
Pino Corrias, nel libro dal titolo “Fermate Capitano Ultimo” edito da Chiarelettere qualche mese fa, abbraccia in maniera straordinariamente vivace l’intera esperienza professionale, posta a servizio dell’intera nazione, di Capitano Ultimo alias colonnello Sergio De Caprio e lo fa narrando ascese e cadute dell’investigatore più lucido e sagace che l’arma dei carabinieri ha avuto negli ultimi decenni. Le ascese, le ribalte della cronaca sono state tributate a De Caprio a seguito dell’arresto di Totò Riina, le cadute, sono state determinate da inchieste e dossier “scottanti” nei quali era coinvolto, mentre era in carica, l’ex presidente del consiglio Matteo Renzi.
Così, pur con i gradi di colonnello, lo specialissimo investigatore si è trovato seduto dietro una scrivania del comando carabinieri forestali a Roma a “nulla” fare, meditando dolorosamente sul perché, dal settembre 2018 gli sia stata revocata la scorta. Un formidabile detective azzoppato, privato di una efficientissima squadra, - dispersa nei meandri della burocrazia- costretto all’inazione, al limbo, per aver messo a soqquadro le stanze del potere.
La lettura del saggio-inchiesta dell’ottimo giornalista avvince come un noir perché De Caprio ha tanto da raccontare e i particolari inediti sulle vicende italiane interessano tutti. Scorrono eventi storici tra le righe, flash su Milano, alla quinta sezione Catturandi, sulle tracce di mafiosi siciliani e calabresi che riempivano le strade di cocaina, su Palermo, inseguendo Riina. Scorrono Roma e Napoli e le inchieste scottanti nel corso di ben quindici anni trascorse dal colonnello al nucleo operativo ecologico dei carabinieri – Noe-.
Emergono anche particolari legati alle modalità operative seguite per individuare piste difficili e per ragiungere risultati brillanti. “Abbiamo piazzato microfoni tra le bottiglie di vino di una cena, nelle candele sul tavolo di una riunione e telecamere dentro i lampadari. Abbiamo filmato lo scambio di tangenti in una stanza senza luce dell’Aeronautica militare” riporta Corrias, tra i capitoli del libro, riprendendo le parole di Capitano Ultimo che amaramente oggi descrive azioni rischiose, svolte in maniera celata, con pochi uomini che si sono mossi compatti su e giù per l’Italia seguendo piste banali in superficie e criminali nel profondo, proprio dove è più difficile cogliere i legami opachi tra politica e potere. Eppure anziché medaglie e onori, un nuovo incarico: senza scorta e conclude Corrias, del tutto “senza scopo”.
E’ stato come trasformare una vettura di lusso in un’innocente automobilina giocattolo. E che dire dei valentissimi collaboratori del capitano? Un posto d’onore è riservato anche a loro nel libro, perché anche loro oggi si trovano nel fango. Così anche i validi ausiliari del capitano, addestrati ad essere i migliori, si trovano parcheggiati in spazi lavorativi anonimi e rappresentano risorse sostanzialmente inutilizzate, perché effettivamente i bravi non servono al potere. Così amaramente si sfoga De Caprio con l’amico giornalista autore del saggio: «Androide, il più bravo tecnico informatico dell’Arma, oggi alza la sbarra di una caserma e si occupa dei rifornimenti di carta igienica. Ombra, grande investigatore, fa la guardia a un aeroporto della Marina militare. Thor a una sede della Banca d’Italia. Alchimista, che apre qualunque porta, illumina qualunque ambiente per le intercettazioni, è finito in un ufficio di quartiere e un giorno mi ha detto-: “Colonnello, ci hanno tolto la cosa più bella, il lavoro”».
Fermate Capitano Ultimo! Di Pino Corrias ed. Chiarelettere, 2019.