Vi spiego perché chi dice che “i migranti portano malattie” è non solo ignorante ma anche in malafede

Vi spiego perché chi dice che “i migranti portano malattie” è non solo ignorante ma anche in malafede
migranti   Prendo spunto da un bellissimo brano del diario di Erri De Luca apparso qualche giorno fa su Il Fatto Quotidiano dove si lodava l’accoglienza che la mia e la vostra città, riserba a chi non ha più nulla e strappato da una morte certa approda dopo un lunghissimo viaggio nel nostro porto.

Quella però che si presenta al noto scrittore è solo una fetta dell’eterogenia della nostra beneamata terra, infatti purtroppo sempre più spesso, io che di pazienza non ne ho, mi trovo a dover spiegare per l’ennesima volta quello che una mente sensiente dovrebbe arrivare a capire da sola: ovvero che i migranti non sono gli untori del XXI secolo!

La frase “i migranti portano malattie” che viene pronunciata oramai indistintamente dal cameriere all’imprenditore non trova alcuna valenza scientifica e dunque solo chi è ignorante e in malafede può continuare a ripeterla e ripersela come in un girotondo senza fine, neanche si trattasse di una trottola.

Vi porto un esempio molto efficace nel farvi capire il perché nessuno di loro, povero moderno Cristo, può portare una malattia attiva. Vi parlerò della tubercolosi, lo spauracchio sventolato da chi di microbiologia non capisce nulla non conoscendo la differenza che intercorre tra un batterio e una puzzola. Ammettiamo dunque, che un ragazzo sia affetto da tubercolosi (di cui tra l’altro esistono focolai autoctoni), una malattia altamente contagiosa quando allo stato attivo ed estremamente debilitante, a tal punto che il suddetto disgraziato morirebbe prima di arrivare in Libia (nei mesi che sono impiegati per raggiungerla); ammettiamo però che si ammali una volta arrivato in Libia: anche in questo caso morirebbe nei mesi che in genere precedono la traversata.

Qualcuno però potrebbe obiettare di conoscere o sapere o aver notizie che un “migrante” (parola odiosa) è malato di tubercolosi. Bene, questa subdola malattia esiste anche in una forma definita “latente” che a seguito di carenze nutrizionali, stress, abbassamento delle difese immunitarie, precarie condizione socio-economiche (tutte caratteristiche a cui ogni migrante può andare in contro una volta sbarcato) si può slatentizzare e passare alla forma attiva, dunque contagiosa. Pertanto i migranti non arrivano malati di tubercolosi attiva, se mai hanno una forma latente che si slatentizza e diventa attiva, causando malattia perché sottoposti a condizioni di vita estremamente disumane come quelle che ad esempio si possono ritrovare in diversi “centri di permanenza”.

Sarebbe un grande passo avanti quello auspicato da alcuni importanti infettivologi italiani che una volta sulla terra ferma ciascun “ospite” venisse sottoposto a una serie di esami atti a rivelare le più importanti patologie infettive tra cui la tubercolosi in forma latente cosi da prevenire l’attivazione stessa della malattia.

Dunque la prossima volta che qualcuno vi pronuncia l’odiosa frase “i migranti portano malattie” dategli pure dell’ignorante e se replica a tale affermazione state pur certi che è in mala fede.

*dr., autore di Microbiologi Italiani