L’INTERVENTO. Presunto diritto di sparare

L’INTERVENTO. Presunto diritto di sparare
pistola    (rep) La Politica, si dice spesso, è una malattia cronica. Io, purtroppo, soffro di questa patologia, e le persone che mi conoscono sanno che, pur non essendovi più impegnato direttamente, non sono guarito. D’altra parte, le malattie, quando si cronicizzano, non se ne vanno più, e i miei interlocutori riconoscono i sintomi non appena si comincia a disquisire di qualsiasi tema riguardi la Politica, nel senso alto del termine, che mi prenda in maniera particolare: alterazione del tono della voce, gestualità accentuata, occhi fuori dalle orbite, stato di agitazione. E’ per questo motivo che spesso mi si chiedono pareri su provvedimenti amministrativi o legislativi, sulla situazione generale cittadina o nazionale, e persino internazionale.

L’altra sera, al mio solito cenacolo serale, un mio amico mi ha chiesto cosa ne pensassi delle norme approvate alla Camera qualche ora prima, quelle note semplicisticamente come “diritto di sparare a chi si introduce a casa tua di notte”. Prima che sull’argomento si esprimesse il presidente dell’Anm, e anche l’avv. Bongiorno e altri, ho risposto al mio amico che la Camera aveva votato positivamente su una proposta che non cambiava nulla dal punto di vista giuridico, ma che le modifiche al codice penale approvate avevano una valenza politica enorme.

Chiunque ne capisca qualcosa, e chiarisco che io ho studiato diritto penale ma non mi ritengo certamente un esperto di questo particolare ramo del diritto, sa perfettamente che quando sono in gioco due beni giuridici, chi agisce e chi reagisce deve tener conto del valore degli stessi, e che il bene giuridico della vita non può essere messo sullo stesso piano del bene “patrimonio”. Partendo da ciò, nessuna norma degna di uno Stato civile può consentire a chicchessia di difendere il proprio patrimonio esplodendo colpi di pistola contro una persona, a meno che quest’ultima non sia a sua volta armata. Tuttavia, quando qualcuno agisce in questo modo e viene giustamente indagato, e magari rinviato a giudizio per eccesso di difesa, il Giudice compirà tutta l’attività necessaria per stabilire se le particolari circostanze in cui l’evento si è verificato possano avere condizionato la reazione, ad esempio, di chi spara a un uomo travisato che si è introdotto notte tempo nella sua abitazione, e l’indagine verterà sia sugli elementi oggettivi, sia, ovviamente, sugli elementi soggettivi - psicologici.

Così stanno le cose, e le modifiche (ancora non definitive, peraltro, in quanto esaminate solo dalla Camera e non ancora dal Senato) di cui sopra non hanno, in sostanza, e dal punto di vista giuridico, modificato un bel nulla. Per fortuna, aggiungo io.

Poi c’è l’aspetto politico della questione.

Innanzitutto, quando si dice che la maggioranza parlamentare sta agendo per venire incontro al bisogno di sicurezza dei cittadini, si compie una grande mistificazione. I reati gravi, infatti, sono nettamente scemati negli ultimi anni; la risposta data è quindi dettata non da un bisogno effettivo degli italiani, ma dalle pulsioni di pancia, irrazionali, di una piccola parte di essi, tutti schierati, ca va sans dire, da una certa parte politica.

La verità è che il Partito democratico, soggetto politico oggettivamente di centro- destra, qualificato tale non per qualche recondito motivo ma in ragione dei provvedimenti assunti nel campo economico e sociale prima (ai quali si sono affiancati recentemente quelli del nostro concittadino Marco Minniti), ha scelto, in maniera cinica e irresponsabile, di offrire agli sceriffi di casa nostra una nuova arma spuntata in partenza. In sostanza, il PD comunica ai cittadini, mediante le norme in questione, che possono farsi giustizia da sé, sapendo benissimo che chi lo farà finirà – giustamente, aggiungo io – sul banco degli imputati, esattamente come prima.

Con una mossa sola il PD mette in pericolo la vita di qualche ladruncolo, e la libertà di qualche pistolero convinto di poter farla franca, alimentando scientemente l’insicurezza e la tensione che, a parole e proclami (parole e proclami, veri marchi di fabbrica del PDR e dei renziani e Renzini sparsi nel nostro Paese) dice di voler diminuire.

Avendo perso per strada il bacino elettorale di sinistra, come è giusto e naturale che accada per un partito di centro destra, il PD si rivolge al suo nuovo elettorato di riferimento, nel tentativo di sottrarre consensi alla Lega e agli altri partiti di destra. Tutto ciò, in attesa delle urne e della successiva alleanza strategica col pregiudicato di Arcore e i suoi adepti, pochi rispetto a qualche anno addietro, ma in numero sempre sufficiente alla bisogna.