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REGGIO. Regione Calabria-ATAM si chiude un’antica vertenza. FILARDO

REGGIO. Regione Calabria-ATAM si chiude un’antica vertenza. FILARDO

tmrc       di VINCENZO FILARDO - Il riconoscimento da parte della Regione Calabria di un suo debito complessivo di oltre 200 milioni di euro, a far carico su fondi FAS, verso il sistema delle aziende del TPL (ferroviario e su strada) non è cosa di secondaria importanza in un momento così delicato per le città calabresi e per la sopravvivenza di quei presìdi che ne assicurano la mobilità collettiva.

Nella gran parte si tratta di mancati pagamenti rispetto ai servizi resi dalle imprese nel corso degli anni, anticipandone i relativi costi e appesantendo, anche per questa via i propri conti.

Per ATAM ad esempio, tra i circa 11 milioni di euro riconosciuti dal piano, vi è un credito di 2,8 milioni che si riferisce addirittura al periodo 1987/96 ! Nessuno può sottovalutare la portata di questo provvedimento. Ma non può sfuggire l’enorme asimmetria, ormai insostenibile, tra i tempi “imponderabili” delle decisioni amministrative e i tempi “rigidi” dettati dalle esigenze produttive delle aziende e dalle loro esposizioni debitorie, condizione che caratterizza oltre l’80% del sistema. E ancora si tarda a comprendere che le “non decisioni” o le “ritardate decisioni” determinano sovracosti a danno delle imprese e del lavoro.

E l’imponderabilità dei tempi amministrativi non dipende solo dalla progressiva contrazione della spesa pubblica da almeno tre anni a questa parte, ma soprattutto da una colossale incertezza normativa e dal mancato equipaggiamento programmatico che continua a caratterizzare la vita di questo settore: la legge nazionale di riforma D.Lgs n.422/97 “Decreto Burlando” ha subito modifiche e rinvii continui e l’unico piano regionale formalmente approvato in Calabria è del ‘97 rimasto comunque nei cassetti.

Anche la situazione ATAM si colloca in questo contesto. Lo abbiamo detto e documentato nel corso di questi anni in tutte le sedi. La possibilità di sopravvivere alla crisi finanziaria e di uscirne con successo era e resta affidata a tre azioni cruciali: il risanamento del proprio conto economico (obiettivo già conseguito con il bilancio 2012), il riconoscimento dei crediti da parte della Regione, la ricapitalizzazione da parte del Comune, ente proprietario.

Azione quest’ultima che, associata al progetto di diversificazione dei servizi (navigazione sullo Stretto, polo manutentivo) con le intervenute modifiche statutarie - concepito in funzione della costituenda città metropolitana- era stata presentata, purtroppo senza alcun esito, alla ormai dismessa Commissione Straordinaria del Comune. Una piattaforma resa forte - anche questo lo abbiamo ripetutamente sottolineato - dalla credibilità e trasparenza delle relazioni industriali e dal senso di responsabilità della stragrande parte dei dipendenti aziendali. Condizioni che non s’improvvisano ma che vanno costruite nel tempo, risorse immateriali che hanno consentito di resistere in tutti questi anni alla durezza della crisi guardando avanti.

Lo diciamo non senza rammarico. Se i tempi dell’importante provvedimento regionale e quelli di risposta del Comune con una modesta ricapitalizzazione si fossero allineati con i tempi del risanamento interno all’azienda (2012), è ragionevole pensare che ad ATAM il “calvario” della procedura fallimentare sarebbe stato risparmiato. Ma ormai la procedura è stata aperta, il percorso non è facile, ci sono tuttavia le condizioni per affrontarlo dignitosamente, purché si mantengano l’originario spirito unitario e la voglia di salvaguardare un patrimonio di servizi, di competenze e di lavoro così importante.