“E per queste cose don Ciccio è Cassazione. E se dice che il povero Nicolosi era cornuto, possiamo metterci bollo e sigillo che le corna ci sono”. Parole del maresciallo al capitano ne “Il giorno della civetta”, di Leonardo Sciascia.Nella vicenda dell’orchestra giovanile di Laureana di Borrello (RC), prima gradita ospite per un concerto a Montecitorio e dopo scarto di bottega, non si tratta di corna e di cornuti. Ma di Calabria e di calabresi. Parafrasando: “possiamo metterci bollo e sigillo che gli ’ndranghetisti ci sono” (se si tratta di calabresi). Il don Ciccio di turno – la Cassazione – è la on.le Laura Boldrini, garantista, ma non per i calabresi. All’opposto del Presidente Mattarella che, a Locri, ha tuonato parole di fuoco contro la mafia che “riguarda tutti” e che “ruba il futuro” e di vicinanza ai calabresi onesti e vittime.
I fatti. L’orchestra di giovani tra i sei e i vent’anni, molti iscritti al Conservatorio o già diplomati, doveva tenere un concerto nella Sala della Regina il 15 marzo. La data era stata concordata, inchiostro su carta, con gli Uffici di Presidenza della Camera. Nelle more, scatta la richiesta delle forze dell’ordine di avere i nominativi dei musicisti. Il motivo? Conferire un encomio per l’attività meritoria. Succede invece che l’esibizione salta – testuale: “non è possibile individuare, nei prossimi mesi, una data disponibile”, in pratica un rinvio a mai. Un venticello sussurra tra le folate che di nuovo si è coniata l’equazione calabresi uguale ’ndranghetisti. E che per discriminare è bastata la parentela di uno o più orchestrali con personaggi in odore di ’ndrangheta, senza riflettere che si tratta di ragazzi avviati nel nobile impegno della musica. E che così torniamo alla solita solfa dei figli che non debbono pagare le colpe dei padri e che invece le pagano, anche se inseguono civiltà come in questo caso, anche se gli obiettivi più importanti delle associazioni sono di togliere i giovani dalla strada e avviarli su percorsi di legalità, d’opporre alla mafia strumenti di cultura, di forgiare uomini nuovi che abbattano la mentalità stantia entro cui la malapianta attecchisce. A parte che, se ai ragazzi a rischio si sbarra tutto lasciando aperto il solo sbocco ’ndrangheta, è finita, non se ne uscirà più.
Non è dato sapere se e quanti tra i musicisti abbiano consanguineità con mafiosi. Non conta. Conta piuttosto che abbiano imboccato vie d’impegno artistico e di rettitudine. E avvilisce che Istituzioni intralcino realtà da promuovere in quanto spinta propulsiva alla crescita del territorio, all’affermazione della cultura, alla lotta alla criminalità. Se n’è accorto il maestro Riccardo Muti che ha parlato di “miracolo calabrese” e dei positivi risvolti sociali. E che ha voluto dirigere l’orchestra di Laureana, il cui motto “Chi banda non sbanda” è ben eloquente – lo stesso 15 marzo si è esibita in Vaticano, alla presenza di Papa Francesco.
Concedere la Sala sarebbe stato gesto di lotta alla ’ndrangheta. Non il contrario. La speranza è che la on.le Boldrini voglia ricredersi e invertire rotta. Dovrebbe, a meno che non si ritenga che in Calabria attecchisce solo la cattiva semente e che i calabresi li ha abortiti una natura maligna. Se così, si faccia però chiarezza, senza più spacciare che in Italia si è tutti cittadini con uguali diritti e uguale dignità.
*questo servizio viene corredato dalla foto dell'incontro tra il Papa e i ragazzi dell'orchestra di Laureana sulla quale Cristina e Riccardo Muti, il grande maestro che ha voluto in passato dirigerli, hanno esternato la loro solidarietà ai ragazzi di Laureana per la cancellazione del concerto che si sarebbe dovuto tenere alla Camera dei deputati.