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REGGIO: La prospettiva del Minniti dopo il disastro Sogas

REGGIO: La prospettiva del Minniti dopo il disastro Sogas

sogas   di DOMENICO MARINO*

- La storia della SOGAS è costellata di errori. La SOGAS ha, o è più corretto dire, aveva una concessione di gestione parziale e precaria. In termini pratici questo termine significa che la concessione non si estendeva alle infrastrutture di volo, ma solo all’aerostazione. Era stata avviata l’istruttoria per trasformare questa concessione in concessione totale. Ma la procedura di trasformazione è stata sospesa per mancanza di garanzie da parte di SOGAS.

La revoca della convenzione di gestione con la SOGAS era una decisione ovvia e attesa, stante lo stato comatoso delle finanze della società. Come in tutti i disastri annunciati, ma tenuti in bagnomaria da polemiche sterili fin quando si potrebbe ancora agire, ora il processo è irreversibile e rimane solo da chiedersi come progettare il futuro e la fase post SOGAS. Ai soci, Comune, Provincia e Regione resteranno questo punto i debiti da pagare che in ultima analisi ricadranno sempre sui cittadini essendo la proprietà della SOGAS pubblica.

Se la proposta per la costituzione di una società unica regionale che sfruttando le sinergie e le complementarità fra gli aeroporti calabresi potesse diventare effettivamente efficiente dal punto di vista economico ed efficace nell’accompagnare i processi di sviluppo del territorio fosse stata accolta, probabilmente questo avrebbe bloccato l’iter di revoca della concessione. La presenza di interessi principalmente di tipo campanilistico, ma non solo, ha reso complesso e difficile un percorso che altrimenti si sarebbe dovuto configurare come quasi naturale e che oggi, dopo l’avvio del processo di revoca della concessione alla SOGAS appare ancora più difficile da attuare.

In questo scenario è opportuno interrogarsi quindi, lasciando sullo sfondo la costituzione, su quali saranno gli eventi futuri.

Dopo la revoca della concessione alla SOGAS per mancanza di requisiti economico-finanziari e gestionali si passerà alla gestione diretta dello scalo da parte dell’ENAC. Questa decisione non era scontata, perché in casi analoghi l’ENAC ha preferito procedere alla chiusura dell’aeroporto. La gestione diretta ENAC è una forma desueta di gestione delle infrastrutture aeroportuali ed è quindi da considerarsi temporanea in attesa dell’emanazione di un bando di gara per la concessione della gestione totale. Cosa che, se SOGAS avesse avuti i conti a posto, avrebbe già dovuto avere.

Se veramente le istituzioni e i cittadini hanno a cuore l’Aeroporto dello Stretto è necessario che venga immediatamente costituito un Comitato che si occupi di attivare tutte le forze imprenditoriali e sociali del territorio per immaginare la costituzione di un soggetto che possa concorrere con possibilità di successo in questa gara. Ciò comporta un lavoro di studio, di definizione di strategie, di analisi economiche che, oltre alle migliori energie del territorio e all’Università Mediterranea, dovrà contare sul contributo di manager capaci. Camera di Commercio e Confindustria dovrebbero essere i capofila di questo processo che non dovrebbe coinvolgere la politica locale se non per un ruolo di stimolo alle istituzioni nazionali e di difesa degli interessi locali, senza alcuna responsabilità diretta nella gestione.

In assenza di un soggetto credibile a cui affidare la gestione dell’Aeroporto dello Stretto, l’ENAC potrebbe anche optare per la chiusura dell’aerostazione e questa sarebbe una vera sciagura per la nascente Città Metropolitana.

*unimediterranea