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L’INTERVENTO. Sporting Locri: così (non) è se vi pare

L’INTERVENTO. Sporting Locri: così (non) è se vi pare

 sporting2  di MARCO NASTASI

- “Ed ecco signori come parla la Verità , siete contenti?” Con questa dissacrante frase, dello scettico Lamberto Laudisi, si chiude l’opera teatrale di Luigi Pirandello. Ed invece, con la richiesta  di archiviazione, sembra chiudersi (guai a fidarsi della Verità..) la vicenda relativa alle minacce subite dalla società di calcio a cinque femminile "Sporting  Club" di Locri, definita dal Procuratore Luigi D’Alessio una montatura. Non si è fatta attendere la risposta del personaggio principale della storia, l’ex vice–presidente della squadra, Ferdinando Armeni, il quale ha dichiarato che le minacce le ha davvero ricevute, e che non ha mai parlato di 'ndrangheta.

Ma a prescindere dai possibili sviluppi, che la verità, in questo caso giudiziaria, dovrà definire, resta il valore simbolico di tutta la vicenda. Una sorta di manifesto, dai tratti realmente pirandelliani, sul concetto di Verità  ed il consequenziale cortocircuito mediatico-popolare messo in atto, su cosa vogliamo o non vogliamo credere, e ovviamente come tutto questo possa essere funzionale a ciò che è realmente ascrivibile al fenomeno 'ndrangheta.

Ed è proprio dal rapporto, a volte perverso, tra mezzi d’informazione e pubblico, che si crea una sorta di struttura a vasi comunicanti attraverso la quale si costruiscono modelli di realtà funzionali a vari interessi. Quindi, l’obiettivo principale diventa non più la ricerca di una verità più o meno oggettiva, attraverso un’indagine critica e razionale, ma la costruzione di rappresentazioni da mettere subito in scena, perché’ di forte appeal sull’opinione pubblica, e che possono dar vita a successive narrazioni su cui costruire e intersecare storie a cascata. Come dicevamo è un rapporto a vasi comunicanti, e quindi sarebbe ingenuo cadere nella demagogica ed errata analisi che la colpa sia solo di stampa, tv ,etc., perché anche noi, fruitori di notizie, siamo complici decisivi.

Infatti, ingolositi dalla messa in scena più teatrale, rinunciamo a quella fondamentale operazione di discernimento che dovrebbe guidarci ogni qual volta leggiamo o ascoltiamo notizie su un qualsiasi evento, rinunciando così a conoscere prima di credere, ma a credere   senza conoscere, perché più facile e istintivamente più attraente. Ma tutto questo non si ferma ad una teorica disquisizione sui concetti di conoscenza e verità, e su come il nostro approccio ai fatti e/o alle interpretazioni possa più o meno allontanarci dal senso delle cose, perché quando parliamo di determinati argomenti gli effetti possono essere esponenziali.

Nel caso relativo alla squadra di Locri, ed al modello di realtà immediatamente confezionato e dai più accettato ed alimentato come “ È  'ndrangheta”, a beneficiarne sono stati tutta quella serie di soggetti che rientrano nella ormai fruttuosa professione dei “professionisti dell’antimafia”  ed, ovviamente, la vera criminalità. I primi, infatti, possono sfruttare questi eventi come ulteriore cassa di risonanza, con comparsate e opinioni, distillate come un fiume in piena, per perpetuare un business sostenuto da molti complici, come se si trattasse di un indotto che beneficia dei successi delle aziende traino.  Ma come sosteneva Pirandello, la realtà si scinde continuamente sotto ai nostri occhi. Accanto a questa realtà scenica si muove la dolente realtà oggettiva rappresentata dagli altri, cioè dalla “vera” criminalità. Essa opera ormai con mezzi e strategie molto più sottili, e che dal suo alterego scenico trae vantaggio, perché  la mimetizza attraverso la pericolosa banalizzazione dove  “tutto è 'ndrangheta”.

Ed a noi, lettori e spettatori, giornalisti, resta un doveroso compito, non accettare e non farsi sedurre dalle parole della seconda moglie del signor Ponza (e nel contempo figlia della signora Frola):” Io sono colei che mi si crede".