Ritrovarsi a camminare di notte tra le vie principali di Reggio è un modo per conoscere la città nella sua doppia e ambigua identità.Il giorno e la notte si alternano in flussi regolari di luce e buio, metafora rivelatrice dei tanti paradossi umani. Il buio, complice discreto della calma apparente o di furori roventi, fa luce sui vizi o è l’accogliente giaciglio del riposo. Gli sguardi dietro le finestre socchiuse delle case vedono realtà senza colori, e c’è chi le teme, o chi le invidia, o anche solo chi non è interessato. Ma per tanti è la notte è un magnete irresistibile, e come predatori animali prendono vita insieme al suo sorgere.
Il silenzio stringe un’intesa con la notte ed è il punto di equilibrio tra le verità nascoste e tutto ciò che invece esce allo scoperto. Puttane e spacciatori, ladri e ubriaconi, tossici perduti e illusi e sognatori d’accatto ne popolano i contorni, a Reggio come ovunque. Le luci dei lampioni perimetrano lo spazio visibile e la penombra infonde sicurezza per chi fa della propria vita l’alcova della sregolatezza.
Cosi che la città diurna visibile, frenetica, brulicante di lavoro si addormenta nel buio mentre si desta la trasgressione, ambasciatrice della solitudine, dei disagi e dei vari aspetti della marginalità. La schiuma del progresso prende vita.
A mezzanotte il buio ormai è un regno. La città diventa a compartimenti. Il grande parco giochi del centro e le periferie mute. Automobili sfrecciano in via marina con i bassi a decine di watt che esplodono la rabbia furente delle nuove generazioni.
All’altezza della Villa Comunale, dal lato del lungomare e proseguendo verso il Duomo, appostate tra le tante traverse cariche di storia della città, le lucciole di molteplici etnie rivelano i volti oscuri di clienti insospettabili. Il buio nasconde i volti ma non protegge le azioni. La notte è dei maschi che comprano la bellezza nel corpo di chi lo vende. Vittime e carnefici, le donnine in vendita sono il paradigma del commercio senza limiti. Tutto può essere acquistato, il piacere diventa merce e l’eros un prodotto come un altro. All’alba svanisce l’illusione e restano soltanto cartacce e rifiuti ai margini della strada.
La notte fornisce la capacità di osservare meglio. Allungare lo sguardo e vederci più chiaro. Nella periferia più o meno sempre alla stessa ora gli emarginati bocciati della vita vagabondano per le strade in cerca di una meta. Accennano sorrisi nonostante sui volti rechino i segni della sofferenza. Miseria e la disperazione guidano la loro mente verso ogni tipo di azione. In un attimo compiono il gesto di capovolgere il cassonetto della raccolta dei vestiti. Uno di loro vi si infila dentro, abile come un contorsionista. Rischia di rimanervi incastrato. Ma la speranza di trovare qualcosa che possa vestirlo è più forte della disperazione e della paura che lo hanno reso nudo di fronte alla vita. Stranieri e vagabondi, smarriti nel buio. Vagano, in cerca di beni e di salvezza. Noi placidi dormiamo mentre qualcuno lotta come in una jungla per la pura sopravvivenza. Sfamarsi, vestirsi, sfuggire ai bisogni.
Poi ci sono i reggini. Quelli in cerca di divertimento o di emozioni. Quelli che giocano agli eroi romantici. E gli adepti alla grande religione della malavita. Lo sguardo di sfida e la ricerca di occasioni per dimostrare la loro super-umanità.
E i beceri. Che trasportano lavatrici vecchie lasciandole all’angolo sotto casa. Che imbrattano i muri e si fregano le piante pubbliche. Che hanno modo di esprimere la loro cialtronaggine la totale mancanza di senso civico di tanti abitanti di questa città. Vittime e carnefici. Un pericoloso testa coda della situazione sociale.
Non è bella di notte la città quando viene violentata da comportamenti amorali e gretti. Quando i propri stessi abitanti non la rispettano, e la infossano attraverso quel senso di non appartenenza che scade nel menefreghismo totale; di giorno si cerca di avanzare, di notte si regredisce. L’inciviltà viene fuori vestita spesso in giacca e cravatta.
Di notte la città diventa un’altra versione. Reggio by night. Per alcuni un rifugio, per altri l’occasione di sentirsi vivi.
Ma la bellezza rimane in riva allo stretto, in questo naturale dipinto dell’artista Sommo, mentre le note di una musica sovrumana si confondono con il rumore del mare. Beato chi riesce ad ascoltarle. Per gli altri c’è solo il silenzio. All’alba sarà di nuovo routine.