LOCRIDE. Omicidio Mary Cirillo, è scontro tra periti: In grado di intendere e volere; Non è vero

LOCRIDE. Omicidio Mary Cirillo, è scontro tra periti: In grado di intendere e volere; Non è vero
mary cirillo «Il soggetto, al momento di cui al processo, certamente era affetto da psicopatologia». Sono parole che pesano quelle di Rocco Zoccali, consulente nominato dalla difesa di Giuseppe Pilato, accusato di aver ucciso la moglie Mary Cirillo il 18 agosto 2014, a Monasterace. Parole che cozzano con quelle messe nero su bianco da Giovanni Francesco Malara e Maria Ciafone, periti nominati dalla Corte d’assise di Locri, secondo i quali il 31enne era invece capace di intendere e di volere quando, secondo l’accusa, avrebbe sparato alla donna. Due perizie che vanno in sensi diametralmente opposti e che ora sono in mano alla corte presieduta da Fulvio Accurso, che il prossimo 9 novembre pronuncerà la sentenza sul caso. I periti del tribunale (come ampiamente evidenziato qui: http://www.zoomsud.it/index.php/cronaca/92993-omicidio-mary-cirillo-i-periti-pilato-era-capace-di-intendere-e-di-volere) danno dunque ragione all’accusa.

Zoccali, invece, disegna un quadro nettamente diverso, partendo dallo stato depressivo di Pilato, nel quale era piombato già nel 2011 e, poi, nel 2013, dopo un periodo di rinnovato benessere. «Un grossissimo stato depressivo», hanno affermato in aula i medici che lo hanno avuto in cura, legato alle «vicende matrimoniali (…) controverse». L’esame eseguito dal perito della difesa nel carcere di Vibo Valentia è preoccupante. Secondo Zoccali, infatti, tutto porta ad «un notevole rischio psicopatologico». Insicurezza, mancanza di fiducia nelle proprie capacità, mancanza di autonomia, mascherati da rabbia e ostilità nei confronti dell’ambiente circostante, nonché da «ipervalutazione di sé». Secondo l’esperto, dunque, «la sfera pulsionale tende ad influenzare il comportamento (di Pilato, nda) in maniera incontrollata». Sintomi paranoidei, che spingono Zoccali a parlare di «disturbo bipolare con pregresso episodio depressivo con manifestazioni deliranti», nonché «disturbo di personalità con evidenti tratti patologici paranoidei e narcisistici».



IL MOMENTO DELL’OMICIDIO – La certezza che quel terribile giorno Pilato fosse fuori di sé Zoccali la ricava dall’anamnesi patologica di Pilato, dai precedenti in famiglia, dalle dichiarazioni di medici e psichiatri interrogati durante il processo e dai certificati dei medici che lo hanno seguito prima della tragedia. Certificati che confermano gli spunti paranoici, lo stato depressivo, la malinconia cronica che avrebbero afflitto il giovane nel corso degli anni. «La patologia che ha condizionato i comportamenti di Pilato al momento del fatto – scrive Zoccali – certamente è stata di estrema gravità». Tanto da renderlo «incapace di intendere e di volere», da renderlo soggetto a una componente delirante «presente al momento del fatto» e che, aggiunge l’esperto, «ha certamente interferito sul comportamento di Pilato Giuseppe, condizionandone le relative capacità di intendere e volere».

Dichiarazioni a corredo delle quali c’è la relazione di un altro specialista in psichiatria, Antonio Bruno, che ha eseguito diversi testi diagnostici per scandagliare la personalità di Pilato. Test che evidenziano «problemi emotivi», umore labile e oscillazioni depressive, tendenza al distacco autistico «con la perdita della capacità di distinguere tra realtà interna e realtà esterna». A ciò si aggiunge un comportamento «con chiare caratteristiche isteriche e probabile sviluppo di sintomi somatici di conversione». Insomma, Pilato avrebbe perso la propria capacità critica, afflitto da «disturbi emotivo-comportamentali» particolarmente rilevanti. Tutto il contrario di quanto affermato da Ciafone e Malara, contestati nelle controdeduzioni a firma di Giuseppe Sartori e Francesco Bruno, entrambe acquisite agli atti del processo, che evidenziano, nel caso di Sartori, come «le metodologie utilizzate dai periti non abbiano caratteristica di prova scientifica in quanto si discostano in modo significativo dagli standard operativi correnti» e come, nel caso della relazione a firma di Bruno, «il soggetto sia tuttora affetto, come lo era al momento del fatto ed anche prima dello stesso, da una grave sindrome psichiatrica che lo ha reso incapace di intendere e di volere».