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LA TESTIMONIANZA. Sindaci calabresi dentro la guerra di Bruxelles

LA TESTIMONIANZA. Sindaci calabresi dentro la guerra di Bruxelles

bruxelles   di SIMONA MUSCO

- La linea è disturbata, il caos sfonda anche la cornetta telefonica. Cesare De Leo, sindaco di Monasterace, è nel cuore pulsante dell’Europa, a Bruxelles, svegliato da notizie di bombe e sangue, morti e feriti.

«La città è completamente bloccata, non possiamo fare nulla. Abbiamo solo voglia di rientrare dopo queste vicende tragiche. Non abbiamo visto nulla ma quello che possiamo dire è che questa città è indifesa», racconta qualche ora dopo l’attentato. La città alle 8 del mattino ha visto sbriciolarsi i propri sistemi di sicurezza: prima è stato colpito l'aeroporto di Zaventem, poi metro e treni della stazione Maelbeek.

Trentaquattro le vite cancellate dalle bombe La paura che il bilancio possa crescere), centinaia i feriti.

All’aeroporto un kamikaze e una bomba dentro una valigia hanno colpito l'area dei check in delle partenze verso gli Stati Uniti e un’area vicino al bar della catena Starbucks, provocando 14 morti. Altre 20 persone hanno perso la vita alle 9,11, quando un’esplosione ha squarciato la stazione metro di Maelbeek, in rue de la Loi. La città, ora, è blindata e per strada sfila l’esercito.

Al primo cittadino dell’antica Kaulon il parallelismo tra la guerra che morde l’Europa e quella della sua Calabria, tra le righe, non viene difficile. Sono due guerre diverse ma egualmente difficili da combattere. Un mostro invisibile, che vede schierati uomini in divisa in ogni dove e un altro visibile che non sembra trovare la stessa reazione. De Leo è partito da una regione militarizzata, presidiata in ogni angolo da forze dell’ordine e lampeggianti. Non la nomina chiaramente la guerra calabrese ma in Belgio, che negli ultimi mesi si è dimostrato crocevia per i terroristi, il livello di sicurezza – che ora è indicato col numero 4, il massimo – «non era adeguato», dice. «Ora c’è un grande movimento di forze dell’ordine – spiega De Leo – ma la sensazione è che non ci sia stato un adeguato servizio di prevenzione. Si va incontro alla morte con una facilità estrema, come si può immaginare di camminare fianco a fianco a qualcuno che sta per farsi esplodere? Come ci si può difendere da un evento del genere? È una delle guerre peggiori, perché in quelle a cui siamo abituati si sa che si può combattere ma qui non ci si può difendere».

Il sindaco era lì assieme ad una delegazione di circa 60 amministratori della provincia di Reggio Calabria. Ieri avevano preso parte ad una visita al Parlamento europeo e ad un approfondimento sui fondi strutturali, oggi il comitato avrebbe dovuto partecipare al comitato delle regioni. Tutto annullato.

Si pensa solo a come tornare a casa, a come imboccare un gate senza il terrore di saltare in aria. «Ci troviamo in una zona semicentrale, non molto distante dalla metro. Stiamo osservando tutto in tv, domani dovremmo riuscire a partire», conclude De Leo.

La linea cede, la telefonata finisce. E allora rimane Facebook a fare da finestra su un mondo immobile e caotico al tempo stesso. Giuseppe Vumbaca, sindaco di San Giovanni di Gerace, è tra i primi ad attivare il “Safety Check” messo a disposizione dal social network per dire a tutti che sta bene. «Siamo in zona stazione Midi. Qui non abbiamo sentito niente, solo qualche ambulanza e vigili del fuoco – spiega -. Tutto tranquillo. Adesso il problema è trovare un volo per rientrare, domani. Il mio volo era oggi pomeriggio proprio da Zaventem. Siamo qui con amministratori locali da tutto il sud Italia. Tutti bloccati in albergo a seguire aggiornamenti».

Insieme a loro c’è l’assessore allo sport di Reggio Calabria Nino Zimbalatti. Anche lui affida i suoi pensieri a Facebook, scrivendo un pezzo di quella storia che solo la strada può raccontare. «Bruxelles si è trasformata in una città dove vige un senso di paura, nel mentre si accavallano i suoni delle sirene delle ambulanze e si attendono notizie precise su morti e feriti. Un mondo che di civiltà ne ha poco, con criminali che hanno colpito bambini ed innocenti – scrive -. Metropolitane chiuse, trasporti bloccati, una persona si lancia da un balcone mentre un elicottero vigila dall'alto nei paraggi dell'albergo dove ci troviamo. Questa e' Bruxelles in queste ore».