Le giornate di Locri tra le tante cose sono servite per rimettere al centro dell’attenzione un problema gigantesco, sollevato anni fa da magistrati e studiosi in tema di ‘ndrangheta e di mafie in generale, ma spesso dimenticato: la zona grigia. Al di là di scritte e bestialità varie, su cui il procuratore Nicola Gratteri (vedi Repubblica del 21 marzo, intervista a Liana Milella) ha detto parole da condividere in toto.Bisogna rendere merito al presidente Mattarella di avere fatto il cuore del suo intervento domenica allo stadio di Locri del vero problema invece su cui poco ci si sofferma. ‘’L'Italia – ha infatti detto il Capo dello Stato - ha fatto passi avanti nella lotta alle mafie ma è necessario non fermarsi. Bisogna azzerare le zone grigie, quelle della complicità, che sono il terreno di coltura di tante trame corruttive. Accanto agli strumenti della prevenzione e della repressione, bisogna perfezionare quelli per prosciugare le paludi dell'inefficienza, dell'arbitrio, del clientelismo, del favoritismo, della corruzione, della mancanza di Stato, che sono l'ambiente naturale in cui le mafie vivono e prosperano’’.
E ancora: ‘’I vari livelli politico-amministrativi devono essere fedeli ai propri doveri e, quindi, impermeabili alle infiltrazioni e alle pressioni mafiose. Occorre - ha aggiunto il Capo dello Stato - sostenere il lavoro quotidiano, la rettitudine, la professionalità, l'intelligenza di tante donne e uomini dello Stato che, in magistratura e nelle forze dell'ordine, difendono la vita sociale, la libertà personale e familiare, dall'aggressione delle mafie, con prevenzione e repressione".
Non moltissimi anni fa il prof. Rocco Sciarrone – calabrese di Palmi e docente all’Università di Torino – ci aveva avvertito che stava lì, in quel grumo di complicità e silenzi, il vero motivo dell’espansione delle mafie al Nord, in aree diverse da quelle di genesi storica. Ne aveva tratto un bellissimo libro ‘’Mafie al Nord’’ (Donzelli) che molti dovrebbero ora riprendere in mano.
Scriveva Sciarrone: niente patologia contagiosa che aggredisce un corpo sano, oppure gruppi mafiosi alla stregua di eserciti in armi che invadono e conquistano nuovi territori. Un'analisi approfondita mostrava già allora una situazione alquanto diversa, assegnando un ruolo cruciale alle condizioni economiche e politiche delle società locali.
Sciarrone – sulla base di un'ampia indagine empirica condotta in aree specifiche di alcune regioni del Centro-nord (Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Toscana e Veneto) – dimostrava infatti come infiltrazioni nel tessuto economico e vero e proprio radicamento territoriale erano possibili per la decisiva presenza di soggetti esterni - imprenditori, politici, professionisti -disponibili a intrecciare rapporti di scambio con i mafiosi.
Era, cioè, la vera novità delle mafie: la presenza di un'area grigia in cui pratiche di illegalità, spesso preesistenti, favorivano relazioni di complicità e collusione nella sfera legale dell'economia, della politica e delle istituzioni. E Sciarrone richiamava a tal proposito la necessità di una valutazione degli interventi antimafia sul piano politico, giudiziario e sociale, mettendo in luce la necessità di un salto di qualità non più rinviabile.
Le giornate di Locri ci dicono che siamo sulla strada giusta. "Dove prima vi era diffusa omertà - ha detto ancora Mattarella - ora spesso vi sono i simboli e le bandiere delle associazioni impegnate contro la mafia. Dove vi era silenzio dettato dal timore, o dalla connivenza, ora vi sono le parole, forti e coraggiose, dei nostri ragazzi. Dove c'era indifferenza o rassegnazione, ora si insegna legalità. Occorre rafforzare e diffondere questa crescita culturale. Un crescita che deve continuare nel tempo, e che non dobbiamo mai dare per conseguita una volta per tutte. Una crescita che presuppone un forte impegno nell'ambito educativo e formativo. La scuola è un terreno decisivo per la formazione di coscienza civica e per trasmettere il senso della legalità, e dunque il contrasto alle mafie’’.
Ma siamo sulla strada giusta anche in termini di consapevolezza del fenomeno e del contrasto alle mafie: sarebbe infatti un grave errore pensare che tocchi soprattutto ad altri, che sia soltanto un problema dello Stato e dei suoi rappresentanti. Ancora una volta Mattarella ha centrato il problema: é un compito che riguarda ciascuno di noi, nell'agire quotidiano, nei comportamenti personali, nella percezione del bene comune, nell'etica pubblica che riusciamo ad esprimere.