REGGIO Padre Ladiana riprende il suo cammino: grazie Giovanni

REGGIO Padre Ladiana riprende il suo cammino: grazie Giovanni
padre Ladiana Le parole, come radici, affondano nel terreno profondo della memoria, quella di un giovane in discernimento alla sequela di Ignazio di Loyola. Così padre Vincenzo Toscano, superiore dei Gesuiti a Reggio, ricorda l’incontro avvenuto anni prima, con padre Giovanni Ladiana, quando il primo iniziava il cammino già intrapreso dal secondo, che forma uomini secondo uno stile faticoso da comprendere, ma molto rispondente al dettato evangelico, che si sintetizza in una parola densa e profonda: obbedienza. “Qualcosa di durissimo, che spacca il cuore, la mente e l’anima. Ma è la nostra vocazione, scelta liberamente”. Essersi ritrovati nella stessa città, compagni di un cammino da nomadi, chiamati a seminare, ma non a raccogliere. Seduti, uno accanto all’ altro, ancora una volta a condividere un momento forte, che parla anche a noi laici, agli uomini e donne di spiritualità ignaziana, ricordando che ogni partenza di un gesuita da questa città, scava dentro, seminando il senso della libertà del cuore e della gratitudine. Parole di grande affetto, quelle di Vincenzo, che tracciano il tratto umano di Giovanni, ben noto a chi lo conosce: “Giovanni è un estremista: lo si ama o lo si odia!”.

Un pomeriggio domenicale denso di emozioni, quello del 26 marzo presso l’Auditorium di S. Antonio, gremito di uomini e donne invitati da padre Giovanni che, dopo 13 anni in questa città, dove era giunto come superiore e assistente della CVX, saluta i reggini, ma soprattutto desidera spiegare le ragioni di una partenza, senza fraintendimenti. E’ dello scorso luglio la richiesta di partire improvvisamente, senza un’urgenza immediata, senza conoscere con certezza la destinazione, a cui padre Ladiana risponde “serenamente con l’obiezione di coscienza”. Il p. Provinciale ferma momentaneamente la partenza ed iniziano i mesi del discernimento e del confronto. L’urgenza non nasce da un motivo specifico, quale può essere un terremoto, ma da una scelta generale della Compagnia: avere un cuore più universale. Concretamente comporta la ristrutturazione della presenza dei religiosi nel mondo, raggruppando territori anche distanti.

L’Italia così diventa Provincia Euromediterranea, comprendendo Italia, Albania e Malta. Dissente da questa visione, padre Giovanni, ma l’accetta perché è presa da tutta la Compagnia. “Il Vangelo è annuncio buono se riconosci le lacrime sul volto delle persone che hai vicino”, forse questa universalità rischia di sacrificare la preziosità della vicinanza, del guardarsi negli occhi e riconoscersi fratelli, elemento fondante del suo ministero: essere là dove c’è sofferenza e ingiustizia. La destinazione così prende corpo: Bari, dove attualmente solo 2 confratelli sono impegnati per tutta la Puglia. La missione spiega Giovanni, “quella di cui mi sono occupato sin dall’80, quando per la prima volta dopo un efferato omicidio, ho avuto a che fare con la criminalità organizzata”.  

Non va via per paura della ‘ndrangheta, come si vocifera, insieme ad altri commenti e condotte, evangelicamente definiti: “da razza di vipere, che si nascondono e poi ti salgono addosso per avvelenarti!”. Le intimidazioni conosciute, più volte l’appartamento violato, manomesso il motorino, Giovanni ricorda che prima di andare a Roma, il procuratore Pignatone, intendeva assegnargli la scorta, da lui rifiutata perché “sono un prete, Gesù non ha avuto la scorta… non avrei potuto più parlare con nessuno. Soprattutto come avrei detto: denuncia!”. 

Ha così inizio un discernimento di un anno, poi il Generale della Compagnia: “affida a noi gesuiti il compito di lottare contro la ‘ndrangheta”. Condividere la croce, poter affrontare la morte senza farsi prendere dalla morte. Farsi prendere, invece, per mano da due bambine e dal loro dono che si fa “viatico, pane del pellegrino”, perché hanno insegnato, che anche sulla croce della loro malattia e della morte imminente, che la sete per la bellezza non si spegneva. Custodire tutto ciò non è scontato, anche se dentro di te hai visto la bellezza, “se abbiamo  scelto di guardarci in un altro modo… e sto andando lì come estremo atto d’amore  verso di voi… quando si è avviato un percorso, questo non ci mette al riparo. Ora tocca a voi e a me sapere cosa ce ne facciamo di ciò che abbiamo visto…”. 

Questo monito vale in modo particolare per Reggio non tace, che “non è opera di padre Ladiana, perché con alcuni abbiamo cominciato a camminare molto prima. Ogni passo è stato fatto solo quando il tempo era maturo per tutti… RNT ha l’obbligo morale di continuare perché questa città ancora non è stata liberata”. Casa Eutòpia è l’altro sogno che ha messo gambe e ali, grazie proprio a quella capacità di avere uno sguardo “divergente”: mentre dici grazie, vedi chi accanto a te piange. Questo è ciò che l’amato Padre Arrupe ha seminato: essere uomini e donne di Dio per gli altri, uscire da se stessi, per scoprire attraverso la presenza dell’altro il senso e la direzione da dare alla propria vita.

Grazie Giovanni, buon cammino!