La ‘ndrangheta, la violenza contro le donne, i calabresi

La ‘ndrangheta, la violenza contro le donne, i calabresi
solor    È andata bene. Poteva andare male, ma è andata bene. Al netto di politici, Passarella e scorte di polizia hanno ragione Filippo Veltri e Daniela Mazzeo. La gente ha capito e ha manifestato. Le violenze di Melito sono inaccettabili e incompatibili non solo con la mentalità lombarda o piemontese, ma con l’intimità dell’essere calabresi.

Ci voleva una manifestazione così bella e partecipata per dimostrarlo? Forse sì, ma forse no.

La Calabria è bersagliata da un pregiudizio radicato, profondo, spesso sordo ad ogni prova contraria. Avevamo bisogno di rendere pubblico il nostro sdegno per il massacro di Melito? C’era bisogno di provare che tutti i calabresi stanno dalla parte opposta? C’era bisogno di mescolare la ndrangheta con la violenza alle donne? Qualcuno deve cominciare a uscire dalla comodità di dire tutto ed il contrario di tutto. Le cosche hanno regole ataviche? perseguono il consenso sociale? E allora non hanno nulla a che vedere con la brutalità di Melito. Qualche rampollo che commette atrocità sul corpo delle donne non vale a mescolare cose diverse tra loro.

C’è però chi mescola ogni cosa, trova in ogni episodio l’occasione per un palcoscenico e per commercializzare la bandiera (ormai sbiadita) dell’antimafia.

Due riflessioni. Il gesto di Oliviero Toscani che avrebbe rifiutato un selfie con un ragazzo calabrese perché potresti essere un mafioso” indigna. Ma il famoso fotografo ha le sue buone ragioni. Come dimenticare l’aggressione a Delrio, allora sindaco emiliano, fotografato ad una saga di paese con accanto un boss calabrese? Se la ndrangheta è ovunque, potente e invisibile, come dicono tanti “esperti” calabresi e non, perché mai Oliverio Toscani dovrebbe fare un selfie con un “pericoloso” giovane studente calabrese?

Se tutto si mescola, se tutta la violenza della Calabria viene catalogata come ndranghetistica, anche quella odiosa e spregevole di Melito, poi è difficile lamentarsi dei mille Oliviero Toscani che in Italia e nel mondo quando vedono un calabrese pensano ad un mafioso in trasferta. Così non solo condanniamo i nostri giovani ad emigrare, ma li marchiamo anche a fuoco con le stimmate del sangue e della lupara.

C’è chi non ha gioito nel vedere tanta gente manifestare e non solo tra gli imputati e i loro parenti (mafiosi e non). C’è chi punta ad accreditare l’idea che la gente sia collusi,  omertà,  indisponibile al cambiamento e che la lotta alla ndrangheta sia la disperata missione di un manipolo di eroi e dei loro cantori. Per questo robusto e temibile partito che la gente di Reggio si mobiliti per la furia melitese e non per la fiaccolata antimafia di turno è sostanzialmente una sconfitta. Invece, è andata esattamente così. E la cosa più corretta da fare sarebbe tentare di capire perché. La confusione indotta tra violenza alle donne (una piaga in Calabria, ma purtroppo anche altrove) e giogo mafioso è anche un modo per non contarsi sul piano del consenso reale che scaturisce dalla comprensione dei fenomeni. Del resto, la violenza contro le donne non viene esercitata in modo specifico dalle mafie, dalla società, dalle comunità o da altre pieghe delle istituzioni o della società civile.

La violenza contro le donne viene esercitata dagli uomini. Dagli uomini in generale, non da uomini speciali e/o particolari. Nascondere questo punto significa depistare l’attenzione da un fenomeno terribile e in preoccupante crescita. E’ questa l’acquisizione più alta e ormai scontata delle culture delle donne elaborate nelle parti più avanzate del mondo, Italia compresa.

Non esiste il fenomeno contrario: la violenza organizzata di donne contro uomini. E’ questo il nocciolo duro che ha portato alla scoperta del femminicidio, un reato dove la vittima è vittima in quanto donna e non perché responsabile di una specifica azione.

Nell’Arena di Reggio il 21 c’erano cose diverse che non devono essere confuse. Una Calabria migliore esiste e non deve avere timore di dirlo rispetto a chi ci tratteggia come boss, tutti e nessuno escluso e, ora, anche brutali violentatori.