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LA PAROLA e LA STORIA. Stranbottu, strammottu

LA PAROLA e LA STORIA. Stranbottu, strammottu
AMENDOLEA Strambottu, o Strammottu per via dell’assimilazione progressiva, è parola dalla inequivocabile radice romanza (francese antico estribot, provenzale estrabot o estrambot, castigliano estrebot-e) che indica la chiusa o, a volte, il prologo dissonante di una strofa poetica; donde un possibile legame con strambo, stravagante, e strabico, che guarda storto, la cui radice riconduce all’avverbio latino extra, fuori, contenuto nella radice di tutte le parole accennate.

La parola, diversamente declinata dal punto di vista morfologico, la ritroviamo in quasi tutti i dialetti italiani tanto che alcuni studiosi hanno immaginato un viaggio di disseminazione lessicale dalla Francia alla Sicilia al seguito delle truppe normanne.

Chi ne ha studiato sistematicamente il contenuto (un’ottima sintesi in Alberto Maria Cirese, Ragioni metriche, Palermo 1988, pp. 35-153) ha distinto una fase medievale degli strambotti e dei loro fratelli romanzi, nella quale <<non indicano mai materia e contenuti lirico-amorosi>> ( Cirese, p. 110), e una dal Rinascimento in avanti nella quale questi aspetti sono prevalenti.

Questa netta divisione ci aiuta a collocare <<u strambottu>> calabrese nella fase medievale di questa storia dato che esso non ha mai contenuto amoroso e non è mai appendice di altri versi organizzati dal punto di vista metrico.

Strambottu in calabrese significa allusione malevola, onde uno che jetta strambotti si aspetta che, in un uditorio variegato, a molti risultino incomprensibili ma che tali non siano per le persone a cui lui vuole far sapere che lui conosce le realtà, in genere imbarazzanti per il l’interlocutore, che sta dietro le parole pronunciate.

Jettari, accoppiato a strambotti, fa pensare per il significato al verbo greco pro-ballo che significa getto un ostacolo davanti a chi mi ascolta ed è legato all’agone sapienziale in cui i duellanti si sfidavano a colpi di allusioni e indovinelli.

Ma nella Calabria tutta, Rohlfs erroneamente lo limita alla provincia di Cosenza e alla Calabria media, il verbo derivato, strambottiari, rappresenta un unicum nel panorama delle lingue romanze: convince poco il significato di Rohlfs (<<rimproverare con parole frizzanti, motteggiare>>) specialmente per la Calabria meridionale ove il significato più corrente e accettato è quello, già accennato, di <<alludere a qualcosa che non tutti devono sapere>> per provocare la reazione di stizza o di tacita accoglienza.

L’aggettivo rohlfsiano <<frizzante>> piace a Damiano Bova che, nel suo Dizionario etimologico del dialetto bivongese (Reggio Calabria 2017), lo accoglie alle voci Strambotta, Strambottijara ma introduce anche insinuazione, battuta indiretta fatta in obliquo, fare battute provocatorie, soffuse di malizia, di cattiveria che sono esclusive nella fraseologia allegata al lemma: nci jettau a strambotta, gli ha fatto capire tutto indirettamente, idu jetta sempa strambuotti, lui fa continuamente insinuazioni.