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AFRICO. Arrestato Domenico Morabito, il nipote di Peppe Tiradrittu

AFRICO. Arrestato Domenico Morabito, il nipote di Peppe Tiradrittu
domenicomorabito Qualche settimana fa, i carabinieri della Compagnia di Bianco si erano appostati in una viuzza nel centro abitato di Africo, tenendo d'occhio un'abitazione che apparentemente pareva disabitata.
Poi, questa mattina all'alba, sono entrati in azione e hanno trovato l'uomo a cui da ormai cinque anni davano la caccia.
Il latitante Domenico Morabito,59 enne, si nascondeva proprio a casa del fratello detenuto. Domenico, nipote di “u tiradritto” Giuseppe Morabito, è considerato dai carabinieri il «promotore delle attività illecite dell’organizzazione».
Sulla sua testa pende una condanna, in primo grado, emersa nel 2014 dal Tribunale di Locri a 22 anni di carcere.
Nel marzo del 2011, quando scattò il blitz “Imelda 2”, i militari del Gico della Guardia di Finanza di Catanzaro, insieme ai finanzieri dello Scico di Roma, avevano fatto irruzione nella sua abitazione. Ma l'uomo era riuscito a beffarli lanciandosi da una finestra e dileguandosi in una guga. La caccia contro Domenico Morabito dura da allora. Ormai da mesi il nipote di Peppe U tiradrittu era diventato una sorta d'ossessione per i carabinieri della stazione di Bianco e quelli del nucleo operativo della Compagnia, diretti dal capitano Ermanno Soriano e dal tenente Massimiliano Cosentini. I militari sono arrivati al “covo” del latitante a seguito di attività di indagine nel corso della quale si è operata una intensa ed efficace osmosi info/operativa che ha dato vita a lunghi servizi di osservazione e pedinamenti, anche nei confronti dei familiari del latitante.
Fondamentale, sul campo, per la cattura del latitante è stato anche l'instancabile lavoro d'osservazione dei Falchi d'Aspromonte: I militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”.
All’interno dell’abitazione dove Morabito aveva trovato rifugio, i militari del colonnello Pasqualino Toscani (comandante del gruppo territoriale carabinieri di Locri) hanno ritrovato strumenti per l’osservazione a distanza, alcuni apparati ricetrasmittenti nonché materiale vario atto a camuffare l’identità personale. Tutti strumenti utilizzati per gli spostamenti. Il 59 enne era ricercato dal 2011 allorquando sfuggì alla morsa dell'operazione “Imelda 2” in cui, secondo l'accusa, erano coinvolti soggetti appartenenti ad un’organizzazione dedita al narcotraffico internazionale di eroina, cocaina ed hashish, tra la ex Jugoslavia e l’Italia.