Direttore: Aldo Varano    

L’INTERVENTO. Gli Architetti dell’orrore

L’INTERVENTO. Gli Architetti dell’orrore
migranti mano Viviamo in un periodo complicato, difficile da capire con le lenti del pensiero, una matassa nella quale è quasi impossibile individuarne l’origine , il senso , l’ordine.

Viviamo in un periodo complicato, dove il timore di perderci ci ha spinto a ripiegare su noi stessi, ad accendere come candele ormai smunte i concetti di nazione , popolo e natura.

Viviamo in un periodo complicato dove la paura di non ritrovarci ci ha fatto ergere barricate, dove il “tu” significa nemico e dove il noi significa “forza e maggioranza”.

Abbiamo preso a calci la vita, abbiamo condannato a morte senza appello alcuno migliaia di fratelli naviganti in cerca di un riparo, abbiamo trasformato, architetti dell’orrore, il Mediterraneo in un cimitero monumentale.

Siamo quelli che si chiudono in una chiesa e pregano il Dio della pace per poi agitare con gli occhi pieni di fuoco le preghiere d’odio per ciò che è a noi incomprensibile e fuori dagli schemi.

Siamo quelli che cambiano posto sugli autobus cittadini, per evitare l’uomo nero, quello che la nonna dipingeva come il ladro di bambini.

Non abbiamo il coraggio di chiamarli uomini, padri, madri e bambini; prima gli italiani e poi tutto il resto, stiamo diventando un popolo che dimentica la storia e che si riserva, con diritto prioritario, un posto dentro al cuore dell’inferno.

Li chiamiamo risorse, ladri, assassini; abbiamo scarabocchiato indelebilmente, bambini impertinenti, i quaderni dei loro ricordi con immagini di sangue e di morte, di addii e false speranze.

Urlano i politici, scalpitano gli uomini d’affari: “a quanto vanno oggi gli africani?”, “prezzo speciale oggi per i siriani!”.

Urlano i politici, gli indaffarati populisti, “aiutiamoli a casa loro”, qui non c’è più posto, se solo aveste visto le macerie che si porta dentro il cuore di un siriano, di un libico, di un nigeriano; se solo aveste visto, piccole creature inquiete, il dolore di un siriano per la sua vita andata in pezzi.

Se solo aveste visto gli occhi tristi di Aamaal, la bella ragazza di Aleppo: “dov’è casa tua?”, la tua famiglia?” Non mi è rimasto più niente, io non sono più niente.

Se solo aveste visto, piccole capre belanti, il viso tumefatto di Abdul, annegato per salvare suo figlio vicino alle rive della misericordiosa Italia.

Se solo aveste visto, spaventapasseri dietro a una tastiera, la voglia di vivere di Omar, il ragazzo eritreo morto di fame sbarcato a Pozzallo; vittima della nuova Auschwitz del XXI secolo.

Se solo aveste provato, cani senza padrone, il dolore dell’addio e i morsi della fame, avreste avuto pietà, persino di voi stessi, avreste, samaritani senza dignità, dato una casa e un tozzo di pane, avreste chiamato, gridando a squarciagola e implorando pietà chi vi è accanto: uomo, compagno di viaggio… essere umano!

Restiamo umani...restiamo vivi, re-esistiamo!