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REGGIO. Centro Cuore, i dirigenti segnalati dalla Finanza alla Corte dei Conti

REGGIO. Centro Cuore, i dirigenti segnalati dalla Finanza alla Corte dei Conti

Centro Cuore      di CONSOLATO MINNITI -

Sei nomi che corrispondono ad altrettanti direttori generali e sanitari dell’azienda ospedaliera “Bianchi-Melacrino-Morelli” che si sono succeduti nel tempo. Sono loro i funzionari pubblici segnalati qualche giorno fa dalla Guardia di Finanza alla procura della Corte dei Conti di Reggio Calabria. L’accusa è di aver prodotto un danno erariale da 40 milioni di euro circa per la faccenda riguardante il Centro cuore del capoluogo reggino, progettato, realizzato, finito e mai entrato in funzione.

Si tratta nell’ordine dei direttori generali Leone Pangallo, Mario Santagati e Carmelo Bellinvia e dei direttori sanitari Vincenzo Trapani Lombardo, Domenico Mannino e Vincenzo Sidari.

Chiariamolo subito: per adesso si tratta di una mera segnalazione da parte della Guardia di Finanza. Occorrerà vedere cosa farà la procura della Corte dei conti, anche perché in questi casi serve un’istruttoria che si conclude poi con la decisione dei giudici contabili di iniziare il procedimento o meno. Insomma, siamo solo nelle fasi primitive di un complesso iter che potrebbe anche vedere degli altri soggetti chiamati in causa, al di là di quelli già segnalati.

Ma come si spiega la scelta dei direttori generali e di quelli sanitari? È evidente che ci sono profili differenti che sottendono ai vari ruoli assunti nel corso degli anni.

Infatti, le figure di Leone Pangallo e Vincenzo Trapani Lombardo si riferiscono ad un periodo temporale antecedente al completamento dei lavori del Centro cuore. Ed a loro si potrà contestare, presumibilmente, il non aver dato corso al bando per l’assunzione del personale necessario al funzionamento di Cardiochirurgia.

Diverso il discorso per coloro i quali hanno rivestito le cariche dal 2011 in poi, ossia da quanto la struttura di primissimo livello è stata finita, rimanendo impacchettata senza che nessuno si premurasse di farla entrare in funzione.

Come abbiamo più volte riferito, secondo la Guardia di Finanza, il centro disattivato comporta un mancato risparmio per la sanità calabrese, stimato in oltre 7 milioni di euro l’anno. Ed ancora oggi la Sanità pubblica paga un leasing di attrezzature da 18 rate, di un importo di oltre mezzo milione di euro ciascuna, senza considerare una manutenzione piuttosto onerosa per macchinari che non sono stati mai utilizzati. A conti fatti, dunque, il danno stimato dagli uomini delle Fiamme Gialle di Reggio Calabria, guidate dal colonnello Alessandro Barbera e dal comandante del nucleo di Pt, Domenico Napolitano, si aggira sui 40 milioni di euro, derivanti sia dall’importo stanziato per realizzare il centro, pari a 18.031.862 euro, cui si sommano le uscite annuali stimate in oltre 7 milioni e mezzo di euro, che la Sanità calabrese avrebbe potuto risparmiare in termini di mobilità passiva, se solo Cardiochirurgia fosse stata attivata.

È da rimarcare come questa vicenda contabile vada tenuta distinta da quella di natura penale, per la quale la Gdf ha inviato un’informativa alla procura della Repubblica reggina. Quella sarà una strada totalmente differente, sia per personaggi coinvolti che per profili di responsabilità.