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San Valentino, per tutti quelli che si vogliono bene e migliorano il mondo CALABRÒ

San Valentino, per tutti quelli che si vogliono bene e migliorano il mondo CALABRÒ

snvl     di ANTONIO CALABRÒ -

Che cos’è l’amore chiedilo al vento, canta il poeta barbuto come un capitano di baleniere, mentre infuria la burrasca di Febbraio e nevica sulla Calabria, nevica sul mare e sulle barche da pesca, nevica sui limoni e sui cedri, sui bergamotti e sui fichi. Ma il gelo nulla può contro l’eterna malattia, la causa scatenante guerre e tormenti, madre e padre di letterature ed arte, figlio dominante dello strano essere disceso dagli alberi e con il pollice opponibile e una naturale propensione alla follia: l’amore !

Che cos’è l’amore, sette miliardi e mezzo di risposte diverse, esiste o non esiste, è eterno o è passeggero, è una croce o una delizia un tormento o un sollievo una fuga od un ritorno. Cosa è, questa bella forma d’annientamento della logica, questa sfumatura alta dei pensieri che trovano dissolvenze estatiche nel suo compimento, questo diluvio di corpi sovrapposti, di ansimanti silenzi e di rincorse fino alla fine del mondo? Nessuno può farne a meno, chi lo dice è rabbioso, chi lo cerca non lo trova, chi lo vuole ne è respinto, chi lo possiede non se ne cura, chi lo doma ne è domato. Cosa altro è, se non il compimento d’una sorte, la fuga estrema da quel ghiaccio aguzzo che perfora i cuori solitari, la speranza d’una vita immortale aggrappati all’altro, a quell’altro, a quello specchio così feroce e così lucido dal quale non si sfugge.

Che cos’è l’amor, è stare insieme sotto le coperte mentre fuori nevica e al diavolo la neve, è placarsi questi demoni con carezze senza scopo, è respirare il suo odore come fosse l’aria dei boschi dopo l’annegamento in un lago ghiacciato, è la danza di erotismi senza fine, che durano cent’anni ancora e vanno oltre, ed è la fine di metafisiche agghiaccianti e di modelli fuorvianti e di prototipi inquinanti.

Perché quello, l’amore, è il lutto della prepotenza, la voragine della diseguaglianza, il preparativo supremo all’immancabile destino di ciascuno, la consolazione somma che se morire vuol dire restare così, avvinghiati tra le braccia dell’amato, allora la morte è una barzelletta e niente può far paura, nulla può fermarci.

Perché l’amore ridefinisce le dimensioni: rende bello il brutto, alto il basso, grande il piccolo, l’amore sproporziona la verità oggettiva, la riduce ad allegoria, e siamo Paola e Francesca pronti a sfidare l’inferno, maschi o femmine o gay o lesbiche o tutto ciò che sia capace del dono assoluto, l’amore questo sfinimento che rinvigorisce, l’amore che cede per risorgere in ogni singolo attimo, l’amore che non ha contegno, non ha ritegno, non ha paura, non ha morale, non ha regole né leggi e che nulla e niente può impedire.

Che cos’è l’amor, e il vento ce lo rispedisce addosso fischiettando canzoncine allegre, mentre povere anime in pena cercano e insistono a volerlo prendere e afferrare e chiuderlo in gabbia ma non c’è sale abbastanza per l’allegro volatile, non ci sono code utili per chi scimmiotta il senso comune, non ci sono soluzioni all’infelicità di chi non crede nell’indissolubile connubio tra lui e la libertà, sorella gemella e madre.

E quindi, San Valentino festa dei cioccolatai e dei fiorai, dei gioiellieri e dei ristoratori, cosa vuoi che importi di fronte alla grandezza dei corpi intrecciati nel sibilo della velocità della luce, lanciati a tutta forza verso le galassie più lontane, incontaminati e sinceri malati di ogni razza, specie, religione e credo: festeggiate, amatevi, gioite, innamorati di tutto il mondo !

Non ci sono catene da spezzare, sotto le coperte quando fuori nevica e il vento ulula; e se la catastrofe incombe, per voi, soltanto per voi che sapete amare, nulla sarà importante. Ci sarà sempre il sole e resterete saldi, scolpiti nella roccia, quando lui scomparirà.

Auguri !