UNO. Sono passati circa 7 anni dalla nascita di zoomsud. Alle spalle le discussioni tra un gruppo di amici, con forte attenzione al mondo della cultura e della politica, sull’irruzione e le conseguenze della rivoluzione tecnologica nel settore. Non a caso scegliemmo il sottotitolo: “Laboratorio per un giornale online”. In questi 7 anni siamo diventati punto di riferimento importante per una fascia di lettori attenti alle discussioni, ai dibattiti, agli approfondimenti politici e culturali, alla ricerca sociale. Lettori molto più numerosi di quanto speravamo e che ci piacerebbe ringraziare uno per uno. Il merito di un riscontro così ampio non è stato solo nostro: i lettori sono cresciuti per (quasi) tutti i giornali online e sono molti ma molti di più di quelli che la carta stampata continua a perdere. Il fenomeno non è stato innescato dalle capacità professionali ma dalla tecnologia. Sette anni fa nessuno poteva immaginare trasformazioni così radicali le cui conseguenze e i cui sviluppi, ancora molto problematici, e iniziano solo ora ad essere studiati dagli specialisti.DUE. A voler abbozzare un’analisi, in primissima approssimazione e senza alcuna pretesa se non quella di contribuire alla discussione, si può dire che i punti di frattura radicale sono stati due: 1) è crollato il secolare rapporto verticale tra media e lettore; 2) si è capovolta la dinamica tra lettore e notizia.
TRE. Fin dalla nascita della stampa il rapporto coi lettori è stato rigorosamente verticale. L’informazione scendeva dal giornale. Si poteva accettarla o rifiutarla ma non interloquire e/o modificarla. I giornalisti e i giornali decidevano cosa avesse dignità di notizia. Prendere o lasciare. Non è più così. Giornali online, blog, Fb, twitter possono contestare le notizie (e i giornalisti) e sempre più spesso le creano e le diffondono con una potenza molto superiore al cartaceo. L’informazione, ora, è orizzontale. Andiamo verso una realtà in cui l’informazione non sarà più una funzione specifica e separata esercitata dai giornalisti. Forzando un po’ le cose si può perfino sostenere che andiamo verso una realtà in cui giornalisti (cioè quelli che creano e diffondono notizie) e lettori (quelli che le leggono) coincideranno: tutti scrivono su web e tutti quelli che scrivono leggono quel che hanno scritto anche gli altri. Chiunque attribuisce a qualcosa dignità di notizia, immediatamente la pubblica e, piaccia o no, fa informazione indebolendo (nella prospettiva cancellando?) il giornalismo come attività separata. La crisi dei giornali cartacei dipende da questo elemento strutturale: chi dà notizie, il più possibile in tempo reale, e a costo zero (o quasi), travolge chi dà notizie il giorno dopo e a pagamento.
QUATTRO. Ancora più profonda, forse, è la frattura che ha invertito il rapporto tra notizie e lettori conseguenza della connettività, tendenzialmente universale, che avvolge il mondo. La storia dell’informazione è stata in passato storia di lettori a caccia di notizie. Per impadronirsene il lettore doveva avventurarsi in edicola, comprare un giornale (il “bugiardino”, soprannome molto diffuso che esprimeva il disagio rispetto alla verticalità dell’informazione). La connessione permanente attraverso il telefono ha travolto il meccanismo: le notizie sono animate e si muovono velocissime sulle proprie gambe alla conquista dei lettori: Fb, whastapp, google, twitter – ma l’elenco è destinato a diventare sterminato – le diffondono in tempo reale raggiungendo qualsiasi telefono di media capacità dal quale la gran parte della popolazione (e tutta quelle interessata all’informazione) non si stacca mai. Da qui la crescente crisi dei giornali online che (tendenzialmente) subiscono la stessa sorte che un tempo hanno riservato al cartaceo. Sarà sempre più raro andare su una testata online per cercare notizie. Sempre più raramente l’essere umano tecnologico resterà senza notizie in tempo reale. Il lettore può nascondersi, decidere che non vuol sapere più nulla. Ma le notizie lo intercettano e s’impongono molto prima che l’essere umano si ricordi il nome della testata online che una volta digitava per informarsi. Chi controlla il proprio giornale online con analytics.google scopre quanti lettori lo stanno leggendo in quel momento e scopre che la maggioranza sempre più larga sta leggendo dal telefono. Su whatsapp (o altro) ricevi la notizia che giri ai tuoi amici con un clic, che a loro volta la girano ai loro e via dilagando. In tempo reale. E’ facilmente ipotizzabile che anche i giornali online, quelli che sono nati per dare e diffondere le notizie, non reggeranno lo scontro.
CINQUE. Una primissima conclusione, anzi una primissima ipotesi, è il tramonto degli strumenti che fanno e vivono d’informazione e di notizie. Un tempo il giornalista chi arrivava in redazione veniva avvertito: “Sappiamo che tu hai belle idee e opinioni. Ma qui non gliele frega niente a nessuno. Devi scrivere le notizie in modo chiaro e comprensibile: Chi? Dove? Quando? Perché? Come? Ogni volta che ti sfugge un’opinione fai danni”. Vi ricordate il teorema liberal della separazione anche grafica tra notizie e commento? Ora, invece, i giornalisti che scrivono le notizie non servono più. Compratevi un giorno CorSera, Repubblica e Stampa e sfogliateli tutti e tre. Non troverete neanche una notizia che già non conoscete. Tutti i titoli si riferiscono a notizie che sono arrivate ieri sul vostro telefono o che avete sentito e risentito in televisione. Quei giornali vendono (molto meno di un tempo) non per le notizie ma per i commenti. Nessuno compra il giornale per sapere (il giorno dopo) chi ha vinto le elezioni in Francia o in quanti hanno votato alle primarie del Pd. Si comprano per capire meglio cosa significa la vittoria di Macron o della Le Pen, per avere le idee più chiare o per verificare le proprie idee rispetto agli altri sul significato della vittoria o della sconfitta di Renzi. Insomma, servono opinioni, retroscena, approfondimenti, giudizi. Chi compra i giornali non lo fa per conoscere notizie.
SEI. Anche i giornali online avranno un futuro simile a quello dei quotidiani. O si specializzano (tutte le notizie sul mondo dei cani, cinema, sport, terremoti) o diventano giornali di commento, opinioni, dibattito, retroscena: solo in questo modo potranno diventare punto di riferimento di una quota di lettori. Dovranno somigliare più che ai vecchi giornali a dei blog collettivi e autorevoli. Non basterà dar notizie o rimparstare col taglia e incolla. Difficile stabilire se è presto o tardi per cominciare a costruire questo futuro. Ma vale la pena cominciare a pensarci.