«Si alzò, appena intese la mia voce, dal letto dove nel pomeriggio riposava, e piano piano, senza portare bastone, con le braccia un po’ discoste, il vecchio magro corpo ancora ritto, venne verso di me nella prima stanza – Come state? State meglio? Vi trovo bene! – dissi, per incoraggiarlo. Mi rispose con la sua gracile voce di uomo stanco dei suoi novantasei anni di età, ed io a stento la intesi.»Uno scrittore passa mesi a parlare con un vecchio ex maresciallo, che gli racconta della sua vita, delle persone e dei fatti del recente passato di Orsa, ovvero di Bovalino. «Passarono così, quasi sempre in racconti, i pomeriggi di quel mese piovoso di novembre 1954. (…) Parlando così, si fece Natale, e il maresciallo lo festeggiò come negli altri anni, andando poi a spasso per il corso. (…) Venne così la primavera nel calendario, ma non nella natura (…) ed egli stava malinconico davanti a quel suo braciere… (…) Finito era il tempo in cui mi veniva incontro nelle visite che gli facevo, finito il tempo del suo raccontare disteso.»
Grazie alla pubblicazione in edizione speciale e limitata per il premio letterario che prende il suo nome, 600 fortunati hanno potuto leggere o rileggere Le memorie del vecchio maresciallo di Mario La Cava, edito per la prima volta nel 1958 da Einaudi e accolto con grande interesse critico.
Lo scambio pieno di rispetto tra una persona giunta alla fine della sua vita, che accetta di mettere a disposizione tutto quello ha vissuto e/o conosciuto, e un’altra, più giovane, che ne raccoglie le memorie con un solidale sentimento di pietas diventa l’affresco di un lungo periodo, tra la fine del potere borbonico e gli anni cinquanta del secolo scorso. «Avevamo parlato di tante cose e ancora eravamo al principio; e quello che io più desideravo conoscere da lui, cioè il segreto della sua lunga vita e i suoi pensieri su di essa che stava per giungere al termine, quei pensieri definitivi di chi si trovava sull’orlo della tomba, sempre rimandavo di volta in volta ad apprenderli. Mi tratteneva il rispetto verso il mistero della su anima; il timore di recargli dolore; e me lo impediva ugualmente lo slancio che lui aveva a raccontare i fatti della vita di un tempo.»
Le storie familiari e generazionali di contadini, nobili, briganti, preti; fatti di sangue, di amicizie e soprusi; odi e rancori che s’eternano nel tempo; la violenza di guerre, terremoti e colera, diventano, nella prosa asciutta tersa e di apparente immediatezza di La Cava altrettante pagliuzze d’oro che illuminano il passato, la mappa che ricostruisce la nascosta vita di remota provincia calabra.
Ricordi anche frammentari e annotazioni minute che diventano quasi il canovaccio di un romanzo epico. «Era bello interrogare il maresciallo sui fatti più lontani della sua vita, che anche a lui non parevano più tanto veri, per il lungo tempo trascorso da allora, figgere lo sguardo su quella realtà sconosciuta, più a fondo che fosse possibile. Il maresciallo mi ascoltava e poi mi accontentava, piano piano dipanando il filo imbrogliato dei suoi ricordi. Dai fatti antichi passava ad altri che lo erano meno, con un trapasso naturale in chi aveva tanto vissuto, ed io volentieri correvo dietro di lui sulla cresta dei tempi finiti, come il pesce sull’onda.»