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La ‘Ndrangheta nel paese di Don Camillo e Peppone. Racconta l’inviato (calabrese) di Repubblica

La ‘Ndrangheta nel paese di Don Camillo e Peppone. Racconta l’inviato (calabrese) di Repubblica

 brescello   

- (dall’inviato - di Repubblica - a Brescello) Marchiati, marchiati per sempre. Brescello sarà ricordato come il primo Comune dell'Emilia Romagna sciolto per infiltrazione mafiosa. Una decisione del Consiglio dei ministri, che da queste pari nessuno vuole accettare. Non gli va giù l'idea di essere etichettati come un paese in mano alla mafia. E sono arrabbiati. Perchè loro, i brescellesi, la 'ndrangheta qui non l'hanno mai vista, mai percepita. Così dicono nei bar del centro, così dicono seduti sulle panchine che stanno accanto alle statue di Peppone e don Camillo. Così dicono tutti. Dall'ex sindaco Marcello Goffrini che si è dimesso il 30 gennaio, "stanco delle troppe polemiche". Al parroco don Evandro Gherardi che domenica scorsa ha fatto la prima comunione al figlio di Francesco Grande Aracri, fratello del boss Nicolino. In centro, su un lato di Piazza Matteotti, si affaccia la casa del sindaco Goffrini, su un altro c'è il municipio che si trova proprio davanti alla chiesa. Sembra di stare sul set della celebre storia di Giovannino Guareschi. Uno spaccato dell'Italia degli anni '50 ricordata dalle sculture dei due protagonisti e da mille altre immagini di Fernandel e Gino Cervi presenti su ogni vetrina. Non è più come a quei tempi, oggi sindaco e parroco non si guardano in cagnesco, non si puntano l'indice contro, anzi. Don Evandro si ferma a parlare con la gente: "Le decisioni delle istituzioni vanno rispettate, non possiamo fare altrimenti".

Poi ci pensa su e aggiunge: "E però io questa cosa non la capisco, non chiedetemi di condividere certe scelte. A Brescello ci sono i mafiosi, certo, ma Brescello non è un paese di mafiosi". In piazza c'è anche Gabriele Gemma, ex assessore allo sport e ai lavori pubblici, ma anche ex segretario del Pd. Scuote la testa, e attacca: "Mi sento amareggiato, mi dispiace soprattutto per il paese e per la gente. Noi questa cosa non la meritiamo. Non c'è un consigliere comunale indagato, nessun esponente della giunta ha mai avuto problemi. Niente". Brescello, 5600 abitanti, disoccupazione pari a zero, redditi altissimi, bilancio del Comune in attivo. E poi 400 calabresi, quasi tutti di Cutro e Isola Capo Rizzuto in provincia di Crotone, che vivono in un quartiere a nord verso Parma. Una città nella città, quella zona non a caso la chiamano "Cutrello". L'ex sindaco scende in piazza e parla della sua "amarezza". Spiega: "Sono dispiaciuto. A Brescello ci sono i mafiosi, ma qua non posso dire che si sono comportati da tali. C'è un sacco di brava gente che lavora, che è tranquilla. Poi ci sono anche quelli che hanno impicci, ma in Comune non li ho mai visti. Per questo voglio e devo capire". Aspettano le carte a Brescello, vogliono leggere quali contestazioni sono state mosse prima dalla Prefettura e poi dal Consiglio dei ministri. Goffrini lo dice apertamente: "Ho un tarlo. Mi dicono che il Comune era infitrato dalla 'ndrangheta. Va bene, se hanno ragione loro allora devo capire dove ho sbagliato perchè io non me ne sono mai accorto".

Dopo aver letto le carte ognuno deciderà che fare e "se impugnare l'atto con un ricorso". Sono arrabbiati a Brescello, con tutti. Con il Governo e con il Pd. Il Partito democratico ha sostenuto Goffrini (che non è iscritto) ed ha animato la lista civica che lo ha portato in Comune. Poi ha avuto un atteggiamento a fasi alterne. Per l'ex segretario Gemma avrebbe dovuto difendere l'amministrazione. Invece a gennaio il segretario della federazione provinciale di Reggio Emilia, Andrea Costa, ha chiesto le dimissioni di Goffrini. Così tutto è finito a Brescello, ed ora nessuno ha più voglia di parlare di politica.

di GIUSEPPE BALDESSARRO - inviato di Repubblica dove questo reportage è stato pubblicato il 21 aprile.