L’ANALISI. L'aeroporto piccolo piccolo che non ha mai servito la città

L’ANALISI. L'aeroporto piccolo piccolo che non ha mai servito la città
aeroporto8   UNO. Alla città di Reggio l’aeroporto serve. Moltissimo. E' indispensabile perché l’accessibilità (arrivare e partire rapidamente) è limitata da strade, treni e mezzi inadeguati al nostro presente storico. Lo dico meglio: la città non può fare a meno del Minniti. E’ come la bombola d’ossigeno per certi malati: non serve sempre, ma senza si muore.

DUE. Non è vero che ci serve un aeroporto come quello che c’è stato finora. E’ falso, infatti, che sia servito alla città. Certo, ha portato un po’ di turisti a Reggio (senza esagerare). E’ servito per le emergenze (e chi scrive dà un altissimo valore a questo) di chi per assoluto bisogno, disperazione sanitaria ed eventi straordinari (positivi o negativi) è stato costretto a usarlo facendo buon viso a tariffe proibitive per grandissima parte della popolazione.

Ma l’aeroporto, fin qui, è stato utilizzato abitualmente da una ristretta cerchia di privilegiati. Ricchi che potevano consentirsi tariffe da strozzinaggio. Passeggeri che potevano contare sul rimborso di aziende o clienti privati grazie alla nota spese. Altri passeggeri, rimborsati dai poteri pubblici (ceto politico, funzionari pubblici di alto rango). Lo dimostra il fatto che, a partire da un certo momento, i passeggeri, mentre crescevano a dismisura le spese aeroportuali, sono diminuiti. Una parte dei cittadini anziché utilizzare il Minniti sempre di più ha deciso (è stata costretta) di usarlo sempre meno. Come si dice: carta canta. Siamo il 54° aeroporto d’Italia. Punto.

TRE. La sostanziale privatizzazione del Minniti al servizio di un ristretto ceto privilegiato ha avuto come risvolto un impegno sempre più modesto e distratto nel chiedere servizi ferroviari e stradali adeguati alla città. Continuiamo a non capire che l’accessibilità del futuro non sarà garantita, per una città come Reggio, dai voli ma dalle rotaie dell’alta velocità. Solo nei giorni scorsi Oliverio ha aperto una vertenza perché venga avviata subito. Ma nessuno s’è emozionato a Reggio. Eppure Alitalia è di nuovo in crisi in Italia per il crollo dei voli Mi-Roma: con Italo, frecce bianche e rosse è mille volte più comodo e rapido il treno: capirà anche Reggio che fare? O continueremo a maledire Lamezia che ci frega i passeggeri mentre da Catanzaro, per non dire Cosenza, si viaggia in treno da quando s’impiega lo stesso tempo, e anche meno, dell’aereo?

QUATTRO. Insomma, a Reggio serve un aeroporto che sia di tutti e al servizio di tutti. Tanto duttile da piegarsi ai reali bisogni della città. Al servizio della sua città attuale e al servizio delle sue potenzialità. Cioè della crescita futura economica, turistica, culturale e civile se la città e i suoi gruppi dirigenti, politici ed economici, riusciranno (e man mano che riusciranno) a dispiegare queste potenzialità. Un aeroporto usato abitualmente, oltre per le necessità correnti di una grande comunità, dagli studenti in giro per l’Italia e per il mondo, grazie a tariffe umane; dai professionisti e dalle aziende; dai calabresi di quest’area che vogliono andare per il mondo; da chi ha lasciato la nostra terra e dev’essere raggiunto dai parenti o deve venire a trovarli; da tutti quelli che hanno sentito parlare dei Bronzi, di Scilla e Cariddi, della Fata Morgana e dell'Aspromonte, delle spiagge ioniche e delle scogliere tirreniche, dei nostri mari caldi  e delle correnti fredde e limpide dello Stretto.

CINQUE. Fino ad oggi non è stato così. E non raccontiamoci imbrogli: non per colpa d’Alitalia o dei nemici di Reggio (ma quanti cavoli di nemici abbiamo? e perché?). Ma per colpa del ceto politico reggino (certo, con diversa intensità) e dei gruppi dirigenti cittadini (idem, c.s.) che hanno usato l’aeroporto con la miopia di chi non ha interesse alcuno per bisogni e strutture collettivi e pensa sempre come lucrare vantaggi depredando ciò che è (dovrebbe essere) di tutti. I milioni di euro che nel tempo abbiamo pompato a destra e manca (perché ci facessero la cortesia di venire in questo aeroporto malgestito) sono stati in realtà una megamazzetta pagata dalla collettività, da tutti i cittadini, gravata quindi soprattutto sulla povera gente, per l’utilizzo clientelare e privatistico dell’aeroporto. Soldi pompati senza vantaggio per la collettività e che hanno significato meno servizi, più tasse e/o più problemi in altre aree di sofferenza sociale, talvolta drammatica.

SEI. Questa realtà distorta è molto antica. Ce la prendiamo sempre con l’ultimo arrivato per non confessare i nostri silenzi complici e il nostro disinteresse sull’andazzo. C’è un problema politico. Certo. Ma i politici qui vengono eletti (e rieletti) dai reggini, non dai marziani. Come si sia riusciti a fare di un aeroporto da meno di mezzo milione di passeggeri, che secondo l’Enac può essere gestito da una struttura molto ma molto più modesta come in altri posti, un centro che ha complessivamente quasi 200 dipendenti (tra Alitalia, Sogas e altro) lo si può capire solo ipotizzando che nei decenni (non negli ultimi due anni) in molti si sono avventati per assunzioni, consigli di amministrazione, gettoni di presenza, consulenze, incarichi professionali ad amici e capi elettori, macchine con autista e tutto il resto. A spese di tutti. Anzi, non sarebbe male se qualcuno mettesse mano e occhi per fare luce (bastano calcolatrice e calendario) su come sono andate le cose.

SETTE. Le decisioni prese a Roma nei giorni scorsi, non sono una soluzione. Sono un miracolo. E come tutti i miracoli dureranno lo spazio di un mattino. Bisogna correre. Questo giornale quasi mai ha fatto i complimenti a qualcuno. Ma bisogna riconoscere che quanti si sono bracciati (rischiando un flop) per impedire che l’aeroporto chiudesse sono riusciti a camminare sull’acqua. Non era scontato che Alitalia restasse. E’ vero che ne ha fatti di tutti i colori (tra il 1974 e 2007 c’è costata 6mld e 100mln di euro – cifra gigantesca calcolata R&S di Mediobanca). Nel solo 2016 nella sola Reggio ha segnato un passivo di 6 mln. Nessuno ha smentito. Abbiamo finto di non capire che nonostante le tariffe per straricchi Alitalia è andata sotto. Una volta si poteva. Oggi Alitalia cerca di non fallire. Chiede il licenziamento di oltre 2600 dipendenti (giornali del 30 marzo). Taglia 20 aerei della flotta per tratte brevi o medie, come quelle di Reggio. Tutto questo e non chiude subito a Reggio: chapeau! a chi ha lavorato a quest’obbiettivo. Solo dopo averne preso atto si può dire che l’orario (ed è vero) è infelice.

OTTO. Sia chiaro: non si può concludere facendo pagare tutto ai dipendenti Alitalia e Sogas. Bisogna trovare, tra Roma e la Calabria, una soluzione ragionevole che rispetti gli interessi e la dignità dei dipendenti. Va fatto rapidamente. E’ un obiettivo strategico quanto il rilancio del Minniti. Guai a non capire che vanno rimessi a posto tutti gli aspetti di questa vicenda per poter razionalizzare un servizio che è per noi indispensabile. Non sarà facile come quand’era sufficiente avere un amico potente a Roma. Le cose sono cambiate. O si cambia tutto o l’aeroporto Reggio non lo avrà. Al massimo avremo la vecchia baracca che abbiamo conosciuto.