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Reggio, è festa dell’amore. Ora liberiamola dal buio e dalla paura

Reggio, è festa dell’amore. Ora liberiamola dal buio e dalla paura

cprt   di TIZIANA CALABRÒ -

 E’ stato approvato dal Consiglio Comunale di Reggio Calabria il “Registro delle unioni civili”. L’unione civile, come dice il testo è “un rapporto consolidato di reciproca assistenza morale, materiale e mutua solidarietà fondato su vincolo affettivo”. Non importa se sei dello stesso sesso o di sesso diverso. Alle unioni civile non importa. Tutto qui.

L’amore protetto da una formula giuridica. Per poter credere quel tanto di più a una società inclusiva, a una politica con la forza autorevole di educare i cittadini, senza farsi sopraffare da pregiudizio o paure.

Oggi è un giorno di festa per la città. O almeno, per la maggioranza della città.

Perché il Registro delle Unioni Civili, in questi mesi, è stato osteggiato da alcune associazioni paladine della famiglia. Associazioni che si sentono minacciate. Che pensano che l’unica famiglia meritevole di tutela, sia quella riconosciuta dai loro dogmi.

A loro va dedicata questa grande azione di civiltà, che arricchisce di bellezza la città che si professa metropolitana.

Va dedicata a chi crede che il mondo finisca sotto lo zerbino della propria casa, ignorando che la terra è popolata da sette miliardi di abitanti, da miriadi di religioni, pensieri, filosofie e modi di vivere.

Va dedicata ai bravi imbonitori, ai santoni travestiti da agnelli, ai sedicenti protettori di anime innocenti, colpevoli di entrare nelle crepe dell’animo umano, nelle sue paure, nella ignoranza, nel bisogno atavico di trovare un nemico contro cui combattere, per non pensare ai demoni che si hanno dentro.

Va dedicata a chi nascosto dalla notte, ha appeso sui ponti cittadini striscioni con sopra scritto “No alle unioni civili”. Quel “no” il buio lo ha reso ancora più pavido e ancora più colpevole. Quel “no” è la voce violenta e prepotente di chi nega il diritto alla felicità altrui, senza dare risposte convincenti.

Va dedicata a chi ridacchia pensando alle unioni omosessuali. Sì, c’è ancora chi ride a muso stretto come uno sciocco e brufoloso adolescente. Va dedicata a voi, perché la discriminazione che spesso diventa violenza fisica, porta sofferenza e non dovrebbe far ridere nessuno. Nessuno.

Va dedicata a tutti i sedicenti amici dei gay, anche se la loro amicizia prevede “ma” e “se” o “purchè”. Per tutte le volte che dicendolo si sono sentiti progressisti e fighissimi. Non lo siete. Fatevene una ragione.

Va dedicata a chi oggi nell’aula consiliare, si è rivolto a una donna del pubblico, un’attivista femminista, dicendole “se stai zitta è meglio”. Perché ancora c’è chi non è riuscito a sradicare dal proprio animo, il maschio italico dominatore e la donna che parla fa paura e infastidisce, molto.

E va dedicata a chi si sente minacciato, a chi teme per la integrità propria e della famiglia, per propri bambini. A chi ha confusione nell’animo, a chi pensa che certe scelte politiche siano un’offesa alla propria fede. Perché bisognerà pur trovare il modo di commuovere le loro crepe. Di farle vibrare, di trovare per loro le parole giuste. Bisognerà provare a instillare tra i vuoti e la fatica della quotidianità, bellezza e non paura, apertura verso la vita, come delle braccia pronte ad accogliere.