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LE RECENSIONI di MARIA FRANCO. Calabria d'autore, editore Morellini

LE RECENSIONI di MARIA FRANCO. Calabria d'autore, editore Morellini
mafr Sono quasi le cinque del 28 dicembre 1908. Una donna, che non riesce a dormire perché il marito russa troppo rumorosamente, parla con se stessa, raccontandosi delle figlie, di ciò che bisogna fare in casa, del sogno di un figlio maschio. Un flusso di pensieri, in fondo, tranquillo finché «Un boato lacerò il silenzio della notte. Prima, la città dormiva placida sotto un cielo immobile, puntellato dalle stelle che scampavano a nuvole sparse, alte e chiare. L’aria era quieta… (…) Poi, un suono cupo, secco, fragoroso si risucchiò tutto, lacerò il buio, fratturò il cielo. E infranse i sonni. Fu un boato interminabile, quasi che tutti i tuoni del mondo si fossero dati appuntamento lì e mischiati in modo da combinarne uno solo, terribile, assordante, insopportabile.» L’intenso, bellissimo Trentasette secondi di Mimmo Gangemi, è uno dei dieci racconti che compongono Calabria d’autore, recentemente edito da Morellini.

Il libro, nato da un’idea di Massimo Laganà e curato da Gabriella Kuruvilla, è una poliedrica rappresentazione della Calabria, nel suo impasto di contraddizioni, dalla sua estrema bellezza alle sue oscurità senza riparo, dalla profumata dolcezza di un mitico passato all’incerto presente, alla inquiete prospettive future.

Ivan Arillotta narra di un sequestrato che resta a vivere nella montagna della sua prigionia: «L’Aspromonte era bellissimo, per i miei gusti: tanti boschi, vegetazione fitta, qualche animale socievole, rarissimi e meno cordiali gli esseri umani, che in ogni caso non facevano domande. Salutavano e basta.» Emmanuele Bianco racconta della felice estate, in un paesino della Sila Piccola, di ragazzino che, poi, parte verso Milano, da emigrante, con l’intera famiglia: «All’epoca non capivo l’esigenza di portarsi tutta quella roba dietro, ora capisco che puoi portarti di tutto ma senza quella roba lì, di fatto, non hai nulla. Se non ti porti dietro l’origine non ti porti nulla.» E un emigrato è il protagonista del racconto di Massimo Laganà: «Destino da emigrante. Di lusso, ma pendolare dentro. In perenne squilibrio sulla rotta Bergamo-Lamezia.» Per i protagonisti del racconto di Angela Bubba, «“La Calabria è uno strano posto.” “Sì.” “Forse gli dei vivono qui.”» Giada Diano dà voce ad una gelsominaia che ha imparato a trasformare il “non” che l’aveva sempre bloccata nel punto di partenza per realizzare i suoi sogni. Gabriella Kuruvilla porta il lettore a passeggiare di fronte allo Stretto: «Il lungomare Falcomatà non solo è bello, è pure magico. Anche senza la Fata Morgana. Perché in quel luogo, a differenza di qualsiasi altro, io mi sento bene. Sono stretta tra l’Aspromonte e il Mediterraneo: da un lato c’è chi mi protegge e mi difende, dall’altro c’è chi mi accoglie e mi coccola.» Emanuele Milasi accompagna per le strade di Pentidattilo: «La città è una conchiglia vuota abbandonata nell’estremo sud della costa jonica. Se ci appoggi l’orecchio sopra puoi sentire echi lontani di vita, ma non è altro che un effetto uditivo, alla fine una conchiglia è solo quel che resta di un animale morto.»

Ironicamente centrato sulla diffusione massonica e sulla cronaca giudiziaria, il racconto di Gianfrancesco Turano, in cui il neo-massone Leonida Fazzari si ritrova indagato per aver favorito una signora con parentele mafiose: «E tutto perché? Perché a Lauretta Bagaladi, in stato interessante, era stato evitato di abortire lungo l’autostrada di un mare ingorgato di reflui. Quali parenti di Archi, se Fazzari non li aveva mai visti in vita sua? Reggio fa duecentomila abitanti. Tutti sono parenti di tutti. Uno potrà avere un cugino delinquente senza essere delinquente pure lui. E se magari non è cugino, ma è padre o fratello, trasmette ‘ndrangheta per contagio?»

Inquietante, il racconto di Vins Gallico che, riprendendo il tema distopico del suo ultimo libro, La barriera, prefigura un non lontano futuro con Reggio ormai sommersa dalle acque, sparita la Villa comunale, i Bronzi trasferiti in un museo nell’Antartico. Non resta che qualche file del diario dello scrittore Strati che narra gli ultimi giorni della città: «Adesso che la Calabria è sott’acqua nelle zone costiere e desertizzata in quelle continentali, le parole di Strati sono tra le testimonianze ultime di forme di vita nella regione. (…) Una regione storicamente importante: in epoca magnogreca, in età romana, durante il cristianesimo medievale. E poi sempre meno importante. (…) A questo punto bisogna decidere se preservare questo ricordo per una collettività che non esiste più. (…) Che facciamo, cari colleghi? Distruggiamo questo materiale? O lo archiviamo? »

AAVV Calabria d’autore, Morellini, pag. 18a, euro 14, 90