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IL DIBATTITO. E’ giusto e utile togliere i bambini alle famiglie mafiose?

IL DIBATTITO. E’ giusto e utile togliere i bambini alle famiglie mafiose?

 charlie-hebdo  di MASSIMO ACQUARO

- La vignetta di Charlie Hebdo ha scandalizzato il mondo. Un coro di proteste senza se e senza ma. Il corpo martoriato dall’indifferenza del piccolo Aylan su una spiaggia turca è ormai una reliquia della modernità. Il simbolo di popoli in cerca di una speranza, alla ricerca di una vita senza violenza e senza fame. Ma anche la redazione di Charlie Hebdo è divenuta un’icona dell’Occidente. L’essenza della libertà di stampa e del diritto alla satira.

Poi la collisione, lo scontro incomponibile, lo scandalo che non lascia spazio alla tolleranza ed alla mediazione. Ora, sia chiaro, il significato evidente di quella vignetta è inaccettabile. Suscita fastidio. Ironizzare sul piccolo Aylan per dire che, da adulto, avrebbe messo le mani sul sedere delle donne tedesche è inconcepibile. Tuttavia.

Tuttavia in quella vignetta c’è qualcosa che ci riguarda. Come calabresi innanzitutto. E’ di questi giorni un bell’articolo di Giovanni Tizian sull’Espresso. La storia di alcune decine di bambini sottratti alle loro famiglie mafiose perché, altrimenti, condannati a diventare loro stessi mafiosi. Per carità non sarebbero stati sicuramente dei mafiosi, ma – come dire – c'era una certa probabilità, talmente elevata da costringere lo Stato ad intervenire. Tutto legittimo indubbiamente.

Però Charlie Ebdo esprime la stessa convinzione. Certo in modo brutale, offendendo il corpo offeso di un bambino di tre anni. Immaginate cosa sarebbe successo in Italia se qualcuno avesse scritto un pezzo ipotizzando che il piccolo Cocò Campolongo, il bimbo martire di una famiglia finita in mezzo a oscuri guai, da grande avrebbe fatto lo ndranghetista. Sarebbe stato grave e inaccettabile. La dignità di quel piccolo essere ne sarebbe uscita sfregiata.

Ma forse è proprio questo ciò che rende terribilmente vera la vignetta di Charlie Ebdo: tutti piangiamo quel bimbo morto, ma tanti (troppi) pensano che tra le migliaia di immigrati giunti in Europa si annidino i violenti ed i molestatori di Colonia; che tra quei bambini ci siano pericolosi criminali in erba pronti a turbare l’oziosa pace europea. La satira francese lo ha detto in modo graffiante, urticante, ma non del tutto ingiustificato.

Altrettanti, in Italia, sono convinti che la ndrangheta sia una sorta di corredo genetico, invincibile ed ineluttabile. Pensano e/o dicono che i mafiosi generano mafiosi e che ai padri seguiranno i figli. Per cui meglio mettere mano alla famiglie, allontanarne i rampolli, spezzare i legami di sangue. Quasi che lo Stato, la scuola, la Chiesa, i partiti, le associazioni, non servano a nulla, che niente sia capace di sfuggire a quella tara genetica ed educativa e che, nelle famiglie ammorbate dalla mafia, germogli un virus inattaccabile. E questo non può essere accettato, soprattutto se non si tracciano distinzioni, se non si additi l'eccezione rispetto alla regola. Poi che a diffondere il pregiudizio siano uomini dello Stato, e non Charlie Hebdo, non attenua la colpa di questo atteggiamento. Loro non hanno neppure il diritto alla satira.