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LA STORIA. Lo zito in famiglia. CALABRÒ

LA STORIA. Lo zito in famiglia. CALABRÒ

fdnzm      di ANTONIO CALABRÒ - Paride (nome falso, personaggio vero)

ha una vita molto intensa. Lavora sodo, ha una moglie innamorata, tre figli di cui due impegnati a studiare fuori città. È sempre stato un sentimentale, e anche adesso che ha superato abbondantemente i cinquanta è tenero di cuore e facile a cedere alle lusinghe della passione.

L’anziana madre ha bisogno di assistenza continua, per cui è già da un pezzo che ha provveduto a trovarle una badante, una vigorosa donna dell’Est che, tra l’altro, è anche una simpaticona con due occhi azzurri come il mare, un seno giunonico e una mentalità aperta, che lui adora; così, tra una iniezione e una camomilla, tra un passaggio a casa e una flebo, è sbocciato l’amore.

Si deve riconoscere che Paride è un uomo generoso: senza levare nulla alla famiglia, spaccando il capello in quattro, riesce anche a compensare le gioie notturne dell’amica elargendo “fuori busta “abbondanti per le “prestazioni straordinarie”, oppure provvedendo alla spesa direttamente, a volte persino elogiato dalla ignara moglie contenta per la straordinaria umanità del marito. Se compra il pane ne compra mezzo chilo in più, con la carne fa altrettanto, e la Domenica i pasticcini e nelle Feste il panettone o l’uovo di Pasqua. A lui piace vedere le donne felici, in ogni senso. Qualche volta le ha persino comprato un profumo, o scatole di cioccolatini, o fiori freschi. Un vero gentleman d’altri tempi.

Ma Paride è debole di cuore. In realtà la sua pretesa occulta è quella di essere amato da tutte le donne del mondo. Non è satiriasi; è sentimento puro, niente a che vedere col sesso, sostiene. Ha la capacità di amare più di una donna alla volta, ne è convinto.

Così, mentre era a lavoro, ha conosciuto la bella Elena, quasi trent’anni in meno, corpo d’atleta, labbra di zucchero e accento della provincia profonda calabrese. Poverella, figlia di contadini che sembrano venir fuori da uno di quei documentari di Mario Soldati degli anni ’50, scuole smesse in terza media, per sbrigare dei documenti importanti sembrava smarrita come davanti ad una equazione di terzo grado. Naturalmente ci ha pensato lui. Ed ha iniziato a frequentarla, dopo essersi sfilato prontamente la fede dal dito.

Le ha dato un cognome falso, è vero; si è anche spacciato per importante funzionario di un tale ministero, è vero anche questo; e le ha anche confessato di vivere con la vecchia madre, bisognosa di tante cure, e questo è in parte reale, anche se ha taciuto dell’idillio con Svieta, la badante dagli occhi blu; ma per il resto si è confermato quel galantuomo che è: gentile, educato, discreto.

La bella Elena all’inizio era intimorita dalla corte insistente di quell’uomo che poteva essere se non suo padre almeno uno zio; ma dopo poco, affatto abituata alle smancerie, costretta da sempre ad abitare in un tugurio nell’Aspromonte, a respirare l’aria delle pecore e del formaggio fatto in casa dal padre, con l’unica finestra sul mondo costituita dalla televisione che non prende neanche tutti i canali, ha subito il fascino del cittadino e ha iniziato a fare gli occhi dolci.

Però i suoi valori hanno retto bene. Se Paride vuole anche solo un bacetto da lei, deve presentarsi a casa. O si fanno fidanzati, o niente. Per il Lord Byron dello Stretto c’è voluta poco più di una notte di riflessione: la ragazza lo manda a tilt come i flipper della gioventù, ed è vero che le passa vent’anni, ma come diceva una delle sue canzoni preferite “L’amore non ha età”.

Si è presentato ai vecchi genitori di Elena. Un vestito elegante, portando in dono un paio di bottiglie di vino Cirò e qualche corda di salame, con modi compunti e rispettosi, ha chiesto il permesso di poter frequentare la giovane per capire se il loro amore può trasformarsi in qualcosa di serio. I due hanno acconsentito, e così Paride si è fatto fidanzato in famiglia. Ogni tanto va a mangiare dai novelli suoceri, e se ne torna persino con qualche pezzotta di formaggio in regalo. La giovane Elena cede sempre di più al suo fuoco amoroso, anche se adesso che sono fidanzati hanno molto più tempo per frequentarsi ed amarsi come meritano.

Paride adesso è l’uomo più felice del mondo. Ha una moglie che adora, un’amante seria e riservata senza troppi grilli per la testa, ed ha anche recuperato le emozioni della gioventù da quando è “zito” in famiglia.