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La Reggina è fallita, e si sapeva. Ma ora facciamo come il Barcellona

La Reggina è fallita, e si sapeva. Ma ora facciamo come il Barcellona

reggina   di DOMENICO MARINO*

- La Reggina Calcio non è riuscita ad iscriversi al campionato di Lega Pro, di fatto è già fallita! Questo esito era in gran parte scontato perché la pesante situazione economico-finanziaria della società era nota da molto tempo. Guardando l’ultimo bilancio presentato dalla società che è datato 30 giugno 2012, quindi ben tre anni fa troviamo tutti gli indici di una società già decotta. 26 milioni di debiti a fronte di 11 milioni di rediti, 21 milioni di costi a fronte di 20 milioni di ricavi di cui diciotto derivati da “altri ricavi”. Negli ultimi anni la situazione era ulteriormente peggiorata rispetto a quella del 2012. Nessuna sorpresa, quindi, nel fatto che la cordata degli australiani, una volta preso coscienza dei bilanci al 2015 abbia deciso che non era assolutamente il caso di investire in una società che già tre anni fa e con anni di serie A e B alle spalle aveva un debito che sfiorava i 30 milioni di euro.

C’è da dire che questa situazione è simile a molte altre squadre italiane che in generale sono finanziate da imprenditori mecenati che ci rimettono di tasca propria per ottenere altri vantaggi in termini di immagine e di pubblicità. Che il mondo del calcio dal punto di vista economico abbia bisogno di una regolamentazione è chiaro da ormai molti anni, ma nessuno si è deciso a fare ordine. E così i campionati vengono falsati da penalizzazioni, da fallimenti incorso e altro.

La non iscrizione non è necessariamente una tragedia, perché l’iscrizione avrebbe prolungato l’agonia di una società che ormai non era più competitiva e che tra penalizzazioni e d altro sarebbe arrivata l’anno prossimo a lottare per non retrocedere e avrebbe avuto nel luglio prossimo gli stessi problemi a trovare i fondi per iscriversi. Meglio allora ripartire dalla D con un progetto serio, senza debiti e con una squadra competitiva per tornare nel giro di 4 -5 anni in B e, perché no, con un po’ di fortuna anche in A.

Reggio Calabria ha tutte le condizioni per avere una squadra di serie A, basta avere un progetto serio e una squadra di manager capaci.

La mia proposta allora è quella di abbandonare l’idea degli imprenditori generosi che formano una nuova società e cominciare a rifondare la Reggina con il modello Barcellona. Cioè attraverso un’associazione sportiva a cui aderiscono tutti i tifosi e le Istituzioni, con meccanismi democratici di elezione del Presidente ogni tre anni. Ai soci spetterebbe di diritto il posto allo stadio. Non più quindi un abbonamento per i tifosi, ma il possesso di una parte della squadra con la possibilità di esprimere mediante votazioni e mediante assemblee le proprie opinioni sulla gestione.

Reggio Calabria ha uno stadio di 20000 posti potremmo quindi ambire ad avere almeno 20.000 associati per un budget annuo di almeno 10 milioni di euro a cui si aggiungerebbero donazioni, diritti e pubblicità. Potremmo tranquillamente permetterci la serie A dal punto di vista finanziario.

E allora forza Reggina, rialzati, con l’augurio di emulare almeno in parte i successi dell’associazione sportiva Barcellona.

*docente di economia politica, UniRc.