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Lettera di Stefano ad Adriano. Questo nostro amore che vuole essere guardato. CALABRÒ

Lettera di Stefano ad Adriano. Questo nostro amore che vuole essere guardato. CALABRÒ

cppg      di TIZIANA CALABRÒ - Dolcissimo amore che non osa

dire il suo nome, domani andrò via, lontano da qui, senza guardare le impronte che lascio. Tu non ci sarai. Non mi trattiene più la città sprofondata nel sud, nella punta estrema di questa Italia piccola.

Vado nella Nazione fredda e lontana, così civile e serena. Sognavamo di fuggirci insieme per sposarci e passeggiare abbracciati lungo le strade. Stefano e Adriano, sposi. Questo ci dicevamo, ridendo amari, pensando alla nostra Italia che rifiuta di vederci.

Ti porterò nei miei pensieri, amore inaspettato, nascosto dentro l’addio che ci  siamo scambiati. Ti porterò nella normalità dei miei gesti, in un silenzioso attimo qualunque. Ci sarai tutte le volte che arriverà, improvvisa, l’urgenza di pensarti, e sarai dentro ogni addio, come il nostro segreto addio, ché nascosto e
impronunciato è stato il nostro amore.

Ci sono risvegli reazionari feroci. Succede anche nella nostra città. Dicono che siamo una minaccia per le famiglie, per i loro figli, per la società, per il sistema, per...  Dicono che nelle scuole c’è un complotto di insegnanti e direttori, per sobillare le menti dei bambini. E’ tutto così irreale. Ma te le immagini le maestre a insegnare la frocitudine?

Ho pensato che tu avessi ragione e io torto. Ragione a non volere esporre un amore che non potrebbe essere capito. Avrai una moglie, dei figli, la pace sociale, il diritto di avere un coniuge che ti assisterà all’occorrenza finché morte non vi separi, sarai riconosciuto dallo Stato.

E invece hai torto, amore mio. Perché hanno torto loro. Perché finché ci nasconderemo saremo colpevoli. L’amore non si copre sotto le ombre. L’amore vuole aria, quotidianità, luce. L’amore è colorato e tondo come le cose belle dell’universo. Non va rinchiuso nel fondo di un armadio. L’amore vuole essere guardato.

Ti porterò con me, in questo viaggio senza ritorno, nei miei pensieri, mio amore, ti porterò nelle mie tasche e sulle mie labbra, ti porterò dove potrò pronunciare il mio nome e con il mio il tuo.

Adriano

P.S.: Questa lettera, non è stata mai scritta. E’ un’invenzione letteraria. Adriano, non ha avuto una segreta e profonda relazione amorosa con Stefano, né è partito per un paese freddo e civile in cui l’amore omosessuale non è un argomento da trattare con imbarazzo. Se la storia narrata è frutto della fantasia di chi l’ha scritta, tuttavia i sentimenti che l’attraversano sono veri, come vero è l’amore, quando arriva.

Vere sono le crociate in atto e le paure che le determinano. In Italia il percorso per il riconoscimento dei diritti LGBT è una strada tortuosa. Gli ostacoli sono l’ignoranza e il pregiudizio. “Amore che non osa dire il suo nome”, l’incipit della lettera, appartiene a una voce costretta al silenzio. C’entrano Oscar Wilde e un mondo che non ha saputo e voluto riconoscere la bellezza e la normalità dei suoi sentimenti.