Autorità, signore e signori, amici, carissimi ragazzi, vi rivolgo innanzitutto il mio saluto e il mio ringraziamento per essere presenti a questa iniziativa organizzata per commemorare Franco.Ancora oggi, mi consola che in tanti si mobilitino per onorare la memoria di mio marito, ucciso da mano mafiosa undici anni fa. Soprattutto, è motivo di conforto vedere, come ogni anno, tantissimi giovani, che sono la nostra speranza.
Nel rievocare il dolore più grande della mia vita e di quella dei miei figli, è come un balsamo la presenza di voi studenti: con la vostra vitalità, i vostri sogni, i vostri progetti, i vostri sorrisi.
“Ex malo bonum”, ammoniva Sant'Agostino.
Ed è la verità. Perché il sacrificio di Franco - mi ripeto ogni volta che ho l'opportunità di parlare davanti alla nostra migliore gioventù - non è stato vano.
Il sacrificio di Franco, infatti, ha ridestato la coscienza sociale sopita in Calabria e ha contribuito a sedimentare, in un'intera generazione di studenti, il “senso della legalità” che forse non aveva mai avuto modo di svilupparsi nelle generazioni precedenti. Purtroppo, bisogna riconoscere che non tutti i raccolti successivi a quel tragico 16 ottobre 2005 hanno portato gli stessi, buoni frutti. L'impegno contro le mafie non è un campo che può essere messo a maggese. Va coltivato quotidianamente, con impegno, con dedizione esclusiva, con serietà, con attenzione.
E' ciò che fa – consentitemi di dirlo – incessantemente, ormai da molti anni, il procuratore Gratteri, che ringrazio per la sua presenza, così come ringrazio due altre autorevoli personalità come l'onorevole Napoli e il direttore Pollichieni. Sentimenti di gratitudine rivolgo anche al padrone di casa, il dirigente scolastico prof. Sacco, al sindaco della Città, Giovanni Calabrese, e al presidente del Consiglio regionale, Nicola Irto, la cui attenzione verso la memoria di Franco non è puramente formale, ma assolutamente sostanziale.
Mi sia concesso, inoltre, ricordare la personalità che più di ogni altra, in questi anni, è stata un punto di riferimento per tutti noi. Una figura altissima delle Istituzioni, che nel momento più difficile ci ha trasmesso una vicinanza umana fuori dal comune e ci ha fatto sentire l’effettiva presenza dello Stato: il presidente Carlo Azeglio Ciampi, che ci ha da poco lasciati, e al quale anche oggi va il nostro deferente, grato, commosso pensiero.
Quest'anno si è rinsaldato il rapporto con il mondo della scuola: con il Ministero dell'Istruzione e, in particolare, con questo istituto, il liceo Mazzini, che è protagonista di un progetto che reputo molto significativo: quello dell'avvio di un percorso che coinvolge gli studenti sul tema della legalità e della libertà d'informazione, bene prezioso da cui dipende la qualità della democrazia in Italia e in ogni altro Paese.
Già, la democrazia. Non una semplice forma di Stato, ma un valore assoluto su cui oggi ritengo giusto spendere qualche parola. Mi domando quale sia l'idea di democrazia che stiamo trasferendo ai nostri ragazzi. Una democrazia strillata, sguaiata, offensiva, superficiale. Una democrazia apparente, condizionata dall'affacciarsi di poteri extrapolitici, dichiaratamente criminali e non, che arriva ad essere addirittura svuotata di senso.
Ci si interroga sulla rappresentatività delle leggi elettorali, ma non ci si sofferma sul perché ormai la metà dei cittadini sia talmente tanto sfiduciata da appartenere in pianta stabile alla schiera di coloro che non si recano alle urne. La metà del Paese, con il proprio silenzio e la propria assenza, segnala una protesta profonda, reale, molto più preoccupante della protesta “urlata”. In tempi di battaglie a colpi di sondaggi, sarebbe bene dedicare più attenzione a qual è il livello della fiducia che i cittadini ripongono nella Politica e nelle Istituzioni.
Nel frattempo, si continua a emigrare. Sempre di più, e non solo da giovani. Lo scorso anno oltre 100mila italiani hanno fatto la valigia per trasferirsi all'estero; è una condizione che noi conosciamo, essendo figli di una terra di emigrati, che ha “polverizzato” la comunità calabrese nei cinque continenti. Eppure, siamo anche terra di accoglienza. Queste coste continuano a ricevere e abbracciare chi cerca una terra promessa e sfugge alle persecuzioni, alle guerre, alla paura, alla povertà.
L'Italia è la frontiera più avanzata dell'accoglienza, ma è anche un pezzo d'Europa che su questo versante viene cinicamente abbandonata a se stessa. Se le istituzioni italiane non brillano, quelle europee vengono considerate lontanissime, quasi evanescenti. Tutto questo avviene in un mondo globalizzato, in cui si stanno aggravando le disuguaglianze sociali ed economiche, di fronte alle quali però si acuiscono egoismi e paure. Lo ha più volte denunciato Papa Francesco, che contro la “globalizzazione dell’indifferenza” ci sollecita a usare l’antidoto delle “opere di misericordia”, nell’anno giubilare che si avvia alla sua fase conclusiva.
Vedete, ragazzi, la disuguaglianza è un nemico che dobbiamo combattere al pari della ‘ndrangheta. Un nemico subdolo, che si nasconde ai nostri occhi ma che alimenta gli odi e le guerre. Disuguaglianza tra la parte ricca e la parte povera del mondo, ma anche disuguaglianza dentro la nostra società, nelle nostre regioni, nelle nostre città. Mentre ciò avviene, mentre questo male consuma dall’interno le comunità nelle quali viviamo, i problemi concreti restano drammaticamente irrisolti.
Finalmente arriveranno i fondi della cosiddetta “Legge Fortugno”, 38 milioni di euro per diversi interventi sul territorio, per effetto della rimodulazione del protocollo che sarà sottoscritta domani da Regione, Provincia e Comune. Risorse importanti, che potranno rappresentare una goccia nel mare delle necessità di questa terra che ha bisogno di speranza.
Tuttavia, nella Locride, continuiamo a fare i conti con la crisi economica, con la mancanza di sbocchi occupazionali per i giovani, con l'isolamento nei trasporti, con la mancanza di infrastrutture, con il dramma di una sanità che non può ammettere più sprechi ma non può essere sottoposta a misure draconiane e tagli inaccettabili.
Il diritto alla Salute è un bene costituzionalmente tutelato. Non garantire quel diritto significa alimentare le disuguaglianze, favorendo così la rabbia sociale e la sfiducia nelle istituzioni, in un corto circuito che finisce per rafforzare l’idea dell’anti-Stato e svilire quella dello Stato. E proprio sulla sanità, anche alla luce di quanto emerge da alcune indagini in atto a Locri, potrebbe essere utile “accendere un faro”, facendovi ricadere un fascio di luce proveniente dagli organismi d’indagine parlamentare.
In questo quadro, emerge l’esigenza di uno scatto della Politica. Quella con la P maiuscola, che per mio marito Franco era fatta di visione del futuro e di risposte ai bisogni dei territori, di grande umanità ma anche di intransigenza di fronte all’illegalità, come gli atti da lui prodotti in Consiglio regionale testimoniano inequivocabilmente.
Così, è inevitabile chiedere alla politica un “di più” di impegno sul fronte della legalità. Quanto è emerso dalle indagini degli ultimi mesi, al di là delle responsabilità personali, è uno spaccato sconcertante del rapporto perverso tra la politica e forze oscure e mafiose. Una relazione che indebolisce i partiti, inquina le istituzioni e cancella speranze e libertà. Ma voi, ragazzi, è di speranza e libertà che dovete nutrire il vostro futuro. Abbiate dunque sempre la schiena dritta, non cedete alle lusinghe del facile guadagno o del facile consenso, non abdicate ai vostri valori e ai principi con cui siete cresciuti.
Seguite la strada più giusta, non quella più breve. Così costruirete la vostra vita sulla roccia della legalità e della cultura, e non sulla sabbia di un effimero benessere.
È con questi valori che Franco ha allevato i miei figli, ed è ad essi che vi chiedo di volgere lo sguardo, con fiducia e speranza.
Grazie.