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IL RACCONTO. Amore a cinque stelle

IL RACCONTO. Amore a cinque stelle

 fefa   ANTONIO CALABRÒ

- C’è l’imprenditore calabrese con il macchinone ed i soldi a rotolo stile gangster e gli abiti di gran marca e le attività fiorenti, i viaggi all’estero e la villa con vista mare; e ci sono i referenti romani al ristorante di lusso per discutere d’affari tra un piatto e l’altro con champagne annesso.

Si discute, si scherza e si stringono accordi con una stretta di mano prima di dare il via alle carte degli avvocati e dei commercialisti. Il vino riempie i bicchieri e il discorso scivola dalle grandi opere alle passioni agli interessi comuni.

Le ragazze per concludere la serata sono già parcheggiate in attesa all’Hotel, le donne sono il sale della vita, un ottimo mezzo per rilassarsi dopo tanto stress, il giusto premio per noi capitani coraggiosi d’industria e d’impresa in questa Italia che frena lo sviluppo con tasse spropositate; si però queste pischelle sembrano tutte uguali con questi occhi felini e i capelli stirati e le unghie laccate. Si, ma qui a Roma ne circolano tante gattine pronte a stendersi sul cofano della Mercedes, c’è l’imbarazzo della scelta, la televisione, il cinema, la moda, tutto si può avere, basta sganciare. Tutto? Quasi tutto, certo.

Pensa un poco che il mio sogno erotico da sempre è la celebrità in tacchi a spillo, la stella decaduta di programmi da milioni di spettatori, certo adesso ha una certa età ma io l’ho sempre sognata come la regina delle notti a luci rosse, sai a noi calabresi va il sangue alla testa.

Si può fare. Davvero? Ti farò sapere.

Passa una settimana e la telefonata arriva, il cellulare brucia, risate e battute. Solo una questione di prezzo, cifre alte, spara, ventimila, ma che è matta, no, si può trattare, batti e ribatti, si arriva a quindici, più naturalmente il ristorante da guida Michelin e l’Hotel a cinque stelle per la notte bollente. Non mi sembra vero, ma si in fondo quindicimila che sono, va bene, appuntamento, Roma, il gran giorno.

Lei è meno bella del suo ricordo, della sua icona scolpita nelle menti di milioni di spettatori, è vistosamente truccata e preparata, ma diventa subito cordiale, disinvolta, modi di gran classe, la sua notorietà è ancora alta, si ferma per firmare autografi. Tra poco sarà mia, la cena vola, subito in albergo, due camere diverse, raggiungimi tra mezz’ora.

Vestaglia di seta, autoreggenti e tutto il necessario da porno- notte , però prima si paga, solo contanti, una busta gonfia di “violette”, 30 banconote da 500 euro, subito dentro il cassetto del comodino di radica. Baci, abbracci, via, si parte.

Niente di che. Era meglio la badante della nonna. La notte è lunga e tra un giochetto e l’altro lei si trincera in bagno. Immagino che sniffa coca. Le cola il naso. Fuma in camera. Alle quattro di mattina crolla. Ho un gran sonno, sei stato un toro, e chiacchiere gratuite per metterlo alla porta. Ci risentiamo allora, certo, quando vuoi. Sei stupenda.

Ma non è vero. La delusione è quella del bimbo che scopre la truffa di babbo natale. Una scema mezza tossica con il corpo cadente. La stella in caduta libera e la necessità dei soldi per continuare a brillare. Con quindicimila euro vive una famiglia per un anno. Una notte salata per un amore insipido.

L’imprenditore calabrese ha un gran gusto per le donne di classe. Le conquista e, se non può, se le compra. Altrimenti a cosa serve fare tanti soldi, se non cacciarsi sfizi come questi?