La crisi dei giornali di carta (e di quelli online), e il futuro possibile

La crisi dei giornali di carta (e di quelli online), e il futuro possibile
olivetti98    UNO. I giornali di carta stampata attraversano una crisi strutturale. Crisi antica che ormai ha spinto la stampa al di sotto della soglia critica e quindi in rapido disfacimento. Anche il prestigio del giornalista, tranne eccezioni, è crollato. Ha meno potere. E’ sempre più spesso precario. Ha una retribuzione che ignora i contratti e le cifre di un tempo. Nessuno è tanto ingenuo da sognare un’inversione di tendenza. I piccoli giornali che nascono e muoiono qua e là, quasi sempre, servono per pressioni, affari, guerre tra gruppi di potere. Elementi tradizionali nella storia del giornalismo italiano, ma ora diventati centrali e spesso esaustivi.
Gli sbocchi prevedibili sono due: o la scomparsa dei giornali di carta o una trasformazione radicale (e un ridimensionamento) del giornale che abbiamo conosciuto. La crisi viene da lontano. La merce che i giornali vendevano, la notizia, non ha più mercato. La sua diffusione in tempo reale grazie ai moderni mezzi di comunicazione ne impedisce la vendita. Investire in un giornale di carta stampata è come vendere aria in bottiglia. Nessuno la compra perché si respira liberamente nell’aria.

DUE. Problema: il fenomeno è destinato a investire anche i giornali online? Rispetto a pochissimi anni fa pare innegabile cogliere difficoltà crescenti. Mi racconta un mio amico professore universitario: “Delle tre vittime sul lavoro a Messina m’è arrivata la notizia sul cellulare. Quasi subito. Ho scritto su Google ‘morti sul lavoro a Messina’ e mi è apparso immediatamente un elenco di articoli. Ho aperto il titolo più intrigante”. Il mio amico professore è stato raggiunto dalla notizia, senza doverla cercare. Per saperne di più non ha aperto il “suo” giornale online ma ha scelto casualmente dall’elenco degli articoli più cliccati secondo Google. Il prof, quindi, non ha, per le notizie, un rapporto fiduciario con un giornale ma di volta in volta sceglie casualmente secondo un’offerta che riceve gratuitamente. Quando il prof aprirà il suo giornale online non leggerà un secondo articolo sull’argomento. Piano piano sul “suo” giornale online non troverà più nulla da leggere perché ci troverà solo notizie “vecchie” che hanno già bussato alla sua porta. Prima o poi si stancherà e smetterà di cercare il “suo” giornale online. Insomma, il giornale di notizie e “generalista”, anche quello online è destinato al tramonto non dopo un periodo secolare com’è accaduto per la carta stampata ma molto rapidamente, anche se ancora non sappiamo quanto rapidamente.

TRE. I giornali, al di là della retorica autocelebrativa, non sono mai stati veicoli “soltanto” di notizie. Neanche le agenzie di stampa trasmettono “solo” notizie. Una parte del giornale, di tutti i giornali, quella più nascosta ma più importante, è sempre servita non per dare notizie ma per leggere la società e tenersi informati sulle dinamiche dei poteri, per pesare su quella dinamica,  per capire la contemporaneità e approfondirla. Questa seconda funzione potrebbe salvare e rilanciare il giornale di carta. Si rovesciano tutti gli antichi schemi. Chi arrivava in un giornale si sentiva dire: ‘Scrivi le notizie. Delle tue opinioni non se ne fotte nessuno’. Ora, invece, sono le notizie che non servono più. Il lettore le conosce prima che esca il giornale e perfino gli online, che si vantano di arrivare in tempo reale ma in realtà sono scelti dal lettore casualmente attraverso google e altri meccanismi.

Ma se si passa dal giornale di notizie e generalista (di carta o online) al giornale di approfondimenti, retroscena e letture della società si apre un’immensa prateria dove il meccanismo mediatico smette di essere un motore di crisi. Insomma, il giornalismo, i giornalisti, si salveranno e potranno tornare ad avere una funzione rilevante con giornali che non siano più centri di potere ma centri di orientamento, di lettura della società, di interpretazione, quindi capaci di costruire retroscena e scenari futuri possibili. Il giornale (carta e online) non assomiglierà più ai potenti strumenti di lotta che abbiamo conosciuto. Somiglierà più che alla vecchie logiche giornalaie alla realtà dei libri. Più che essere veloce sarà lentamente capace di andare in profondità. Anche il mestiere di giornalista subirà modifiche profonde e inimmaginabili. Del resto, è casuale che alcune tra le più prestigiose firme del giornalismo italiano già oggi siano di professori universitari o studiosi che scrivono su questioni afferenti alle cose su cui lavorano?

QUATTRO. L’esperienza italiana del referendum e il dibattito (parola esagerata) che s’è snodato nelle scorse settimane testimonia una difficoltà crescente e crescente intolleranza verso il confronto. Fb spinge, per la sua stessa logica, verso la cristallizzazione e il dogmatismo. Scrivere le proprie opinioni condiziona pesantemente la possibilità di modificarle per chi non ha abitudine e confidenza col confronto ed una capacità critica e autocritica di livello significativo. Scrivere su Fb il più delle volte significa ficcarsi in una trappola. Se dico sì, difficilmente arrivo al no; e se scrivo no, difficilmente arrivo al sì. Cambiare crea ansia. E’ inquietante che i frequentatori di Fb, seguaci del sì o del no, siano rimasti nelle rispettive iniziali posizioni nonostante mesi di dibattiti e avvenimenti epocali che in realtà si sono risolti quasi sempre nella ricerca di accorgimenti e argomenti, spesso strampalati, per giustificare furbescamente o a battute la propria iniziale posizione quale che fosse. E alla fine, i più fragili e sprovveduti, quale che fosse la propria opinione, hanno trovato rifugio nell’invettiva e nell’insulto. C'è materiale in abbondanza per una riflessione e per decisioni attente.