I proiettili usati per uccidere Edda Costabile e Ida Attanasio potrebbero provenire dallo stesso box in cui fu ritrovata la Santa Barbara di Damiano Galizia. Sono questi alcuni dei risultati delle indagini degli investigatori che, nel giro di un mese, hanno chiuso il cerchio attorno a Luigi Galizia, l’uomo accusato del duplice omicidio di San Lorenzo del Vallo il 30 ottobre scorso. Un omicidio consumato per vendicare la morte del fratello Damiano, che proprio due giorni prima della barbarie del cimitero avrebbe compiuto 31 anni. Quel fratello ucciso da Francesco Attanasio, figlio e fratello delle vittime, amico intimo di Damiano e suo assassino per un debito che non riusciva a pagare.Il gip Carmen Ciarcia, martedì scorso, ha convalidato il fermo del 35enne, rimasto in silenzio durante l’interrogatorio di garanzia, dopo essere stato ammanettato venerdì sera al termine di un interrogatorio durato 10 ore. Un faccia a faccia durante il quale si sarebbe contraddetto, aggrovigliandosi sul suo stesso, fragilissimo, alibi. Galizia avrebbe infatti detto di aver passato la mattinata al bar, a giocare a carte con un amico, prima di scappare, impaurito dalla notizia – generica - di un omicidio. Una spiegazione contraddetta dalle immagini delle telecamere piazzate in paese, che lo avrebbero ripreso in orari compatibili con quelli dell’eccidio mentre guidava verso il cimitero, per poi scappare, pochissimi minuti dopo, facendo perdere le proprie tracce.
Secondo le acquisizioni di carabinieri e polizia, quella mattina Galizia al bar che si trova al centro del paese ci sarebbe andato veramente. Ma il passaggio dell’auto delle due vittime lì davanti avrebbe fatto scattare in lui quel proposito di vendetta che già aveva fatto trapelare. Gli investigatori che stavano indagando sulla morte del fratello e sul ritrovamento delle armi nel box a Quattromiglia, infatti, lo avevano sentito manifestare la sua rabbia nei confronti di Attanasio, tanto da immaginare di poterlo fare fuori e di «giocare con la sua testa». Una vendetta impossibile, data la carcerazione di Attanasio, reo confesso dell’omicidio di Damiano Galizia.
Luigi, dunque, avrebbe deciso di rifarsi sulle due donne, in preghiera davanti a quella cappella – poco distante dalla tomba del fratello - incendiata il giorno successivo al ritrovamento del corpo di Damiano in un appartamento a Rende. Per quel danneggiamento, i sospetti della famiglia erano ricaduti proprio sui Galizia, gli unici a nutrire risentimento nei loro confronti. Le donne che erano state messe in guardia da Francesco Attanasio, preoccupato dalle possibili ripercussioni sulla famiglia. Il giovane, infatti, ancor prima di confessare il delitto, era stato contattato dai familiari di Galizia, preoccupati che la sua scomparsa fosse collegata a quelle armi. Che dunque, secondo gli investigatori, non possono non avere un nesso con la storia.
Dopo aver visto l’auto delle donne, Galizia sarebbe salito a bordo della sua Alfa Romeo 156, mettendosi sui loro passi. In una manciata di minuti è arrivato al cimitero, appendice della strada che taglia in due il paese, facendosi strada tra le lapidi e raggiungendo quella di Francesco Attanasio, fratello omonimo dell’amico che lo aveva tradito. Lì avrebbe fatto fuoco, colpendo con almeno sette proiettili Edda Costabile, trovata ancora viva ma ormai senza speranze dal custode del cimitero dopo la fuga del killer. Poi avrebbe inseguito Ida, che ha tentato la fuga scavalcando un muretto, e finendo la sua corsa pochi metri dopo, raggiunta da almeno altri tre colpi. Dopo l’omicidio, Luigi Galizia è fuggito, lasciando l’auto a Spezzano Albanese, vicino ad un Santuario.
L’auto, ritrovata poco dopo, è stata analizzata: all’interno, sul volante, la cintura di sicurezza e i sedili, oltre che su un giubbotto e un cappellino abbandonati sul sedile posteriore, è stata ritrovata della polvere da sparo compatibile con l’arma usata per il duplice omicidio. Galizia avrebbe buttato via tutto: i documenti, le chiavi di casa, il cellulare, rifugiandosi nella casa abbandonata di un amico dove, però, non è stata trovata traccia del suo passaggio. Lì sarebbe rimasto per 6 giorni, durante i quali non si sarebbe né cambiato né lavato. Aiutato da qualcuno, che ancora non ha nome né volto.