LE RECENSIONI di MARIA FRANCO. Elizabeth Street, New York di Saverio Orlando (città del Sole)

LE RECENSIONI di MARIA FRANCO. Elizabeth Street, New York di Saverio Orlando (città del Sole)

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Agli inizi del Novecento, ‘Ndria, «bracciante a giornata (che) si alzava tutte le mattine alle cinque e tornava a casa la sera, tra le otto e le nove», dove lo aspettava niente più che una minestra di cipolle, lascia a Melito la moglie e tre figli e, poco dopo il fratello Cecio, parte per gli Stati Uniti: «I due fratelli si ritrovarono, uno dopo l’altro, in terra straniera, in una città che mai avrebbero immaginato potesse esistere al mondo e in un quartiere di cui non riuscivano a pronunciare neanche il nome: Brocculino.»

Le lettere che invia a casa – scritte da «un prete originario di Reggio, Don Giuseppe, che aveva seguito i suoi emigranti per dare loro una parola di conforto» – accendono in Sciavè, il piccolo di casa, l’unico che, avendo frequentato le elementari, era in grado di leggere, il desiderio di raggiungere il padre: «In realtà le lettere raccontavano una storia di sofferenza e di fatica, ché tale era la vita degli emigrati in quegli anni, ma lui focalizzava la sua attenzione su quei particolari – secondari rispetto alle notizie che ‘Ndria voleva trasmettere alla moglie – che colpivano la sua fantasia: i palazzi talmente alti che quasi toccavano il cielo, quegli strani carri che camminavano senza essere trascinati da cavalli o asini, il miscuglio di razze che convivevano in quella nuova Nazione…»

A quindici anni, dopo che anche il fratello maggiore ha raggiunto il padre, Sciavè parte per l’America. A Ellis Island, «quando giunse il turno di Sciavè, il doganiere chiese: “What’s your name? Comu ti chiami, paisà?” e Sciavè rispose con il suo cognome e il suo nome, come gli aveva raccomandato Don Giuseppe. “Sciavè?” replicò il doganiere, “Troppo difficile, qui ‘a ‘Merica non capiscono. Sammy… don’t worry, ti registro come Sammy. Sammy capiscono tutti” »

Padre e figli rientrano a Melito poco prima del Natale 1908 e si ritrovano, quindi, a casa al momento del terribile terremoto che non migliora, certo, le condizioni economiche di quella terra, per cui Sciavè, come anche il fratello, ritorna negli Stati Uniti, dove gli diventa sempre più chiaro «il concetto di produttività. In America vali nella misura in cui produci, altrimenti non vali niente.»: concetto cui si adegua con intelligenza nello sforzo di fare un buon gruzzolo.

È costretto, però, a tornare in Italia prima del previsto perché una lettera lo informa che «di lì a poco più di tre mesi si sarebbe dovuto presentare al distretto militare di Reggio per la visita di leva.»

Il periodo di leva gli apre mondi che non sospettava, ma, ad esso, si legano i lunghi anni di guerra. Nel 1920 torna negli Stati Uniti: ancora qualche anno per affrontare con un po’ di sicurezza economica il matrimonio con una compaesana. Il suo primogenito, che prende il nome del nonno, ‘Ndria, crescerà durante il periodo fascista. Molto diverso dal padre, poco incline allo studio e al lavoro, molto alle donne, il giovane ‘Ndria dopo la seconda guerra mondiale riuscirà, con la stessa creatività con cui Sammy, tornato ad essere Sciavè, anzi don Sciavè aveva costruito un certo benessere, riuscirà a crearsi una posizione e una famiglia.

267, Elizabeth Street, New York di Saverio Orlando, pubblicato da Città del Sole, è una saga familiare narrata con i toni dei lunghi racconti accanto al braciere: quando i vecchi, aggiungendo particolari ai ricordi ricostruivano, insieme alle vicende dei singoli, la trama dell’intera comunità. Quasi un secolo di storia scorre, in queste pagine, come testimonianza e memoria di esperienze che molte famiglie calabresi hanno conosciuto.

Saverio Orlando, 267, Elizabeth Street, New York, Città del Sole, pp.424, euro 20