Direttore: Aldo Varano    

La Calabria i precari e i prof contro la buona scuola

La Calabria i precari e i prof contro la buona scuola

precari in lotta   di ALDO VARANO -

Sono migliaia e migliaia i calabresi e i meridionali chiamati dalla “buona scuola” a far scelte che a definirle difficili si rischia la banalità.

Per molti di loro si tratta di decidere se accettare o no un lavoro stabile e lontano dall’umiliazione del precariato in cambio di una massa di sacrifici consistente e spesso dolorosa. Si deve scegliere se afferrare o no un’occasione irripetibile che però comporta una modificazione drastica della propria vita.

Parliamo di donne e uomini non più giovanissimi, spesso persone che hanno messo su famiglia o con legami che non possono essere trasferiti senza complicazioni e rotture. Donne e uomini, quindi, dentro una trama sociale, familiare e amicale costruita in un’intera esistenza. C’è poi il costo più pesante di casi specifici: salute, familiari bisognosi, altre vicende della vita. In più un costo economico non indifferente. Il problema riguarda soprattutto gli insegnanti del Sud e di regioni come la Calabria che, un’altra volta ancora, vedranno impoverirsi le proprie risorse.

Basta tutto questo per rinunciare? E se si rinuncia lo si fa in attesa di cosa? Perché, piaccia o no, è questo il momento da sempre invocato della riforma della scuola e dell’uscita dal precariato. Era possibile immaginare che accadesse solo per sanare i guasti del precariato senza preoccuparsi dell’insieme della scuola a partire dalla necessità di definire un organico stabile facendo crescere qualità ed efficienza della scuola, e comunque senza lasciare vuoti da coprire con (la creazione di) nuovi precari?

Gli insegnanti sono indispensabili a scuola. Come i medici in ospedale. Ma non sono l’obiettivo della scuola che è rappresentato dagli studenti. Così come negli ospedali i medici sono indispensabili ma sono gli ammalati a giustificare la struttura ospedaliera. E’ immaginabile una riforma scolastica che si preoccupi degli insegnanti e ignori il resto o lasci ferme anomalie devastanti (come il precariato) perché non si riesce a comporre il cerchio tra esigenze formative, fine precariato, organico scolastico e risorse disponibili?

La verità è che la riforma arriva tardi. Alle spalle abbiamo governi (di Cdx e di Csx) che hanno preferito la cancrena sempre più purulenta di una massa enorme di precariato (con tutti i riflessi negativi sul sistema scolastico e la sua qualità) anziché mettere mano a un’operazione che avrebbe avuto un costo politico e di consenso elettorale. Il Sud è interessato più degli altri territori al risanamento della precarietà. Serve l’eliminazione progressiva di figure sociali ricattabili perché prive di diritti stabili.

Bisogna essere ingenui per immaginare che quella di Renzi sia una riforma che punta a realizzare le promesse che fa rispetto alla qualità della scuola. Siamo di fronte a un compromesso e a un’operazione di equilibrio tra la bolla del precariato e le esigenze di una scuola più efficiente che faccia i conti con le risorse dandosi un organico stabile. Si può dire di Renzi tutto il peggio che si vuole, ma sta mettendo mano nei disastri che altri hanno accumulati e punta a cancellarli non soltanto perché la Corte europea lo impone (altrimenti avrebbe ignorato il tema aspettando che altri se ne occupassero). Si può essere in disaccordo, ma il Governo ha avviato un’operazione gigantesca di oltre centomila assunzioni vere di lavoro vero, che molti esperti di scuola definiscono storica. Dare stabilità a decine di migliaia di persone, immettendole nel territorio dei diritti certi, ne farà crescere anche la loro dignità.

Ecco perché serve un atteggiamento equilibrato e perché la richiesta di mandare tutto all’aria per una presunta incostituzionalità delle norme – il che terrebbe fermi precariato e degrado del nostro sistema scolastico (che non si può dire stia in buona salute) - appare una forzatura disperata che si rifiuta di fare i conti con la realtà e condanna altri prof a tener ferma una vita di incertezze. Gli interessati dovranno riflettere con calma sulla possibilità che si presenta loro e confrontarla con le alternative reali.

Pare che la scelta non sia quella della “pistola alla tempia” e che ci sia un anno di tempo per decidere, vagliare, trovare soluzioni da parte di chi verrebbe trasferito. In passato, per lavorare (anche nella scuola) molti altri calabresi son dovuti andar via: spesso senza un anno di tempo per darsi una regolata e senza la certezza di diventare stabili e/o di poter rientrare.

Del resto, al di là della bocciatura e del “tutto resti com’è” quale sarebbe l’alternativa possibile?

E’ interesse di tutti cancellare il precariato: è un’ipoteca ricattatoria contro migliaia di precari ma anche contro l’insieme della società in cui i precari vivono (e abbassa la qualità della scuola). E’ il lascito di una fase politica (e sindacale) che non ha fatto bene al paese.

Inutile girarci intorno: o affrontiamo il problema, certo riducendo al minimo possibile i costi, o non se ne esce e al massimo si potrà ottenere di scaricare tutto (molto peggiorato) su quelli che verranno dopo di noi.