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IL PRIMATO. Reggio, primi in Italia per il Rock

IL PRIMATO. Reggio, primi in Italia per il Rock

 The Rolling Stones  di ANTONIO CALABRÒ

- Una bella notizia: secondo il sito Amazon la città italiana dove si “consuma” più musica Rock è Reggio Calabria. Una notizia da schianto, da colpo al cuore, da sorpresa, da faccia stile Urlo di Munch.

Proprio Reggio Calabria! Stiamo parlando della nostra Olimpia con le vene varicose distesa sullo Stretto, stiamo parlando della capitale mondiale della ‘Ndrangheta, della città dalle mille case abusive e incompiute, dal mare degradato e dai trascorsi reazionari. Stiamo parlando della città degli innumerevoli bacchettoni e dei tamarri in doppio petto, dei parcheggi standardizzati in doppia fila, dei comparati malavita-economia-politica che sono il sale della sua stessa sopravvivenza.

Reggio Calabria, quella delle tarantelle e dei concerti di cantanti più orrendi delle cose che cantano, delle cialtronate burine di fantomatiche estati a tutto gas, delle ridanciane nottate di una improbabile movida, dei raduni sonnolenti di intellettuali egocentrici che disquisiscono sulla necessità del ritorno alla povertà (degli altri, s’intende). Della città di schiere di paramusicisti e autori-copioni che fanno cover di musica leggera, che sparlano di riscoperta di tradizioni inesistenti, di tarantellari impenitenti (tutti varietà musicali rispettabili, naturalmente, solo una questione di gusti) che spacciano le “muttette” per arte. Ecco, Reggio, nel 2015, è stata la città italiana che ha, più di ogni altra, fruito della musica essenziale del mondo contemporaneo: Il ROCK !

In effetti le premesse c’erano tutte, e da tempo. Nel sottobosco che non si vede, coperto dalle alte fronde di ciò che più fa notizia e più fa business, è tutto un fiorire d’iniziative e di eventi relativi alla musica più importante degli ultimi decenni. Gruppi, gruppetti, musicisti che, pur tra mille difficoltà (economiche, da noi le difficoltà sono fondamentalmente economiche) si esibiscono e riempiono i locali al ritmo di Rolling Stones e Led Zeppelin. Blues a go-gò, chitarre elettriche zampillanti, batteristi matti, armonicisti invidiati da mezza Italia, bassisti indiavolati. E poi un susseguirsi di pubblicazioni con argomento la musica, e fondamentalmente il rock, e tutte le manifestazioni di contorno. E le Radio Locali principali che finalmente dedicano degli ottimi programmi alla nostra amatissima musica, con tutto il seguito sui social, e lo scambio di opinioni e il resto.

Insomma, una notizia che dovrebbe fare gongolare. Il rock è da sempre un segnale importante di cambiamento. Una rivoluzione di costume, un rovesciamento di prospettive, uno strappo costante di regole e un modo di affrontare la realtà atipico, coraggioso e possente. Dalle origini in poi la musica Rock, anche adesso che non riesce a sottrarsi alle spire della schifosissima commercializzazione, è sempre stata sinonimo di rivolta e di consapevolezza. Da Memphis a Los Angeles, da New York a Londra, da Liverpool a Woodstock, è innegabile l’influsso sulla società, sulla politica, sulla riappropriazione dell’io, sulle usanze sessuali, sulla sperimentazione, sull’indagine esistenziale, obbligo di ogni essere umano che cerchi di distinguersi dagli animali.

E, non è mai troppo tardi, anche Reggio Calabria compie un balzo in avanti. Almeno per quanto riguarda la musica. Rock sullo Stretto, una buona consolazione, e un ottimo motivo per cercare ancora di migliorare. Siamo come pietre che rotolano, e sulle pietre rotolanti non si forma mai il muschio. Brava, Reggio !