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CONDOFURI. Sanità, morire a trent'anni

CONDOFURI. Sanità, morire a trent'anni

condofuri   di DANIELA MAZZEO -

La morte non la si riesce mai ad accettare. E ancor peggio non si può quando il dubbio che la si potesse affrontare e combattere pesa come un macigno nella mente di chi ha tentato invano di chiedere aiuto.

Ennesima tragedia consumata. Ennesima vergogna sanitaria. La sequenza del disastro sempre la stessa. A Condofuri un piccolo paese del litorale jonico, un giovane avverte un malore. I familiari telefonano al 118. Nessuno risponde. Trascorrono più di 30 minuti. Il tempo nemico di chi sta male gioca a suo sfavore. Scorre velocemente e gli accorcia la vita.

Domande, dubbi, incertezze.

Attimi di terrore che si mescolano alla speranza di chi si affida ad un pronto intervento d’urgenza. Di chi ha il diritto di rivolgersi ad un pronto soccorso e di chi invece ha il dovere di adempiere al suo lavoro e spesso non lo fa.

Non ci sono giustificazioni ma solo mancanze. Non ci sono scuse. Di fronte agli errori che gravano sulla vita umana il prezzo da pagare deve essere alto.

Siamo alle solite. La sanità calabrese ripropone il suo pessimo copione. Lo fa beffando la vita umana e buttandosi alle spalle l’ennesimo errore che dimostra l’inefficienza del sistema sanità.

Basta! I cittadini tutti sono indignati. Non è accettabile dover lottare non soltanto contro la paura del malessere ma anche contro la probabilità di salvezza per mancanza di soccorso!

Il pronto intervento è un diritto del cittadino ma che spesso gli viene negato dalla negligenza o dall’ assenza del personale addetto. E’ ovvio puntare il dito su chi di competenza, ma è risaputo che spesso anche quest’ultimi pagano il prezzo di un sistema sanitario organizzativo che fa acqua da tutte le parti.

Intanto i cittadini sono stanchi di dover subire errori, di non avere la certezza di essere tutelati. Di pagare con la rassegnazione forzata, le conseguenze del cattivo funzionamento della sanità.

Le istituzioni di competenza sembrano anestetizzate dalla loro stessa incuranza. A dimostrazione di ciò i fatti che si susseguono e culminano in tragedie.

E’ ora di finirla di lavare le colpe per cancellare i segni.

Niente potrà consolare la tristezza per la perdita degli affetti più cari. Nessuno potrà riportare in vita la morte.

Ma si deve poter fare di tutto per evitarla!