logica inquietante di potere, e abbandono.

Antonio Calabrò