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GENCHI sanzionato dal Garante della privacy per 192mila euro

GENCHI sanzionato dal Garante della privacy per 192mila euro

- Gioacchino Genchi “ha costituito un database in assenza di specifico incarico da parte dell'autorità giudiziaria e lo ha alimentato con i dati acquisiti nel corso delle proprie attività di consulenza per conto dell'autorità giudiziaria, utilizzando il patrimonio informativo in esso contenuto per finalità ulteriori rispetto a quelle correlate agli incarichi ricevuti”. Sono motivazioni granitiche quelle messe nere su bianco dall'autorità Garante per la privacy, che ha condannato Gioacchino Genchi ad una pesantissima sanzione amministrativa pecuniaria pari a 192mila euro.

Dopo ben quattro anni, dunque, si conclude – almeno per il momento – la vicenda che ha visto protagonista uno dei più noti consulenti informatici (ha collaborato, fra gli altri, con i giudici Giovanni Falcone e Luigi De Magistris e per le indagini sulla strage di via D'Amelio), passato da numerose bufere giudiziarie (si pensi alle accuse di Silvio Berlusoni) proprio a causa di quell'enorme archivio costruito nel corso degli anni, con nomi, cognomi, utenze, tabulati telefonici e numerosi ulteriori dati sensibili, acquisiti grazie alle proprie attività di collaborazione con la magistratura di mezza Italia.

Per quell'archivio, Genchi è finito sotto inchiesta a Palermo, la sua città d'origine, con l'accusa di aver permesso un libero accesso alla banca dati informatica, anche ai suoi collaboratori, nonché altri soggetti che non avrebbero dovuto usufruirne. Il procedimento penale si è concluso con un'archiviazione, in quanto l'autorità giudiziaria, “pur ritenendo integrati gli estremi oggettivi del reato di trattamento illecito di dati personali, non ha ritenuto sussistente nel caso di specie la condizione obiettiva di punibilità richiesta dalla norma rappresentata dal nocumento subito dai soggetti cui si riferiscono i dati trattati dall'indagato”.

Conclusione che però non ha precluso all'autorità garante per la tutela della Privacy la possibilità di procedere comunque ad un'istruttoria per ravvisare un eventuale illecito amministrativo nella gestione di quella banca dati. Ed è proprio con il provvedimento del 31 marzo scorso che l'organo presieduto da Antonello Soro ha certificato la violazione di diverse norme del codice in materia di protezione di dati personali. A poco sono valse le ragioni difensive portate da Genchi, il quale ha lamentato in primis una violazione del diritto di difesa, ponendo anche l'accento sul lavoro del consulente Bernaschi, le cui conclusioni sono state ritenute “semplicistiche e tendenziose”, in quanto, secondo la difesa del poliziotto, “non vi è un solo byte di dati informatici che non provenga da una corretta acquisizione nell'ambito di un incarico giudiziario, la cui registrazione, trattazione e mantenimento siano avvenuto sulla base di una specifica e legittima esigenza procedimentale, connessa all'espletamento dei rispettivi incarichi”. In sintesi, Genchi ha sostenuto che al suo archivio non potevano accedervi se non soggetti abilitati e autorizzati (ad esempio, magistrati). Una conclusione differente da quella del perito all'epoca nominato nell'inchiesta di Palermo, il quale verificò come quella banca dati web era alla portata anche di giornalisti ed altre figure diverse da quelle indicate da Genchi e in assenza di qualsivoglia autorizzazione.

Insomma, per il Garante della privacy, sebbene quelle informazioni siano entrate lecitamente in possesso del consulente palermitano, grazie agli incarichi avuti a livello giudiziario, la gestione dell'archivio è andata oltre il perimetro indicato dalle consulenze e dalle perizie, in quanto Genchi ha assunto la nuova veste di soggetto privato titolare del trattamento. Le violazioni, oltretutto, sarebbero avvenute prima delle asserite esigenze di difesa prospettare dallo stesso Genchi.

Ma la decisione del Garante per la protezione dei dati personali, potrebbe non esaurire la questione. L'ex consulente di De Magistris, infatti, potrà impugnare l'atto davanti all'autorità giudiziaria, mentre a Palermo è ancora pendente un'indagine nei suoi confronti, dopo la denuncia dell'ex procuratore aggiunto della Dna, Alberto Cisterna, per i medesimi fatti contestati dal Garante.