Direttore: Aldo Varano    

REGGIO. Terremoti e solitudine. Istruzioni per l’uso

REGGIO. Terremoti e solitudine. Istruzioni per l’uso

terremoto   di MARIA CALABRÒ

- Quando mia nonna e le altre anziane del vicinato ricordavano con i loro racconti il terremoto del 1908, rimanevo impietrita ad ascoltare. Fu allora che imparai che Reggio è una terra ballerina e ne compresi la ragione vivendo tante volte io stessa la terribile sensazione del "mi è mancata la terra sotto i piedi." Noi reggini cresciamo con l'odore del mare, la preoccupazione di non trovare lavoro, il conforto del calore umano e con la paura del terremoto. Tutti, nessuno escluso.

Era una notte d'agosto, mi agitavo nel letto tra sonno e veglia per il caldo intenso. Ad un certo punto quella terribile sensazione che in pochi istanti diventò realtà: il letto prese ad ondeggiare per pochi ma interminabili attimi che mi azzerarono il respiro, il lampadario sopra a me tintinnò nel buio della stanza.

Raccontare cosa si pensa in quel frangente è difficile perché paradossalmente, pur trattandosi di attimi, il cervello sviluppa una quantità infinita di cose. Mentre ti sembra che tutto venga giù, vai in apnea e pensi alla famiglia, soprattutto se vivi da sola. Poi ti ripeti che sta per finire e capisci che se non riprendi a respirare morirai comunque. Ricordo bene di essermi fatta il segno della croce e di aver chiesto al Padreterno di non farmi morire da sola.

Davanti a questi eventi devi reagire, quando madre natura si placa ed i mobili smettono di muoversi come nei cartoni animati, in quel preciso istante devi decidere se superare quella paralisi generale e reagire, o rimanere immobile nel letto a chiederti se sei ancora viva. Nonostante avessi già vissuto l'esperienza del terremoto svariate volte, quella notte provai una paura tremenda perché l'evento stesso mi sottolineò che ero sola, nonostante che da sola vivessi da anni senza patemi particolari. Il terremoto ed esser soli non si abbinano bene, nel senso che da solo sei più fragile di chi magari ha accanto qualcuno. Dopo il panico e la crisi di pianto cominciai a ridere rendendomi conto del fatto che continuassi ostinatamente a pigiare sui tasti del telecomando, convinta fosse il telefono. Insomma, anche un brutto spavento poi passa. Riprendi il controllo, corri dalla tua famiglia e te ne fai una ragione, sdrammatizzando perché il panico non prenda il sopravvento.

Reggio è così. Bellissima, dai paesaggi mozzafiato, adagiata sul mare e con le montagne alle spalle. È come una bella donna, fiera, piena di fascino ma come tutte le belle donne, ogni tanto fa i capricci e si agita. Reggio ballerina, ai cui cittadini i social network e i tanti siti web poco affidabili e gestiti da menagrami di professione, destinano notizie infondate con previsioni nefaste che tolgono serenità. Da noi i terremoti ci sono sempre stati e non è una novità che sia questa una zona ad alto rischio sismico.

Bisognerebbe invece fare prevenzione seria da tutti i punti di vista, potenziare la tenuta degli edifici e sforzarsi di esorcizzare la paura contribuendo ad evitare lo stupido proliferare di psicosi di massa. Nelle scuole, nei posti di lavoro spiegano con corsi mirati come affrontare le emergenze, illustrano come comportarsi nel caso di evento sismico, cosicché teoricamente tutti sapremmo che se trema la terra non bisogna correre giù per le scale e non bisogna prendere neanche l'ascensore. Dobbiamo avere la lucidità di trovare in casa un punto sicuro e rimanere immobili finché il balletto non finisce.

Questo nella teoria. Nella pratica è un'altra storia. La storia tragicomica di chi come me, non ricorda bene quanto letto sul manuale spicciolo di come salvarsi la vita e comincia ad andare su e giù per la casa senza una meta precisa, con la preoccupazione di doversi cambiare immediatamente l'orrendo pigiama a pois, con la pretesa di telefonare da un telecomando invece che da un telefono e con la certezza che giù per le scale non si va...con l'ascensore non si va, ed a quel punto la fatidica domanda "ma che faccio insomma, mi lancio col paracadute dal balcone?" Reggio, mia amata città ballerina. Sarebbe ora che una città come la nostra venisse messa in sicurezza.