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L’INTERVENTO (3). Parigi e Facebook

L’INTERVENTO (3). Parigi e Facebook

  fb per parigi di ANTONIO CALABRÒ -

La strage di Parigi ed il Web. Il sangue, il dolore inenarrabile, l’angoscia, l’odio, la paura quasi solidificata nel corpo, e quel grande manicomio sotto gli occhi di tutti che il social network.

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Nelle immagini televisive raramente c’è il sangue. Bisogna immaginarlo. I proiettili di Kalashinok producono un foro d’ingresso di 10mm, ed uno d’egresso di forma stellata tra i 30 e gli 80 mm. Lascia in genere tra i 4 e gli 8 frammenti metallici dentro la parte colpita. Se prende l’avambraccio, puoi dire addio alla spalla. Se colpisce il ginocchio, saluta la gamba. Al tronco, uccide. La pressione del sangue produce zampilli che possono superare il metro di altezza.

Di fronte a questi abomini, la reazione di qualsiasi uomo sarebbe uno shock. Però la televisione non mostra il sangue. La televisione censura quasi sempre la violenza autentica. La rende cinematografica. Ne detta i contorni, i presupposti, i prima e i dopo. Per questo viene facile parlare e scrivere su facebook. Manca l’effetto dirompente della visione. Così diventa facile trasformarsi in esperti delle grandi questioni internazionali. Diventa semplice evocare jet da combattimento e carri armati, sit-in pacifisti e frasi ad effetto. Un film costante, una dinamica ripresa dall’alto di un satellite, un videogioco distante: e diventiamo tutti maestri di geo-politica, di equilibrio mondiale, di teologia e di tolleranza.

Su Facebook si sono viste cose che noi umani non possiamo neanche immaginare. Uomini sovrappeso pronti ad arruolarsi nell’esercito dei Crociati. Teorie degne dei libri di Forsyth sbandierate come verità assolute. Razzismi di ritorno al cui confronto quelli del Ku Klux Klan sembrano l’esercito della salvezza. Eroi dei diritti civili tifare per gli integralisti Islamici. Confronti tra stragi, con tanto di numeri incolonnati. Di più a Beirut, di più a Mumbai, di meno a Londra, e così via. Equazioni di orrori, con le parentesi grondanti sangue. Invisibile, purtroppo. Si sono viste improvvise trasformazioni di gente pacifica in diavoli scatenati. E viceversa. Innumerevoli le contese filosofiche e religiose. Voltaire contro Rousseau. Bellarmino contro Giordano Bruno. Calvinisti contro Ebrei. Palestinesi contro Tedeschi. Lavandaie contro sommozzatori. Tecnici del suono contro falegnami.

Ho visto la bandiera francese utilizzata in tutti i modi. Il mondo si è colorato di Marianne. Solidarietà e appartenenza. Pogba gioca nella Juve. Pogba è nero. I francesi hanno vinto il mondiale con i loro immigrati, e adesso imparano. Io uso il sapone di Marsiglia da sempre. La torre Eiffel è stata una delusione, però c’è un bel panorama. Così imparano a tagliare le teste ai re. Baudelaire era del Gebbione. Anche Zidane era un violento. Si, però era Algerino, lo vedi?

Lo shock c’è stato, eccome. La paura si fa sentire, anche nei petti arditi degli sbruffoni istintuali. Quelli che come prima reazione hanno gonfiato i muscoli (degli altri) invocando il levarsi in cielo dei cacciabombardieri a migliaia e di Napalm su tutto il medio oriente. Anzi, su tutto l’Oriente. Cina compresa. Ed India, così ci restituiscono i marò. Le reazioni dei muratori muscolosi, con tutto il rispetto per i muratori, sono state persino più pacate di alcuni politici nazionali. Stessa preparazione filosofica, stessa capacità retorica.

Il tutto, naturalmente, in esclusiva sul nostro Social Network preferito. Lo spettacolo deve continuare. Io m’indigno di più. Io sono più pacifista di te, e se lo neghi ti prendo a calci nei denti. Io sono tollerante ma non sopporto i Lapponi. Io sono più tollerante di te ma mi fanno schifo i pacifisti. Quando c’era Lui era meglio. Si poteva stare con le porte aperte. Ci vorrebbe Baffone. Il comunismo è morto con Berlinguer. Il varietà vero era quello della Carrà. Nel Congo si spara ogni giorno. Celine era nazista. Nostradamus l’aveva previsto. Anna Arendt era una donna banale. La ‘Ndrangheta è meglio armata dell’ISIS. Attacchiamoli col nucleare. I lanciafiamme sono fuori moda. Noi abbiamo gli Stealth. Col satellite vedono se ti stai rollando una canna. Il Rock è frutto del demonio. I comunisti continuano a mangiare i bambini. Gli Islamici pregano settecento volte al giorno. Il Burqa fa tendenza, Versace ne disegnava modelli. La Trilaterale adesso è Quadrilaterale. Kissinger manovra Al Queida. La Merkel era l’amante di Gheddafi. Berlusconi Nobel per la pace. Renzi sistemerà tutto. Vogliono rovinarci il turismo. Il Cupolone non si tocca sennò Venditti smette di scrivere canzoni. Il Papa è nelle mani della triplice alleanza. Machiavelli Santo subito. La colpa è dell’Euro.

Un diluvio. Universale. Le nostre menti vacillano e chiedono tregua. Ci vorrebbe un po’ di silenzio, e di capacità d’empatia. Immaginare i fori d’ingresso dei proiettili dei Kalashikov. Del sangue, vero, e del dolore fisico. Del dolore sgomento di genitori che hanno accompagnato il figlio al concerto rock o alla partita e se lo ritrovano morto. Dell’urlo delle anime straziate. Del lutto immenso che ci sovrasta.

Si profila una pace definitiva, per questo piccolo essere in preda al delirio. Quella dei cimiteri. La tragedia del Caos totale è dietro l’angolo, e la follia dei social network è il suo sintomo.

Tutti vogliamo la pace. Tranquilli, tra qualche decennio l’avremo. Definitiva, e tombale.