Giorno 21 ottobre ci sarà a Reggio una manifestazione di solidarietà alla ragazza minorenne di Melito P.S. vittima del “branco”. Pur avendo più di qualche dubbio sulla stessa mi auguro che la manifestazione riesca e che non sia sterile. Insomma che non esaurisca la propria funzione in scontante parole di sdegno verso i “bruti”. Si tenga conto che la ragazza di Melito ha “fratelli” e “sorelle” su cui ogni giorno si consuma una invisibile quanto perfida violenza. Quella di genere è parte della violenza del forte sul debole, del ricco sul povero. In oltre mezzo secolo di “impegno” ho visto molte volte la discesa agli inferi dei figli dell’emarginazione. Potrei fare migliaia di esempi ma voglio soffermarmi su un “caso” che esporrò in poche ed essenziali parole. Un caso assolutamente vero.
Bianca era una bella ragazza bruna dagli occhi neri. Il padre, docile lavoratore, costretto ad emigrare in Germania, lasciando una decina di bambini in una stanza con una madre esausta dalla solitudine e dalla fatica.
Recita un antico adagio “casa terrana, figghia puttana”, e quella di Bianca era una casa sotto il livello stradale.
In quella “abitazione” i raggi del sole non entravano mai e neanche la felicità. Così che due bambini pensarono di andarsene, in anticipo, all’altro mondo.
Lei si abituò ad esser picchiata senza lamentarsi. Non piangeva neanche quando la maestra le tirava i capelli perché quelle stupide vocali non le entravano nella sua testa tormentata da ben altri pensieri. Continuò a non lamentarsi quando un carabiniere l’avvicinò con la scusa di avere notizie sul padre e le fece molto male. Poi fu un meccanico, quindi un panettiere e poi altri ancora.
Forse non pensavano di farle del male dal momento che i più erano convinti che la “roba” incustodita fosse di tutti. Così Bianca divenne “diletto” per un branco di “forti” che non riconoscevano l’umanità nel debole ed Ella rispetto a loro si comportava come il passerotto immobilizzato dinanzi allo sparviero.
I genitori disperati ed impotenti pensarono di salvarla dandola in sposa un uomo più grande e cieco sin dalla nascita. Lui odorò i suoi capelli, toccò le sue guance, carezzò il suo seno così come si fa con una vitella al mercato e decise di farla diventare “roba” sua. Ebbe un letto per giacere, un tavolo per mangiare.
Ma il “branco” non voleva perdere l’oggetto dei propri giochi. La cercarono ancora e poi ancora e Lei era sempre più sola e più indifesa.
Il marito non vedeva ma intuiva ed un giorno decise di dimostrare chi era il vero padrone della ragazza. Si procurò un grosso coltello da cucina si mise a letto e fece finta di dormire, quando Bianca lo raggiunse l’afferrò per il collo ed affondò il coltello nel suo cuore. Nel buio di una stanza senza sole, Bianca era cresciuta ed il nero della notte fu l’ultimo colore che vide prima di morire. I magistrati tennero conto delle “circostanze” ed il marito fu libero in poco tempo.
Per Bianca non ci furono funerali solenni, né gonfaloni, ne stendardi, la memoria delle ragazze (i) come Lei è destinata a precipitare nell’immenso buco nero dove i bruti incontrano le loro vittime e quasi tutti si scoprono figli dell’emarginazione che diventa ’abiezione e degenerazione.
Sarebbe stata di qualche utilità una manifestazione nel caso di Bianca? Manifestare contro un uomo cieco a cui la natura aveva inflitto una pena senza fine? Contro un “branco” figlio di una società cinica e predatoria?
In quel caso si scelse la via di lottare contro i tuguri oscuri da cui vengono fuori le ragazze inermi, contro l’emigrazione selvaggia e la solitudine delle madri, contro una scuola stupida che respingeva e torturava gli ultimi, contro una società bacchettona ed ipocrita che faceva finta di non vedere. Contro i rapporti di lavoro che consideravano i braccianti una “merce” e, soprattutto contro l’idea di possesso degli esseri umani.
Ne uscimmo con una certezza: la Natura prima ancora che la Costituzione vieta il possesso degli esseri umani oltraggiando la pari dignità tra tutti le donne e gli uomini della Terra. La manifestazione del 21 avrà un senso solo se si muoverà in questa ottica. Almeno questo io penso!
Bisogna riannodare i fili di una lunga storia. Giuditta Levato è morta portando un bimbo nel proprio grembo ed il suo figlio stretto alla sua mano perché i proprietari ritenevano che il possesso della “roba” fosse più importante di una vita umana. Angelina Mauro, è stata uccisa perché avrebbe voluto riscattare la propria libertà e dignità di donna nel diritto al lavoro. Bianca è stata figlia di una società senza speranza.
La ragazza di Melito ed i suoi “carnefici” sono figli di una società in cui si va smarrendo il valore di persona umana ed in cui poteri invisibili decidono il comune destino. Una società di alienati e frustrati in cui il mero “possesso” sostituisce l’amore.
Manifestare è bello! Sarà certamente utile se ogni manifestazione si rivelasse un “mattone” nella costruzione di una società di uomini liberi ed uguali.