Direttore: Aldo Varano    

PADRE FEDELE: Più che all’assoluzione penso al pentimento di chi mi ha accusato. PRINCIPE

PADRE FEDELE: Più che all’assoluzione penso al pentimento di chi mi ha accusato. PRINCIPE
fdl        di ALESSIA PRINCIPE* - Se lo appunta sul giornale che sbuca sotto la sua agenda. Scrive: Enzo Tortora, a penna, con la grafia sua ondulante. «Mi piace, non ci avevo pensato. È vero, le nostre storie si somigliano». Gliel’hanno sussurrato quel
paragone, aggiungendo anche, però, che al conduttore quel carcere gli costò la vita. «Ma io sto bene, io ce la farò a uscirne vivo».

Padre Fedele a qualche ora dalla decisione della Cassazione, che ha annullato la condanna in appello a nove anni e tre mesi di reclusione per una presunta violenza sessuale ai danni di suor Tania, finisce il succo di frutta in un bar nel centro di Cosenza. Sul tavolo il suo telefonino, malandato e col vetro rotto, squilla a intervalli di cinque minuti. Lui inforca gli occhiali, legge il numero e risponde gioviale senza neanche chiedere l’identità dell’interlocutore. C’è chi gli fa gli auguri, chi si avvicina per passargli un amico al cellulare, chi gli tocca la spalla e strizza l’occhio. Mercoledì per padre Fedele è stato il giorno più lungo.

«Ho pensato a mia madre, sai, l’ho persa che avevo cinque anni. Di mattina sono andato al cimitero, era chiuso, le ho parlato dietro al cancello e lì ho capito, ho sentito, che sarebbe andato tutto bene». Padre Fedele Bisceglia tiene il conto: otto anni e otto mesi, e ricorda bene la mattina del 23 gennaio del 2006 col piazzale dell’Oasi francescana pieno di Volanti e di giornalisti. «Bussarono alla porta. Ho pensato: non sono qui per me, forse qualche ragazzo dell’Oasi s’è messo nei guai. Invece erano venuti a prendermi. Mi sono fatto dieci giorni di carcere, di quei momenti ricordo solo il freddo in cella».

Al carcere ci ha pensato anche in questi giorni?

«Ogni tanto. Ma, sa, tutti gli apostoli sono finiti in cella, da San Pietro a San Paolo, e allora, ho pensato che avrei potuto sopportarlo anche io».

Cos’è questo: un processo? Un complotto?

«Mah, che vuole che le dica… hanno fatto male non solo a me ma a tutti i poveri che aiutavo. Io spero solo che la suora venga illuminata da Nostro Signore, io perdono lei e tutte le altre consorelle, prego affinché si convertano. Sogno un abbraccio proprio qui, a piazza dei Bruzi, è difficile ma non impossibile».

Quella di ieri è la prima buona notizia per lei dopo tanto tempo.

«Non è ancora finita, diciamo che, però, sono contento. Quando ho ricevuto ieri la telefonata del mio legale la gioia mi si è strozzata in gola: sono otto anni e otto mesi che porto questa croce, e mi manca dire messa».

E la sua Oasi?

«Ne sto costruendo un’altra a Timpone degli Ulivi per i bambini diversamente abili. Non ci sono molti fondi, ogni volta che riesco a raggranellare cento o duecento euro chiamo un operaio che si fa una giornata di lavoro. Vendiamo ferro usato riciclato a quindici euro al chilo, così si riesce a mettere da parte qualcosa, ma è ancora poco».

Come ricorda il suo primo incontro con suor Tania?

«Me la ricordo quando venne insieme ad altre suore all’Oasi. Una donna decisa, di polso, piccola di statura. Arrivarono a Cosenza nel mese di novembre e andarono via a giugno. Io in quel lasso di tempo andai in Africa per tre volte».

Come ha affrontato la sospensione dal ministero sacerdotale?

«Male, malissimo. Io spero che si faccia un passo indietro».

E se venisse assolto, che farebbe?

«Io non penso all’assoluzione ma alla conversione di chi ha voluto farmi questo. Io non solo non ho mai fatto quello di cui mi si accusa ma non l’ho neanche mai pensato».

Come si sente oggi?

«A volte ho brutti pensieri ma poi scuoto la testa e mi risveglio. I momenti scuri ci sono per tutti, sento che qualcosa mi manca, spero di poter continuare a fare quello per cui Dio mi ha chiamato: aiutare i più sfortunati».

*giornalista del Garantista della Calabria