Direttore: Aldo Varano    

L’INTERVENTO. Sanità, l’insopportabile pugno allo stomaco

L’INTERVENTO. Sanità, l’insopportabile pugno allo stomaco

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- Le vicende relative al reparto di Ginecologia degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, note come “Mala Sanitas”, sono inevitabilmente foriere  di riflessioni e reazioni, stati emotivi che si intrecciano e si confondono, rabbia e disprezzo che si alimentano. Lo svolgimento e la prosecuzione delle indagini chiariranno quello che sappiamo ed altri elementi potranno essere messi in luce. Sarà compito della  magistratura quindi, e, nel contempo, di una rigorosa cronaca giornalistica tracciare nel modo più dettagliato i diversi livelli di realtà.  Quella squisitamente legata all’aspetto penale, attraverso  le relative  responsabilità  dei soggetti coinvolti, e quella che trascende le colpe puramente ascrivibili alle norme di giustizia, ma non per questo  da far scorrere come un qualcosa di “naturalmente giustificabile”.

Quello che ci lascia sgomenti, e che porta noi tutti ad interrogarci su concetti come umanità, professionalità, rispetto della dignità umana, è l’humus che prende forma, a prescindere dall’aspetto puramente penale. Una realtà dove commenti ironici e risate facevano da colonna sonora, quasi come una sorta di sprezzante rumore di sottofondo, alle tragiche esperienze vissute dai pazienti.

Ecco che forse la mia è una reazione più di “pancia”, frutto di quel pugno allo stomaco che sento di aver ricevuto. No, non possiamo esimerci da una reazione, perché’ significherebbe comunque assuefarci alle negazione di un sistema valoriale che prescinde dalla norma di giustizia, in cui molte volte i valori non trovano  corrispondenza. Ecco, alla luce di tutto questo, ho voglia di dire “No!”. No al silenzio che fa covare l’impunità, la scintilla di un errore trasformata in un incendio permanente, come se la scenografia del male fosse la più normale e lussuosa per carnefici della vita altrui. Eccole le fiamme, alimentate giorno per giorno dall'indifferenza, dall'assenza di quel peso che dovrebbe soffocare ciò che chiamiamo coscienza e che segna il confine tra uomo e mostro. Ecco la carne di corpi violati e disumanizzati, usati come strumenti con cui scandire la propria quotidianità', lavorativa e umana, trasformata nella messa in scena normalizzata dell'incompetenza e dello sfregio continuo di quel barlume di umanità, che dovrebbe albergare anche in anime annegate nell’infinità oscurità di un pozzo svuotato. Epifanie negate, "manifestazioni" d'innocenza soffocate per lasciare posto alla rappresentazione dell'orrore.